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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 39133/2025 del 03/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso la conferma della condanna per il reato di cui all'art. 697 c.p. (detenzione di munizioni). Tre motivi: 1) contestazione della prova della consapevolezza della detenzione delle munizioni (erano trovate in un comodino, in un'abitazione non di proprietà dell'imputato); 2) doglianza per la mancata applicazione della causa di non punibilità ex art. 131-bis c.p., sostenendo che l'abitualità richiederebbe due precedenti della stessa indole e che nel caso non sussisterebbe tale requisito; 3) censura per la mancata sostituzione della pena detentiva con pena pecuniaria o altra pena sostitutiva (art. 20-bis c.p.), per assenza di ostativi oggettivi, modesta entità della condotta e ragioni giustificanti.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Il primo motivo è stato dichiarato inammissibile per aspecificità perché non ha confutato la motivazione della sentenza che riporta ammissione dell'imputato di essere l'unico detentore e la dichiarazione della convivente. Il secondo motivo è stato ritenuto infondato: il giudice del merito ha correttamente valutato i precedenti (rapina con arma e una successiva condanna per minaccia) come idonei a escludere la causa di non punibilità ex art. 131-bis. Il terzo motivo è stato ritenuto infondato: la mancata applicazione delle pene sostitutive rientra nel potere discrezionale del giudice (art. 58 l. 24/11/1981, n. 689 e art. 133 c.p.) e la motivazione del merito, che ha rilevato la proclività a delinquere e il rischio di recidiva, non è manifestamente illogica o contraddittoria. In conseguenza, il rigetto del ricorso è stato confermato e il ricorrente è stato condannato alle spese ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 697 cod. pen.

    Norma che punisce la detenzione di munizioni: applicata per la detenzione di cartucce rinvenute nell'abitazione; la sentenza di merito ha ritenuto provata la detenzione anche in base all'ammissione dell'imputato e alla dichiarazione della convivente.

  • art. 131-bis cod. pen.

    Causa di non punibilità relativa alla particolare tenuità del fatto e alla abitualità del comportamento come presupposto ostativo: la Corte ha ritenuto che i precedenti dell'imputato (rapina con arma e condanna per minaccia) siano idonei a escludere il beneficio, seguendo l'interpretazione giurisprudenziale sulla 'stessa indole' dei reati.

  • art. 20-bis cod. pen.

    Prevede possibilità di sostituzione della pena detentiva con pena pecuniaria o altra misura: la Corte ricorda che l'applicazione è rimessa alla discrezionalità del giudice del merito in base ai criteri di rieducazione e prevenzione del pericolo di nuovi reati.

  • art. 58 l. 24 novembre 1981, n. 689

    Norma che regola l'esercizio del potere discrezionale del giudice nell'applicazione delle pene sostitutive; la Corte sottolinea che la motivazione del giudice del merito è sindacabile in Cassazione solo se manifestamente illogica o contraddittoria.

  • art. 133 cod. pen.

    Criteri per la determinazione della pena (rilevanza ai fini della valutazione sulla sostituibilità della pena detentiva); il giudice del merito deve tenerne conto, così come è avvenuto nella motivazione impugnata.

  • art. 616, comma 1, cod. proc. pen.

    Prevede la condanna alle spese processuali a carico del ricorrente in caso di rigetto del ricorso: applicata dalla Corte alla decisione di rigetto.

  • Giurisprudenza citata (Sez. U., n. 13681 del 25/02/2016, Tushaj)

    Riferimento dottrinario-giurisprudenziale sul concetto di 'comportamento abituale' ai fini dell'art. 131-bis: la Corte richiama la possibilità di considerare reati anche non identici ma della stessa indole ai fini dell'ostatività del beneficio.

  • Giurisprudenza citata (Sez. 2, n. 17281 del 08/01/2019, Delle Cave)

    Citata in relazione al principio di aspecificità dei motivi di ricorso e alla necessità che il ricorso impugni specificamente la motivazione del giudice del merito.

Massime di principio

  • Per contestare in Cassazione la motivazione del giudice del merito è necessario confrontarsi specificamente con il percorso logico-giustificativo espresso: critiche generiche o scollegate dalla motivazione sono inammissibili o destinate al rigetto.
  • La consapevolezza del possesso di oggetti illeciti può essere ritenuta provata anche sulla base di ammissioni dell'imputato e dichiarazioni di terzi conviventi; il ricorso deve far emergere un travisamento o omissione probatoria chiari per ottenere accoglimento.
  • Ai fini dell'art. 131-bis (non punibilità per tenuità/tipologia), il giudice può valutare precedenti anche se non identici purché siano della stessa indole in relazione alla violenza o al rischio connesso; il ricorrente deve dimostrare specificamente perché un precedente non possa essere considerato di pari indole.
  • La scelta di non applicare pene sostitutive rientra in un potere discrezionale del giudice del merito; in Cassazione si può censurare la decisione solo se la motivazione è manifestamente illogica o contraddittoria o se è assente la valutazione dei criteri di legge.
  • I motivi di ricorso in Cassazione devono essere specifici e ben tarati: aspecificità o argomentazioni generiche su fatti di merito portano all'inammissibilità o al rigetto.
  • In casi di recidiva o di biografia criminale significativa, i giudici del merito possono ritenere pregiudizievole concedere benefici (cause di non punibilità o pene sostitutive) per il rischio di reiterazione delittuosa.

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