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Sentenza

Sentenza del 12/06/2023 n. 3693 - Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Campania

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

Impugnazione dell'atto di recupero di credito d'imposta per attività di ricerca e sviluppo (art. 3 D.L. 145/2013 conv. in L. 9/2014) utilizzato in compensazione nel 2018 per € 83.091,42 relativo ai periodi d'imposta 2016-2017. La società ha dedotto che i progetti prodotti rientravano nelle attività agevolabili (ricerca di prodotto e sviluppo sperimentale), mentre l'Amministrazione ha contestato l'ammissibilità del credito ritenendo che i requisiti tecnici e fattuali non fossero soddisfatti (progetto carente dei requisiti, attività svolta su commissione con specifiche imposte dal cliente, personale prevalentemente operai, mancato rischio tecnico e finanziario, percentuali di ore imputate a R&S ritenute inverosimili). La ricorrente ha inoltre contestato l'uso del Manuale di Frascati da parte dell'Ufficio e sostenuto la rilevanza del Manuale di Oslo per il settore moda e la facoltà/necessità del parere Mise.

La decisione

Il giudice di primo grado (CTP Napoli) ha respinto il ricorso ritenendo insussistenti i requisiti per la fruizione del credito d'imposta. In appello la Commissione regionale ha confermato la pronuncia di primo grado, rigettando l'appello e confermando che la documentazione e le dichiarazioni fornite dalla società non dimostravano in modo concreto i requisiti tecnici (rischio di insuccesso, specificità tecnico-scientifica) e finanziari richiesti per l'agevolazione. È stato inoltre ribadito che il parere MISE è facoltativo e che i criteri del Manuale di Frascati sono applicabili; la società è stata condannata alle spese di entrambi i gradi di giudizio (liquidate in € 3.000,00 per ciascun grado oltre accessori di legge se dovuti).

Norme richiamate

  • art. 3 D.L. n. 145/2013 conv. in L. n. 9/2014

    Definisce i presupposti per il riconoscimento del credito d'imposta per R&S; nel caso è stato interpretato stringentemente richiedendo la presenza dei requisiti di attività di ricerca e sviluppo (rischio tecnico di insuccesso, contenuto tecnico-scientifico, rilevanza delle risorse impiegate). L'Amministrazione e i giudici hanno ritenuto che tali requisiti non fossero dimostrati.

  • art. 17 D.Lgs. n. 241/1997

    Norma che disciplina il meccanismo della compensazione dei crediti d'imposta; l'atto impugnato contestava l'utilizzo in compensazione di un credito ritenuto inesistente/indebito.

  • art. 2697 c.c.

    Stabilisce l'onere della prova; la decisione afferma che la società non ha assolto l'onere probatorio e si è limitata a dichiarazioni sommarie, insufficienti a contrastare l'accertamento dell'Amministrazione.

  • Manuale di Frascati (OCSE)

    Adottato dall'Amministrazione e riconfermato nella prassi (cfr. Risoluzione n. 41/2022) come riferimento per la qualificazione delle attività R&S; la Corte ha ritenuto corretta l'applicazione dei criteri di Frascati nel giudizio.

  • Manuale di Oslo

    Richiamato dall'appellante quale più idoneo per il settore moda; tuttavia la decisione non ha dato rilevanza esclusiva a Oslo, confermando l'ammissibilità dell'uso del criterio Frascati e rigettando la doglianza.

  • Circolare MISE n. 46586 del 16/4/2009

    Richiamata dall'appellante per sostenere l'applicabilità di approcci di valutazione tipici del settore moda; la Corte ha comunque ritenuto che il parere MISE sia facoltativo e che l'Ufficio non possa essere esentato dall'attività istruttoria sostanziale.

  • Risoluzione n. 41/2022 (Agenzia delle Entrate)

    Conferma la possibilità di utilizzare i criteri di Frascati per la valutazione delle attività R&S ai fini del credito d'imposta; la sentenza la menziona per rafforzare la correttezza dell'approccio dell'Amministrazione.

Massime di principio

  • Onere della prova: il contribuente deve fornire documentazione concreta e probatoria (progetti dettagliati, piano delle attività, prototipi, report di sperimentazione, registrazione ore, allocazione costi) per dimostrare che le attività rientrano nell'ambito della R&S ai sensi della normativa.
  • Qualità della documentazione: mere dichiarazioni degli addetti o affermazioni generiche sono insufficienti; servono evidenze tecniche che dimostrino rischio tecnico di insuccesso, attività innovative e impiego di risorse dedicate.
  • Ruolo del soggetto: se l'impresa opera prevalentemente come esecutore su specifiche commissioni del cliente, ciò può indebolire la qualificazione delle attività come R&S interne, specie quando il cliente definisce criteri tecnici e progettuali.
  • Criteri tecnici di riferimento: il Manuale di Frascati è comunemente utilizzato e ritenuto applicabile per la valutazione R&S; il richiamo al Manuale di Oslo può essere utile per settori specifici (es. moda) ma non impone l'obbligo di utilizzo né esclude l'applicabilità di Frascati.
  • Parere MISE: il parere del Mise è di regola facoltativo e non vincola l'Amministrazione né annulla l'onere probatorio del contribuente; tuttavia un parere tecnico favorevole può rafforzare la posizione del contribuente.
  • Elementi critici per l'ammissibilità: presenza di rischio tecnico, attività progettuali autonome, impiego di personale con competenze tecniche adeguate, proporzione credibile di ore e costi imputati a R&S, e rischio finanziario con investimento dedicato.
  • Precauzioni pratiche: mantenere documentazione continuativa (timesheets, verbali di progetto, risultati di test, trial, prototipi), separare contabilità e allocazione costi per attività R&S, valutare il ricorso a pareri tecnico-scientifici esterni per rafforzare la prova.

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