Cassazione Penale, Sentenza n. 18741/2023 del 04/05/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugnava la sentenza della Corte d'Appello di Bologna che lo aveva condannato a 2 anni e 8 mesi di reclusione e a euro 8.000 di multa per detenzione illegale di ordigni/esplosivi ("marmotte") e per tentato furto aggravato ai danni di uno sportello bancomat, riuniti per continuazione. I motivi di ricorso erano: (1) incompetenza territoriale a favore del Tribunale di Torino per mancata comune adesione al disegno criminoso; (2) violazione delle norme processuali in relazione all'esame dell'imputato (art. 498 c.p.p.) e conseguente compressione del diritto di difesa; (3) omissione di valutare l'ipotesi di desistenza volontaria (art. 56 cod. pen.); (4) carenza e inaffidabilità degli indizi (riconoscimenti testimoniali, assenza di impronte/DNA, tabulati e GPS non decisivi, mancata acquisizione di una registrazione telefonica).
La decisione
La Corte di legittimità ha rigettato il ricorso in tutte le sue parti. Ha ritenuto inammissibili o infondati i motivi: il primo per riproposizione di censure già decise e perché la competenza territoriale si determina ex ante in base agli elementi presenti al momento dell'imputazione (principio del perpetuato iusdictionis); il secondo perché la presunta violazione procedurale non è stata specificamente dimostrata e la doglianza era generica; il terzo (desistenza) è inammissibile in Cassazione essendo questione di merito e valutazione della credibilità delle fonti; il quarto è inammissibile per carenza di autosufficienza e genericità (mancata produzione integrale degli atti/fotografie richiamate). Nel complesso la Corte ha ritenuto congrua la valutazione di merito circa l'attendibilità dei testi e la consistenza del compendio probatorio e ha quindi confermato la condanna impugnata.
Norme richiamate
legge 2 ottobre 1967, n. 895, art. 4 (prima e seconda comma, lett. a) e c))
Norma richiamata per la qualificazione della detenzione illegale di armi/ordigni (aggravata per essere commessa in più persone e in prossimità di istituti di credito). La Corte l'ha applicata con riferimento agli ordigni rinvenuti.
codice penale, art. 56
Richiamata in relazione alla desistenza volontaria: la Corte ha ritenuto che la valutazione sulla rinuncia all'azione criminosa è questione di fatto e credibilità riservata al giudice di merito.
codice penale, art. 624 e art. 625, primo comma, nn. 2, 5 e 7
Norme relative al tentato furto aggravato (violenza sulle cose, travisamento, cosa esposta alla pubblica fede). Utilizzate per inquadrare il reato tentato al bancomat.
codice di procedura penale, art. 12, comma 1, lett. b)
Norma sulla connessione e conseguente competenza territoriale per connessione; la Corte ha ritenuto corretta l'affermazione di competenza di Bologna perché alcuni fatti erano iniziati in quella città.
codice di procedura penale, art. 498
Norma sulle modalità di esame dell'imputato. La Corte ha affermato che la violazione delle modalità non rende automaticamente inutilizzabili le dichiarazioni salvo nullità specifica e che il ricorrente non ha dimostrato il concreto pregiudizio.
codice di procedura penale, art. 178
Richiamata sul tema delle nullità: le prove acquisite con modalità difformi non sono automaticamente nulle se non ricorre una causa generale di nullità.
codice di procedura penale, art. 192 e art. 533, comma 1
Norme indicate nella doglianza relative alla valutazione della prova e ai limiti del ricorso per cassazione. La Corte ha ricordato i limiti del sindacato di legittimità sulla motivazione di merito e sui documenti non prodotti integralmente in cassazione.
Costituzione, art. 111
Richiamato in relazione al giusto processo e alla tutela difensiva; la Corte ha richiesto specificità nella dimostrazione della compressione del diritto di difesa per accogliere la doglianza.
Massime di principio
- La competenza territoriale si determina ex ante con riferimento agli elementi disponibili al momento della formulazione dell'imputazione (principio del perpetuato iusdictionis): provvedimenti successivi sul merito non mutano la competenza già stabilita.
- Le doglianze su modalità procedurali (es. modalità d'esame dell'imputato) devono indicare con precisione il pregiudizio concreto derivante dall'irregolarità; la mera asserzione generale di compressione del diritto di difesa è insufficiente in Cassazione.
- La valutazione della credibilità dei testimoni, l'apprezzamento del contesto probatorio e la verificazione di fatti di merito (es. desistenza volontaria) sono riservati al giudice di merito e, salvo profili di violazione di legge o manifesta illogicità della motivazione, non sono sindacabili in sede di legittimità.
- Le dichiarazioni raccolte con modalità difformi dalle prescrizioni processuali non sono automaticamente inutilizzabili o nulle, salvo che ricorra una causa di nullità espressamente prevista; occorre valutare se la violazione abbia prodotto un'effettiva lesione.
- In Cassazione i motivi che richiamano atti o documenti devono essere autosufficienti: se si contesta l'affidabilità di una prova documentale o fotografica, occorre riprodurre integralmente negli atti di gravame il materiale cui si fa riferimento, altrimenti la censura è inammissibile per genericità.
- Per contestare l'affidabilità di riconoscimenti testimoniali è necessario fornire elementi concreti e documentali che permettano la verifica in sede di legittimità; semplici rilievi di incongruenza senza produzione degli atti non possono determinare la riforma.
- Quando il compendio probatorio è ritenuto complessivamente solido dal giudice di merito, l'assenza di elementi tecnici (impronte, DNA, segnali GPS) non comporta automaticamente l'insufficienza della prova se esistono indizi gravi, precisi e concordanti valutati unitariamente.
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