Sentenza n. 14622/2026 - Roma, Sezione 2T
per l'annullamento dell’ordinanza dirigenziale del Comune di Viterbo -OMISSIS- del 27 maggio 2026 di divieto di prosecuzione dell'attività di acconciatore.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: ordinanza dirigenziale di divieto di prosecuzione dell'attività di acconciatore
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La parte ricorrente ha impugnato l'ordinanza dirigenziale del Comune di Viterbo del 27 maggio 2026, con cui era stato disposto il divieto di prosecuzione dell'attività di acconciatore. Ha dedotto, con censure connesse, l'omessa comunicazione di avvio del procedimento, il difetto di istruttoria e il difetto di motivazione, sostenendo che l'atto fosse stato adottato senza un adeguato accertamento delle circostanze di fatto poste a suo fondamento. In particolare, era contestata la rilevanza dell'attestato prodotto ai fini dell'esercizio dell'attività, la cui non autenticità risultava da una nota dei Carabinieri del 14 maggio 2026.
La decisione
Il TAR ha respinto il ricorso, ritenendo infondate tutte le censure. Dagli atti richiamati nell'ordinanza, e in particolare dalla nota dei Carabinieri del 14 maggio 2026, emergeva la non autenticità dell'attestato prodotto dalla parte ricorrente ai fini dell'esercizio dell'attività di acconciatore. Tale circostanza non era stata specificamente contestata dopo la produzione documentale del Comune, sicché il Collegio ha ritenuto sussistente un adeguato fondamento fattuale e la correttezza sostanziale del provvedimento. Il vizio di omessa comunicazione di avvio del procedimento non poteva comunque comportare l'annullamento dell'atto, ai sensi dell'art. 21-octies, comma 2, l. n. 241/1990, poiché il contenuto dispositivo non avrebbe potuto essere diverso. Il TAR ha quindi ritenuto di poter prescindere dall'esame delle eccezioni pregiudiziali sollevate dal Comune e ha condannato la parte ricorrente al pagamento delle spese di lite, liquidate in euro 1.000, oltre accessori di legge.
Norme richiamate
art. 60 c.p.a.
sentenza in forma semplificata emessa ai sensi dell’art. 60 cpa
Consente di definire il giudizio con sentenza semplificata quando ne ricorrono i presupposti, previa audizione delle parti.
art. 21-octies, comma 2, l. n. 241/1990
impossibilità ex art. 21 octies comma 2 l. n. 241/90 di annullamento del provvedimento impugnato in relazione al dedotto vizio di omessa comunicazione di avvio del procedimento
Il vizio di omessa comunicazione di avvio non determina l'annullamento quando il giudice accerta che il contenuto dispositivo del provvedimento non avrebbe potuto essere diverso.
Massime di principio
- Il divieto di prosecuzione di un'attività soggetta a controllo amministrativo è legittimamente fondato quando dagli atti istruttori richiamati nel provvedimento risulta la non autenticità del titolo o dell'attestazione prodotta per dimostrare il possesso dei requisiti di esercizio.
- La contestazione del difetto di istruttoria e di motivazione è infondata quando il provvedimento richiama specifici atti istruttori dai quali risultano le circostanze decisive poste a fondamento della misura e tali circostanze non sono specificamente contestate dall'interessato.
- L'omessa comunicazione di avvio del procedimento non comporta l'annullamento del provvedimento se, alla luce degli elementi accertati in giudizio, il contenuto dispositivo non avrebbe potuto essere diverso, ai sensi dell'art. 21-octies, comma 2, l. n. 241/1990.
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