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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 12771/2022 del 05/04/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva negato il rimedio risarcitorio per presunte condizioni di detenzione inumane e degradanti (sovraffollamento) relative al periodo 9/11/1986 - 10/01/1988. Il ricorrente allegava dettagli sulla conformazione delle celle e sul numero degli occupanti per dimostrare la violazione dell'art. 35-ter ord. pen. e dell'art. 3 CEDU.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto che, pur sussistendo una presunzione relativa di veridicità delle allegazioni del detenuto nella fase istruttoria richiamata dalla giurisprudenza, per il periodo contestato non è possibile ricostruire obiettivamente le condizioni detentive a causa dell'irreperibilità dei registri cartacei e della mancanza di elementi essenziali (es. superficie delle celle, spazio pro-capite). Le sole dichiarazioni del ricorrente, benché dettagliate, sono state considerate insufficienti per provare la violazione dell'art. 3 CEDU. Condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 35-ter ord. pen.

    Norma che disciplina il rimedio per il danno derivante da trattamento inumano o degradante; la sentenza opera sul presupposto procedurale di tale rimedio richiedendo prove sufficienti per accertarne la violazione.

  • art. 3 CEDU

    Parametro sostanziale di valutazione (divieto di tortura e trattamento inumano o degradante). Per ritenere violato l'art. 3 CEDU in ragione del sovraffollamento è necessario dimostrare, con elementi probatori adeguati, condizioni oggettive come lo spazio pro-capite (ad es. inferiore a 3 mq).

  • Giurisprudenza di legittimità (Sez. 5, n. 18328/2020; Sez. 1, n. 23362/2018)

    nei procedimenti instaurati ai sensi dell'art. 35-ter ord. pen., le allegazioni dell'istante sul fatto costitutivo della lesione, addotte a fondamento di una domanda sufficientemente determinata e riscontrata sotto il profilo dell'esistenza e della decorrenza della detenzione, sono assistite da una presunzione relativa di veridicità del contenuto, per effetto della quale incombe sull'Amministrazione penitenziaria l'onere di fornire idonei elementi di valutazione di segno contrario

    La corte richiama il principio secondo cui le dichiarazioni del detenuto godono di una presunzione relativa di veridicità, ma tale presunzione può essere superata se l'Amministrazione produce elementi contrari. Se per ragioni oggettive (es. documenti mancanti) non è possibile reperire tali elementi, le dichiarazioni del ricorrente, se incomplete rispetto a dati essenziali, possono comunque risultare insufficienti.

Massime di principio

  • Le allegazioni del detenuto godono di una presunzione relativa di veridicità quando la domanda è sufficientemente determinata e la detenzione è accertata; tuttavia questa presunzione non è definitiva e l'Amministrazione può confutarla con elementi contraddittori.
  • Per provare la violazione dell'art. 3 CEDU per sovraffollamento è spesso necessario indicare elementi oggettivi e misurabili (es. superficie delle celle, numero preciso di occupanti, calcolo dello spazio pro-capite).
  • La mancanza di registri o altri documenti ufficiali, specialmente per periodi storici remoti, può impedire la ricostruzione delle condizioni detentive e portare al rigetto della domanda anche se il ricorrente fornisce una descrizione dettagliata.
  • Quando è impossibile reperire elementi probatori oggettivi per ragioni non imputabili al ricorrente, le corti possono ritenere le allegazioni insufficienti se queste non contengono dati essenziali e verificabili.
  • È fondamentale, nelle domande ex art. 35-ter, allegare e, se possibile, documentare con precisione dimensioni, numeri degli occupanti e ogni elemento che consenta il confronto con i parametri richiesti dalla giurisprudenza (es. soglia di 3 mq pro-capite come riferimento orientativo).

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