Sentenza n. 4307/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 3
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: sentenza del TAR Lazio - Latina che aveva dichiarato irricevibile il ricorso contro il decreto di reintegro in servizio con mansioni non operative e contestuale cancellazione dal ruolo del personale operativo
Esito
Favorevole al resistente (ministero)
Prevale l’amministrazione
La controversia
L'interessato, dopo essere stato dichiarato permanentemente inidoneo al servizio di istituto nei Vigili del Fuoco ma parzialmente idoneo ai sensi dell'art. 134 del d.lgs. 217/2005, era stato reintegrato in servizio nel ruolo non operativo degli operatori, con contestuale cancellazione dal ruolo del personale operativo. In primo grado aveva impugnato il decreto direttoriale del 17 novembre 2009 soltanto dopo la notificazione integrale ricevuta l'11 giugno 2021. Il TAR aveva dichiarato il ricorso irricevibile, ritenendo che la piena conoscenza della lesività dell'atto fosse stata acquisita già il 23 novembre 2009, quando il dipendente aveva preso servizio nella nuova qualifica. In appello sono stati dedotti, anzitutto, l'erroneità della declaratoria di irricevibilità e la violazione degli artt. 29 e 41, comma 2, c.p.a., nonché degli artt. 24, comma 2, e 111 Cost., sostenendo che il termine avrebbe dovuto decorrere dalla conoscenza integrale dell'atto e della relativa motivazione, necessaria per individuare i vizi deducibili. È stato inoltre riproposto il merito delle censure, relative alla violazione dell'art. 134 del d.lgs. 217/2005, al difetto di motivazione, al difetto di istruttoria, al travisamento e all'erronea valutazione dei fatti, all'ingiustizia manifesta, all'illogicità e contraddittorietà dell'azione amministrativa e alla violazione del principio di buon andamento.
La decisione
Il Consiglio di Stato ha respinto l'appello e confermato la sentenza del TAR. Ha ritenuto corretta l'applicazione degli artt. 29 e 41, comma 2, c.p.a., secondo cui l'azione di annullamento deve essere proposta entro sessanta giorni dalla notificazione, comunicazione o piena conoscenza dell'atto. Ai fini della decorrenza del termine non è necessaria la conoscenza integrale del provvedimento, ma è sufficiente la percezione della sua esistenza e degli elementi che ne rendono evidente l'immediata e concreta lesività. Nel caso concreto, il dipendente aveva preso servizio nella nuova qualifica non operativa il 23 novembre 2009 e, a partire dal 2010, aveva rivolto reiterate richieste di reintegro nel ruolo operativo, dimostrando di conoscere sia il contenuto sostanziale sia la lesività del reinquadramento. La successiva conoscenza integrale dell'atto avrebbe potuto consentire la proposizione di motivi aggiunti, ma non spostare il dies a quo dell'impugnazione. Il Collegio ha inoltre rilevato che l'interessato aveva avuto per oltre un lungo periodo la possibilità di percepire il contrasto tra l'assegnazione a mansioni non operative e la precedente decisione favorevole del Consiglio di Stato. L'esame delle ulteriori censure di merito è rimasto assorbito. Le spese del grado sono state compensate.
Norme richiamate
art. 29 c.p.a.
l'azione di annullamento per violazione di legge, incompetenza ed eccesso di potere si propone nel termine di decadenza di sessanta giorni
Il termine decadenziale per l'azione di annullamento decorre dalla conoscenza dell'atto lesivo secondo i criteri stabiliti dall'art. 41, comma 2, c.p.a.
art. 41, comma 2, c.p.a.
qualora sia proposta azione di annullamento il ricorso deve essere notificato, a pena di decadenza, ... entro il termine previsto dalla legge, decorrente dalla notificazione, comunicazione o piena conoscenza
La piena conoscenza non richiede la conoscenza integrale dell'atto e della sua motivazione; è sufficiente la percezione della sua esistenza e della concreta lesività, potendo le ulteriori censure essere articolate mediante motivi aggiunti dopo l'accesso ai documenti.
art. 42, comma 2, c.p.a.
Ai fini della piena conoscenza dell'atto lesivo non è indispensabile la conoscenza integrale del provvedimento, essendo sufficiente la conoscenza della sua lesività.
art. 134 d.lgs. 217/2005
La disposizione è stata invocata dall'appellante in relazione all'obbligo di tentare il recupero del dipendente parzialmente idoneo a un servizio attivo, anche mediante trasferimento ad altro ruolo o qualifica; il relativo esame è rimasto assorbito per la tardività dell'impugnazione.
art. 3 l. 241/1990
È stato invocato per contestare il difetto di motivazione del provvedimento, ma la censura di merito non è stata esaminata perché il ricorso è stato dichiarato irricevibile.
art. 24, comma 2, Cost.
Il principio del diritto di difesa non impone di differire la decorrenza del termine fino alla conoscenza integrale dell'atto, poiché la tutela è assicurata dalla possibilità di proporre il ricorso sulla base della conoscenza della lesività e di integrare successivamente i motivi.
art. 111 Cost.
È stato richiamato dall'appellante a sostegno della necessità di una conoscenza integrale dell'atto, ma il motivo è stato respinto.
art. 97 Cost.
È stato invocato in relazione al principio di buon andamento, ma la relativa censura non è stata esaminata nel merito per l'irricevibilità dell'impugnazione.
Massime di principio
- Ai fini della decorrenza del termine decadenziale per l'impugnazione di un provvedimento amministrativo, è sufficiente che l'interessato percepisca l'esistenza dell'atto e gli elementi che ne rendono evidente l'immediata e concreta lesività; non è necessaria la conoscenza integrale del testo, della motivazione o di tutti i possibili vizi.
- La conoscenza della lesività dell'atto consente di proporre tempestivamente il ricorso e di acquisire successivamente, anche mediante accesso agli atti, gli elementi necessari per formulare ulteriori censure con motivi aggiunti; la mancata conoscenza integrale del provvedimento non differisce il dies a quo.
- La presa di servizio in una qualifica o posizione funzionale diversa da quella rivendicata, accompagnata da reiterate richieste amministrative volte a ottenere il ripristino della posizione precedente, può dimostrare la piena conoscenza della lesività del provvedimento e far decorrere il termine per l'impugnazione.
- Non è ragionevole far decorrere il termine per impugnare soltanto dalla successiva notificazione integrale dell'atto quando il comportamento dell'interessato, protratto nel tempo, dimostri che egli conosceva già il contenuto sostanziale e gli effetti lesivi del provvedimento.
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