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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 32065/2024 del 06/08/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

L'imputato impugnava la conferma della condanna per furto aggravato (artt. 624-bis e 625 n.2 c.p.) commesso fingendosi addetto alla lettura del contatore e inducendo la vittima a riporre denaro e preziosi nel frigorifero per poi sottrarli. Il ricorso articolava quattro motivi: (1) nullità per mancato riconoscimento del legittimo impedimento del difensore e mancanza di valutazione della richiesta implicita di trattazione orale dell'appello; (2) vizio di motivazione circa la valutazione della ricognizione fotografica operata dalla persona offesa e la congruenza tra la descrizione fornita e l'effettiva fisionomia dell'imputato; (3) vizio di motivazione per l'uso, a sostegno della condanna, di elementi ricavati da altro processo in cui l'imputato era stato assolto; (4) mancata riduzione della pena nella sua massima estensione nonostante il riconoscimento delle circostanze attenuanti e considerazione dei precedenti e del comportamento processuale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso in tutte le sue parti. Sul primo motivo la Corte ha ritenuto infondato il principio che un'istanza di legittimo impedimento comporti implicitamente richiesta di trattazione orale, aderendo all'orientamento secondo cui, per effetto dell'art. 23-bis co.4 legge 176/2020, la richiesta di trattazione in presenza deve essere specifica, formale e trasmessa nei termini; pertanto la mancata accoglienza dell'impedimento non comporta nullità. I secondi e terzo motivi sono stati dichiarati inammissibili perché attengono a questioni di fatto e alla valutazione probatoria, materie non sindacabili in sede di legittimità salvo vizio logico-manifestamente illogico, mentre la Corte di merito aveva fornito un apparato argomentativo coerente (riconoscimento certo della persona offesa, rinuncia a ulteriori accertamenti con rito abbreviato). Infine la Corte ha ritenuto congruo il trattamento sanzionatorio tenuto conto dei precedenti specifici e della gravità del fatto. Ha altresì condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • Codice penale, artt. 624-bis e 625 n.2

    Le norme sono state utilizzate per qualificare il fatto come furto aggravato commesso mediante inganno e con ingresso nell'abitazione; la Corte d'appello le ha applicate in relazione alla condotta di fingere un addetto e sottrarre denaro e preziosi.

  • Art. 23-bis, co. 4, legge 176/2020 (ex art. 23 d.l. n. 149/2020)

    Interpretazione della Corte: la richiesta di trattazione orale in appello deve essere specifica, per iscritto e nei termini previsti; non può ritenersi implicitamente contenuta in un'istanza di rinvio per legittimo impedimento.

Massime di principio

  • La richiesta di trattazione orale dell'appello dev'essere espressa, formale e prodotta nei termini previsti dalla normativa emergenziale (art. 23-bis); un'istanza di legittimo impedimento non vale come richiesta implicita di udienza in presenza.
  • In Cassazione il sindacato è limitato ai vizi di diritto e alla verifica della logica della motivazione: non compete riconsiderare librettamente la valutazione della prova fatta dal giudice di merito se questa appare dotata di un coerente apparato argomentativo.
  • Il riconoscimento della vittima, se valutato dal giudice di merito con grado di certezza e non ulteriormente approfondito per scelta processuale (es. rito abbreviato), può costituire elemento determinante per la condanna anche se in altro procedimento non si era raggiunta la stessa certezza.
  • L'esistenza di una sentenza di assoluzione in altro processo non invalida automaticamente la valutazione probatoria svolta nel diverso procedimento; occorre verificare la portata e l'attendibilità specifica degli elementi probatori relativi a ciascun giudizio.
  • La misura della pena può essere confermata dalla Corte d'appello valorizzando precedenti specifici e la gravità del fatto, e la Cassazione interviene solo se emerge un vizio logico nella motivazione della scelta sanzionatoria.

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