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Sentenza lavoro

Cassazione Civile, Sentenza n. 20998/2023 del 18/07/2023

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso censurava la violazione e falsa applicazione dell'art. 138, co. 1, L. n. 662/1996, dell'art. 23 del d.lgs. (nella memoria indicato come d.lgs. 68/1998 nel testo), dell'art. 30 d.p.r. 509/1979 e dell'art. 15 delle disposizioni sulla legge in generale, sostenendo che la norma sopravvenuta avrebbe implicitamente abrogato l'art. 30 per "rinnovazione della materia". In particolare il CNR sosteneva che la nuova disciplina (riferendosi ai lavoratori "trasferiti" all'estero) non potesse applicarsi a chi fosse stato assunto direttamente per prestare servizio all'estero e chiedeva dunque che venisse escluso il diritto all'indennità per questi ultimi, anche per evitare aumenti di spesa come previsto dalla legge delega.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto il motivo infondato: ha interpretato l'indennità come emolumento di natura indennitaria volto a compensare maggiori oneri per chi presta servizio all'estero e ha escluso che la dizione "trasferiti" debba essere intesa in senso tecnico-escludente. La Corte ha risolto l'aporia letterale con un'interpretazione sistematica e teleologica, riaffermando che il diritto spetta a chi lavori in sede estera indipendentemente dall'essere stato assunto in Italia o direttamente all'estero. Il ricorrente è stato condannato alle spese di giudizio (liquidate in euro 6.500,00 per compensi e euro 200,00 per esborsi) e all'ulteriore contributo unificato previsto.

Norme richiamate

  • art. 30 d.p.r. 509/1979

    «al personale assegnato a sedi di servizio all'estero compete l'indennità di servizio all'estero nelle misure e con le modalità previste per il personale dello Stato dipendente dal Ministero degli Affari esteri secondo l'unita tabella di equiparazione»

    La norma originaria riconosceva l'indennità al personale "assegnato" a sedi estere; la Corte ritiene che questa previsione includa anche chi è stato assunto direttamente per servizio all'estero, poiché il presupposto è l'effettiva prestazione all'estero.

  • art. 1, co. 138, L. 23 dicembre 1996, n. 662

    Delega al Governo per il riordino della disciplina del trattamento economico del personale in servizio all'estero; non implica necessariamente una diversa delimitazione dei beneficiari che comporti abrogazione implicita dell'art. 30.

  • art. 23 d.lgs. 68/1998

    «l'indennità di servizio che alla data di entrata in vigore del presente decreto spetta, in base ai rispettivi ordinamenti, al personale dipendente da enti pubblici non economici trasferiti a prestare servizio presso gli uffici di detti enti all'estero, è determinata sulla base e con le modalità di quella attribuita ai dipendenti del Ministero degli affari esteri in servizio nella stessa sede, secondo apposite tabelle di equiparazione...»

    La dizione che fa riferimento a chi "alla data di entrata in vigore del presente decreto" percepisce l'indennità e la parola "trasferiti" non devono essere lette in senso tecnico-escludente; la norma conferma il diritto in termini compatibili con i presupposti preesistenti e mira a determinare criteri di equiparazione senza ridurre i benefici in modo discriminatorio.

  • art. 171 d.p.r. n. 18/1967

    Riferimento usato per sostenere la natura indennitaria (non retributiva) dell'emolumento oggetto di causa.

  • art. 45 d.lgs. 165/2001

    Richiama il principio di non discriminazione nella valutazione del diritto all'indennità tra lavoratori.

  • art. 15 disposizioni sulla legge in generale

    Richiamata quale criterio di interpretazione della legge (principi generali di interpretazione e abrogazione implicita).

  • art. 13, co. 1-quater d.p.r. 115/2002

    Norma processuale richiamata per il regime contributivo e per la determinazione degli importi dovuti dal ricorrente in caso di soccombenza.

Massime di principio

  • L'abrogazione implicita per rinnovazione della materia richiede evidenze chiare: la mera legge delega o un diverso assetto normativo non sono di per sé sufficienti a ritenere soppressi i precedenti presupposti di diritto, se la nuova norma non esprime chiaramente tale finalità.
  • Le disposizioni che riconoscono indennità aventi natura compensativa vanno interpretate in funzione del loro scopo (compensazione di maggiori oneri del servizio all'estero) e non limitativamente sulla base di termini potenzialmente tecnici come "trasferiti" quando ciò porterebbe a ingiustificate discriminazioni.
  • In presenza di aporie testuali è preferibile un'interpretazione sistematica e teleologica che consideri la collocazione della norma nel suo contesto e l'intento complessivo del legislatore, evitando soluzioni basate su elementi occasionali.
  • Il mantenimento di diritti preesistenti, se non comporta aumento della spesa rispetto ai parametri antecedenti, non contrasta con la legge delega che mira a evitare incrementi di oneri.
  • Il principio di non discriminazione (art. 45 d.lgs. 165/2001) impone che l'accesso a indennità legate al servizio all'estero non sia determinato da situazioni formali antecedenti (assunzione in Italia vs assunzione diretta all'estero) se il presupposto generale è l'effettiva prestazione su sede estera.
  • Nell'interpretazione delle norme di trattamento economico del personale pubblico si deve tenere conto della natura indennitaria o retributiva dell'emolumento, perché ciò incide sulla nozione dei beneficiari e sui limiti dell'intervento legislativo successivo.

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