Cassazione Penale, Ordinanza n. 11464/2026 del 26/03/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna pronunciata dalla Corte d'appello per il reato di evasione. Ha inoltre condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.
Esito
Favorevole al resistente
La controversia
L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Catania che lo aveva condannato per evasione. L'unico motivo di ricorso riguardava la responsabilità penale e la configurabilità del reato: il ricorrente contestava, in sostanza, che la durata dell'accertamento fosse idonea a integrare il delitto di evasione. La Corte di cassazione ha tuttavia rilevato che si trattava di doglianze meramente riproduttive di censure già esaminate e respinte in appello, con motivazione ritenuta logica e puntuale.
Norme richiamate
La sentenza impugnata aveva ritenuto integrato il delitto di evasione; la Corte di cassazione non entra nel merito della tipicità, ma prende atto che la motivazione di appello aveva considerato adeguata la durata dell'accertamento a integrare il reato.
Massime di principio
- È inammissibile il ricorso per cassazione che si limiti a riproporre, senza reale confronto critico, censure già esaminate e disattese dal giudice di merito.
- In tema di evasione, la valutazione sulla sufficienza della durata dell'accertamento a integrare il fatto tipico appartiene al giudice di merito; se sorretta da motivazione logica e puntuale, non è censurabile in sede di legittimità con mere doglianze reiterative.
- Quando il ricorso è dichiarato inammissibile, il ricorrente è condannato alle spese processuali e al pagamento della somma in favore della Cassa delle ammende, ove ritenuto dovuto.
Come è indicizzato
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