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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 3499/2023 del 27/01/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Le ricorrenti hanno impugnato la sentenza della Corte d'appello di Catania che le aveva confermate condannate per il reato di insolvenza fraudolenta (art. 641 cod. pen.), deducendo contraddittorietà e vizio di motivazione in relazione alla dissimulazione dello stato di insolvenza e al preordinato proposito di non adempiere: sostenevano che le deposizioni testimoniali non provassero che fossero a conoscenza di debiti preesistenti e che i pagamenti ritardati non dimostrassero l'intento, rilevando inoltre che testimonianze indicavano pagamenti regolari per i primi anni e la volontà di concordare piani di rientro.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il motivo. Richiamata la giurisprudenza sui requisiti dell'art. 641 (dissimulazione dello stato di insolvenza al momento della stipula e preordinato proposito di non adempiere), il Collegio ha valutato che mancavano elementi univoci e argomenti induttivi seri e concordanti che provassero, oltre ogni ragionevole dubbio, la dissimulazione e l'intento preordinato delle imputate. Si è evidenziato che i pagamenti iniziali, i ritardi successivi e la proposta di un piano di rientro sono compatibili con una situazione di temporanea difficoltà e con la volontà di adempiere, non con la prova della frode. Perciò la sentenza impugnata è stata annullata senza rinvio nei confronti di entrambe le imputate perché il fatto non costituisce reato.

Norme richiamate

  • art. 641 cod. pen. (insolvenza fraudolenta)

    Il reato richiede che il debitore dissimuli il proprio stato di insolvenza al momento della stipula e abbia il preordinato proposito di non adempiere; tale prova può essere desunta anche da argomenti induttivi seri e univoci, inclusi comportamenti e silenzi, ma non sussiste quando i fatti sono compatibili con una temporanea difficoltà e con tentativi di rientro dai debiti.

  • art. 606, comma 1, lett. b) ed e), cod. proc. pen.

    Le censure sono state formulate in base a questi motivi di cassazione (vizi di motivazione e travisamento della prova); la Corte ha ritenuto fondata l'eccezione di vizio motivazionale in relazione all'insufficienza probatoria richiesta per l'art. 641.

Massime di principio

  • Per una condanna per insolvenza fraudolenta è necessario provare, oltre ogni ragionevole dubbio, che al momento della stipula il debitore occultasse uno stato di insolvenza già maturo e avesse il proposito preordinato di non adempiere; i meri ritardi nei pagamenti o i pagamenti iniziali non sono di per sé sufficienti.
  • La prova può essere basata su indizi e comportamenti (anche il silenzio), ma tali indizi devono essere seri, univoci e concordanti nel quadro probatorio; elementi compatibili con la volontà di rientrare dai debiti indeboliscono la tesi della frode.
  • La proposizione di piani di rientro o il tentativo di ristrutturare i debiti sono indizi favorevoli all'assenza dell'intento criminoso e devono essere valutati dal giudice come tali.
  • Occorre distinguere chiaramente il mero inadempimento contrattuale (illecito civile) dalla condotta penalmente rilevante: la differenza sta nella presenza della dissimulazione intenzionale e del proposito di non adempiere già al momento della conclusione del contratto.
  • In giudizio penale la sentenza di merito deve motivare in modo coerente e non contraddittorio la deduzione degli indizi che portano alla conclusione della frode; in mancanza, la Cassazione può annullare anche senza rinvio per non sussistenza del reato.

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