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Cassazione Penale, Ordinanza n. 20723/2025 del 04/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (tribunale)

La controversia

Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di sorveglianza che aveva respinto la sua opposizione contro il provvedimento del magistrato di sorveglianza, con cui gli era stata applicata la sanzione alternativa alla detenzione prevista dall'art. 16, comma 5, d.lgs. n. 286/1998. A sostegno del ricorso ha dedotto violazione di legge, sostenendo che il Tribunale non avrebbe adeguatamente valutato il suo effettivo inserimento sociale in Italia, desumibile dal permesso di soggiorno, dalle dichiarazioni dei redditi 2016, 2017 e 2018 e dal rapporto familiare con il fratello cittadino italiano. Secondo il ricorrente, il giudice avrebbe dovuto svolgere ulteriori approfondimenti e bilanciare la sua pericolosità con il grado di integrazione. La Corte ha ritenuto il ricorso manifestamente infondato e comunque inammissibile per difetto di specificità, poiché il provvedimento impugnato aveva già esaminato le dedotte condizioni ostative e le aveva escluse con motivazione logica e approfondita: il ricorrente non risultava più in possesso del permesso di soggiorno, non aveva contestato l'accertamento sul rigetto della relativa domanda e non aveva dimostrato un rapporto di convivenza con il fratello, requisito richiesto dall'art. 19, comma 2, lett. c), d.lgs. n. 286/1998 per il divieto di espulsione.

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la decisione del Tribunale di sorveglianza. Ha inoltre condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende, rilevando l'assenza di elementi per ritenere che il ricorso sia stato proposto senza colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, secondo il criterio richiamato dalla sentenza della Corte costituzionale n. 186 del 2000.

Norme richiamate

  • art. 16, comma 5, d.lgs. n. 286/1998

    norma che prevede la sanzione alternativa alla detenzione applicata nel caso concreto

  • art. 19, comma 2, lett. c), d.lgs. n. 286/1998

    il divieto di espulsione richiede la prova di un rapporto di convivenza con il parente entro il secondo grado, requisito ritenuto non dimostrato

  • art. 13, comma 5, d.lgs. n. 286/1998

    richiamato indirettamente nel contesto delle condizioni ostative all'espulsione, ma non oggetto di autonoma disamina nel testo

  • sentenza Corte costituzionale 13 giugno 2000, n. 186

    "la parte abbia proposto il ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità"

    criterio richiamato per la condanna alla somma in favore della Cassa delle ammende in caso di inammissibilità del ricorso

Massime di principio

  • In sede di ricorso per cassazione, il motivo è inammissibile quando non si confronta criticamente con la ratio decidendi del provvedimento impugnato e si risolve in una mera riproposizione di allegazioni già esaminate.
  • Nel valutare le condizioni ostative all'espulsione di cittadino straniero, il giudice deve accertare in modo specifico i presupposti richiesti dalla norma; in particolare, il rapporto familiare rilevante non basta in sé, essendo necessaria anche la convivenza quando richiesta dalla disposizione applicabile.
  • La deduzione di un effettivo inserimento sociale deve essere supportata da elementi specifici e pertinenti, ma non impone al giudice ulteriori approfondimenti quando il quadro fattuale accertato esclude già i requisiti normativi invocati.
  • La declaratoria di inammissibilità del ricorso comporta la condanna alle spese processuali e, salvo assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, al versamento di una somma alla Cassa delle ammende.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioni
RamiProcesso penale
IstitutiNullità processuale

Testo integrale

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