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Cassazione Penale, Ordinanza n. 23195/2026 del 23/06/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Il condannato aveva chiesto l'applicazione della continuazione tra tre sentenze di condanna già definitive: una per evasione commessa il 13 maggio 2019, una per detenzione illecita e cessione di cocaina ex art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990 commessa il 15 settembre 2020, e una per reato in materia di stupefacenti concernente hashish commesso il 3 febbraio 2021. Il giudice dell'esecuzione ha rigettato l'istanza ritenendo insussistente il medesimo disegno criminoso. Con il ricorso per cassazione sono stati dedotti due motivi: 1) vizio di motivazione perché lo stato di tossicodipendenza sarebbe stato escluso solo per il fatto che il ricorrente era in trattamento per pregressa tossicodipendenza, pur in presenza di un quadro patologico già accertato in cognizione; 2) vizio di motivazione per omessa valutazione di indici sintomatici della continuazione, valorizzando la vicinanza geografica dei fatti, la loro collocazione temporale a distanza di circa cinque mesi l'uno dall'altro e la finalità di finanziare la tossicodipendenza, benché i reati concernenti gli stupefacenti riguardassero sostanze diverse.

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto le censure in fatto e manifestamente infondate quanto al vizio di motivazione. In particolare, la motivazione del provvedimento impugnato dava conto che, nella sentenza di condanna per evasione, non risultava che l'allontanamento dalla detenzione domiciliare fosse stato finalizzato all'acquisto di stupefacente, essendo stato invece riferito dall'imputato di essersi recato da un vicino per fumare una sigaretta. Inoltre, il giudice dell'esecuzione aveva evidenziato che i reati in materia di stupefacenti erano stati commessi a distanza di oltre un anno il primo e quasi due anni il secondo rispetto al reato di evasione. La Corte ha ritenuto conforme a giurisprudenza costante l'affermazione secondo cui lo stato di tossicodipendenza, da solo, non è significativo ai fini del riconoscimento del medesimo disegno criminoso, potendo rilevare solo in presenza degli altri indici della continuazione. Conseguentemente, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende, con oscuramento dei dati sensibili.

Norme richiamate

  • art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309/1990

    norma richiamata come titolo di uno dei reati in materia di stupefacenti oggetto della richiesta di continuazione

  • art. 73 d.P.R. n. 309/1990

    norma richiamata come base del delitto in materia di stupefacenti concernente hashish oggetto della richiesta di continuazione

  • art. 52 d.lgs. 196/2003

    richiamato per l'oscuramento delle generalità e degli altri dati identificativi in caso di diffusione del provvedimento

Massime di principio

  • Ai fini del riconoscimento della continuazione non è sufficiente allegare uno stato di tossicodipendenza: tale condizione può assumere rilievo solo se accompagnata da ulteriori elementi sintomatici dell'unicità del disegno criminoso.
  • La valutazione sulla continuazione è incentrata su indici oggettivi e concreti, come la vicinanza temporale e le circostanze esecutive dei fatti; la mera deduzione di una finalità comune non basta se il provvedimento impugnato esclude, con motivazione non illogica, il collegamento tra i reati.
  • In sede di legittimità sono inammissibili le censure che sollecitano una rivalutazione del fatto quando la motivazione del giudice dell'esecuzione dia conto in modo coerente delle ragioni del diniego della continuazione.
  • L'assenza di prova che il reato di evasione sia stato commesso per procurarsi stupefacenti esclude che esso possa essere automaticamente attratto in un medesimo disegno criminoso con successivi reati in materia di droga.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniSpaccioEvasione
RamiProcesso penaleStupefacentiReati contro l'amministrazione della giustizia
IstitutiContinuazionePrescrizione del reato

Testo integrale

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