Parere n. 150/2026 - C.g.a.r.s, Sezione 1
Ricorso straordinario al Presidente della Regione Siciliana, proposto dai signori -OMISSIS-, -OMISSIS- e -OMISSIS- (Avv. Pieranna Filippi), contro il Comune di Carini, per l’annullamento: - del provvedimento n. -OMISSIS- del -OMISSIS-, con cui il Responsabile ripartizione VII, edilizia privata e sanatoria del Comune di Carini ha rigettato le domande di condono edilizio di cui all’art. 39, legge 23 dicembre 1994, n. 724; - dell’ordinanza di demolizione n. -OMISSIS- dell’-OMISSIS-, con cui il responsabile della Ripartizione VI-sportello unico attività produttive- abusivismo e repressione-fascia costiera, patrimonio-piano regolatore e PUDM del Comune di Carini, ha ingiunto la demolizione del fabbricato, sito in Carini, Via -OMISSIS- n. -OMISSIS-, in catasto al foglio n. -OMISSIS-, particella n. -OMISSIS- sub. -OMISSIS- e il ripristino dello stato dei luoghi; di ogni altro atto presupposto, connesso e consequenziale. Domanda di sospensione.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeImpugnazione del diniego di condono edilizio ex art. 39 della legge n. 724/1994 e della conseguente ordinanza di demolizione, con domanda cautelare
Esito
Prevale il privato
La questione giuridica
I ricorrenti hanno impugnato il provvedimento comunale di rigetto delle domande di condono edilizio presentate ai sensi dell’art. 39 della legge 23 dicembre 1994, n. 724, nonché la conseguente ordinanza di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi. Nel corso del procedimento, il Comune di Carini ha annullato d’ufficio il diniego di condono e ha trasmesso l’atto alla struttura competente per i provvedimenti consequenziali. La Ripartizione VI ha quindi comunicato che, preso atto dell’annullamento del diniego, tutti i procedimenti repressivi emessi in conseguenza di quest’ultimo dovevano ritenersi inefficaci, compresa l’ordinanza di demolizione impugnata. Si è posto pertanto il problema della permanenza dell’interesse alla decisione del ricorso straordinario.
Il parere
Il Collegio ha ritenuto che le determinazioni amministrative sopravvenute fossero favorevoli ai ricorrenti e idonee a soddisfare integralmente l’interesse sostanziale perseguito con il ricorso. L’annullamento in autotutela del diniego di condono e la conseguente inefficacia dell’ordinanza di demolizione hanno realizzato il bene della vita atteso, rendendo inutile la prosecuzione del procedimento. Il ricorso è stato quindi dichiarato improcedibile per intervenuta cessazione della materia del contendere, ai sensi dell’art. 34, comma 5, c.p.a. La precedente domanda cautelare, già accolta con un precedente parere, non ha richiesto ulteriori statuizioni.
Osservazioni
Sopravvenienze amministrative favorevoli
L’annullamento d’ufficio del diniego di condono e la dichiarazione di inefficacia dei procedimenti repressivi conseguenti, compresa l’ordinanza di demolizione, hanno soddisfatto l’interesse sostanziale dei ricorrenti.
Cessazione della materia del contendere
Quando, durante la pendenza del ricorso straordinario, l’amministrazione adotta provvedimenti che attribuiscono al ricorrente il bene della vita perseguito, il ricorso deve essere dichiarato improcedibile per intervenuta cessazione della materia del contendere.
Norme richiamate
art. 39 legge 23 dicembre 1994, n. 724
Costituisce la base normativa delle domande di condono edilizio oggetto del diniego impugnato.
È richiamato quale fondamento della dichiarazione di cessazione della materia del contendere quando la pubblica amministrazione soddisfa integralmente l’interesse sostanziale del ricorrente durante il procedimento.
art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196
È richiamato quale base per l’oscuramento delle generalità e degli ulteriori dati identificativi dei ricorrenti.
art. 10 Regolamento (UE) 2016/679
È richiamato, insieme alla disciplina nazionale sulla privacy, a tutela dei diritti e della dignità degli interessati mediante oscuramento dei dati identificativi.
Massime di principio
- Nel ricorso straordinario, l’annullamento in autotutela dell’atto impugnato può determinare l’improcedibilità del ricorso quando, considerando anche gli atti consequenziali, l’amministrazione abbia integralmente soddisfatto l’interesse sostanziale del ricorrente.
- La cessazione della materia del contendere ricorre quando le sopravvenienze amministrative attribuiscono al ricorrente il bene della vita perseguito e rendono inutile una decisione sul merito dell’originaria impugnazione.
- L’eliminazione dell’atto presupposto comporta l’inefficacia degli atti repressivi consequenziali quando questi ultimi siano stati adottati in diretta derivazione dal provvedimento annullato, secondo quanto accertato dall’amministrazione procedente.
Diniego di condono edilizio e ordinanza di demolizione
Il parere riguarda un ricorso straordinario al Presidente della Regione Siciliana proposto da privati contro il Comune di Carini. I ricorrenti avevano impugnato il diniego delle domande di condono edilizio presentate ai sensi dell’art. 39 della legge 23 dicembre 1994, n. 724, nonché la conseguente ordinanza di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi relativa a un fabbricato sito nel territorio comunale.
Svolgimento del procedimento
Nel corso del procedimento era stata previamente accolta la domanda cautelare, anche ai fini del riesame degli atti impugnati. Successivamente, il Comune di Carini ha annullato in autotutela il provvedimento di diniego del condono, trasmettendo l’atto alla ripartizione competente per gli adempimenti conseguenti.
La Ripartizione VI del Comune ha comunicato ai ricorrenti e all’Ufficio legislativo e legale della Presidenza della Regione Siciliana che, a seguito dell’annullamento del diniego, tutti i procedimenti repressivi adottati in conseguenza di tale diniego dovevano ritenersi inefficaci. La comunicazione riguardava quindi anche l’ordinanza di demolizione impugnata.
Valutazioni del Collegio
Il Consiglio di giustizia amministrativa ha rilevato che le determinazioni sopravvenute dell’amministrazione erano favorevoli ai ricorrenti e dirette a realizzare l’interesse sostanziale posto a fondamento del ricorso.
L’annullamento del diniego di condono e l’inefficacia dell’ordinanza di demolizione hanno consentito ai ricorrenti di ottenere il bene della vita perseguito, rendendo inutile la prosecuzione del procedimento e una decisione sul merito delle censure originarie.
Esito
Il Collegio ha applicato l’art. 34, comma 5, c.p.a. e ha espresso il parere che il ricorso fosse dichiarato improcedibile per intervenuta cessazione della materia del contendere. L’esito è favorevole ai ricorrenti, poiché la loro posizione è stata soddisfatta dalle successive determinazioni comunali.
Oscuramento dei dati personali
Il parere dispone l’oscuramento delle generalità e di ogni altro dato idoneo a identificare i ricorrenti, richiamando l’art. 52, commi 1 e 2, del d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196, e l’art. 10 del Regolamento (UE) 2016/679.
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