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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 47730/2022 del 16/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Ministero impugnava l'ordinanza del Tribunale di sorveglianza di Sassari che aveva accolto il reclamo del detenuto contro la decisione dell'Amministrazione penitenziaria di non consentirgli la visione di canali televisivi differenti da quelli previsti dalla Circolare dipartimentale del 2 ottobre 2017. Il Ministero deduceva: (i) violazione dell'art. 35-bis Ord. pen., perché la materia riguarda le modalità di esercizio dei diritti (prerogative discrezionali dell'Amministrazione) e non l'esistenza di un diritto soggettivo tutelabile in sede giurisdizionale; (ii) falsa applicazione della giurisprudenza sulla parità di trattamento, sostenendo che eventuali deroghe al principio in regime 41-bis sono giustificate da esigenze di controllo e sicurezza per la gestione dei flussi informativi esterni.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il primo motivo e ha annullato l'ordinanza impugnata senza rinvio. La Corte ha affermato che il rimedio giurisdizionale previsto dagli artt. 35-bis e 69, comma 6, lett. b), Ord. pen. tutela solo posizioni giuridiche qualificabili come diritti soggettivi il cui nucleo intangibile venga effettivamente negato o gravemente pregiudicato dall'azione amministrativa. Le limitazioni derivanti dalla condizione detentiva e le scelte tecnico-organizzative dell'Amministrazione (quali la regolamentazione dei canali TV disponibili) attengono spesso alle modalità di esercizio dei diritti e rientrano nella discrezionalità amministrativa, sindacabile solo se manifestamente irragionevole o idonea a impedire sostanzialmente la fruizione del diritto. Nel caso concreto il Tribunale di sorveglianza ha pronunciato oltre i limiti della giurisdizione perché la regolamentazione dei canali televisivi è stata qualificata come mera modalità e dunque il reclamo doveva essere qualificato come generico e denegato.

Norme richiamate

  • art. 35-bis, legge 26 luglio 1975, n. 354 (Ordinamento penitenziario)

    Disciplina il rimedio giurisdizionale davanti alla magistratura di sorveglianza; la Corte interpreta che tutela solo posizioni giuridiche qualificate come diritti soggettivi il cui nucleo intangibile sia leso, non le mere modalità di esercizio dei diritti affidate alla discrezionalità amministrativa

  • art. 69, comma 6, lett. b), Ord. pen.

    Individua le ipotesi di tutela giurisdizionale davanti alla magistratura di sorveglianza; la Corte richiama la necessità che la posizione dedotta sia realmente un diritto soggettivo collegato a una condotta amministrativa illegittima che arrechi un attuale e grave pregiudizio

  • art. 35, comma 1, n. 5), Ord. pen.

    Norma richiamata per la qualificazione del reclamo come generico quando la materia non rientra nelle previsioni di tutela giurisdizionale previste dalla legge

  • art. 41-bis, Ord. pen.

    Richiamato come regime penitenziario differenziato applicato al detenuto; giustifica limiti e misure organizzative per esigenze di ordine e sicurezza che possono incidere sulle modalità di esercizio dei diritti in detenzione

Massime di principio

  • Prima di accogliere un reclamo in materia carceraria, la magistratura di sorveglianza deve qualificare se la pretesa dedotta incide su un diritto soggettivo nel suo nucleo intangibile o concerne soltanto le modalità del suo esercizio; solo nel primo caso sussiste tutela giurisdizionale ai sensi di art. 35-bis
  • Le scelte tecnico-organizzative dell'Amministrazione penitenziaria (es. regolazione dei canali televisivi disponibili) rientrano di norma nella discrezionalità amministrativa e non sono sindacabili se ragionevoli e proporzionate; saranno sindacabili solo se manifestamente irragionevoli o se impediscono sostanzialmente la fruizione del diritto
  • In regime 41-bis le limitazioni possono essere più ampie per motivi di sicurezza e controllo delle comunicazioni esterne; il richiamo alla parità di trattamento va valutato alla luce delle specifiche esigenze di ordine e sicurezza che legittimano deroghe ragionevoli
  • Per essere ammissibile il reclamo deve emergere un 'attuale e grave pregiudizio' derivante dalla condotta amministrativa; l'assenza di tale pregiudizio porta alla qualificazione del reclamo come generico e alla sua denegazione
  • Il giudice deve motivare espressamente perché una determinata limitazione costituisca una lesione del diritto e non una mera modalità di esercizio; mancanza di adeguata motivazione può portare all'annullamento per eccesso di giurisdizione

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