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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 13908/2022 del 11/04/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza della Corte d'Appello di Napoli che confermava le condanne del Tribunale: contestano vizi procedurali (es. mancata fissazione di interrogatorio dopo avviso di conclusione indagini, incompletezza dell'avviso), travisamento e insufficiente valutazione della prova (dichiarazioni di collaboratori e persone offese, intercettazioni, libro mastro), mancata trascrizione/valutazione di una registrazione del 24/10/2000 ritenuta decisiva, inesistenza dell'aggravante "metodo/agevolazione mafiosa" e dell'associazione di stampo mafioso, errori nel calcolo della prescrizione per vari reati e nell'applicazione della continuazione/quantificazione della pena.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi, nel complesso, infondati, confermando le dichiarazioni di responsabilità per i reati e le aggravanti contestate (associazione di stampo mafioso, usura aggravata, estorsioni) così come ricostruite dai giudici di merito. È stata ritenuta legittima la valutazione complessiva delle fonti probatorie (dichiarazioni dei collaboratori, intercettazioni, sequestro del "libro mastro", riscontri bancari e dichiarazioni delle persone offese) e fondata l'affermazione della sussistenza dell'aggravante del metodo/agevolazione mafiosa. Sono state respinte le eccezioni di prescrizione in applicazione dei criteri di calcolo richiamati dalla Corte. L'unica rettifica disposta riguarda un errore di computo della continuazione nella pena di MONTAGNA: la pena è stata rideterminata eliminando 6 mesi in eccedenza, fissando la pena a 12 anni e 6 mesi e una multa di Euro 6.000 (come da dispositivo). Nel resto le condanne sono confermate e i motivi addotti respinti.

Norme richiamate

  • art. 415-bis c.p.p.

    L'avviso di conclusione indagini richiede solo la sommaria enunciazione dei fatti; la richiesta di interrogatorio ex art. 415-bis deve essere formulata in modo esplicito ed inequivoco per obbligare l'autorità a fissarlo.

  • art. 416-bis c.p. (e art. 7 D.L. 152/1991)

    Definisce l'associazione di stampo mafioso e la modalità del 'metodo mafioso'; la Corte ha ritenuto che il metodo/agevolazione mafiosa possa emergere anche da indici indiretti (riferimenti di protezione, rapporti con altri clan, capacità intimidatoria e utilizzo del nome dell'organizzazione).

  • art. 644 c.p.

    Norma base sull'usura; nei casi esaminati la fattispecie è stata ritenuta aggravata per il fatto di essere commessa verso chi svolge attività imprenditoriale/professionale (effetto speciale).

  • art. 63, comma 4, cod. pen.

    Regola la cumulazione delle circostanze aggravanti ad effetto speciale; la Corte ha applicato il criterio di valutazione delle aggravanti e richiamato il principio secondo cui, ai fini del calcolo della prescrizione, si considera la pena massima edittale.

  • art. 157 cod. pen.

    Termini di prescrizione dei reati; la Corte ha spiegato che, per le fattispecie aggravate e quando operino regimi speciali, il termine di prescrizione non era maturato.

  • artt. 160 comma 3 e 161 c.p.p.

    Richiamati in relazione al regime speciale di prescrizione per i delitti riguardanti associazioni di tipo mafioso: in tali ipotesi il termine prescrizionale può non avere un limite massimo e ricominciare a decorrere dopo atti interruttivi.

  • Legge 251/2005 (richiamata nel testo)

    Normativa richiamata in ordine al regime sanzionatorio delle aggravanti; la Corte ha valutato l'applicabilità temporale e l'impatto sul calcolo della prescrizione.

  • Legge 7 marzo 1996, n. 108

    Normativa che prevedeva all'epoca un trattamento particolarmente severo per l'usura commessa contro imprenditori; utilizzata per determinare il quadro edittale della fattispecie.

  • art. 597 c.p.p.

    Richiamato nella parte relativa a doglianze processuali (reformazione in peius) avanzate da una difesa su diversa datazione della fattispecie associativa; la Corte ha respinto la censura.

Massime di principio

  • La valutazione della sussistenza dell'aggravante mafiosa deve essere globale: si considerano dichiarazioni dei collaboratori, intercettazioni, documentazione contabile e riscontri bancari nel loro insieme, non singoli elementi isolati.
  • Le richieste procedurali (es. interrogatorio dopo avviso di conclusione indagini) vanno formulate in modo esplicito ed inequivoco: formulazioni vaghe non impediscono il prosieguo del procedimento.
  • La registrazione o singolo elemento probatorio non è necessariamente decisivo se il quadro probatorio complessivo (coerenza estrinseca e riscontri) lo sovrasta; l'assenza di trascrizione non sempre legittima l'annullamento se l'elemento non è decisivo.
  • Ai fini del calcolo della prescrizione si prende a riferimento la pena massima edittale e i regimi speciali (es. raddoppio per reati commessi con finalità/agevolazione mafiosa) possono impedire la maturazione della prescrizione.
  • La credibilità delle dichiarazioni delle persone offese e dei collaboratori si valuta nel contesto: coerenza interna, coerenza con altri elementi e comportamento processuale circostanziale sono fondamentali per l'ammissibilità probatoria.
  • L'aggiunta di circostanze aggravanti ad effetto speciale richiede un attento esame cumulativo: il giudice può scegliere la circostanza più grave e operare aumenti discrezionali purché motivati.
  • La Corte di legittimità non sostituisce il giudice di merito nella valutazione di fatto salvo casi di manifesta illogicità, travisamento probatorio o violazione di legge; le doglianze che chiedono una rinnovata valutazione dei fatti sono spesso inammissibili in cassazione.
  • Errori materiali nel calcolo della pena (es. continuità) possono essere rettificati dalla Cassazione anche quando la sostanza della decisione di merito resta confermata.

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