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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35682/2023 del 25/08/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Catarisano ha impugnato l'ordinanza che aveva dichiarato inammissibili le sue istanze di affidamento in prova ai servizi sociali, detenzione domiciliare e semilibertà perché doveva ancora espiare una quota di pena riferita a un delitto "ostativo di prima fascia" (art. 416-bis c.p.). Il ricorrente ha dedotto violazione di legge (art. 47-ter Ord. pen. e principi richiamati dalla Corte costituzionale, sentenza n. 253/2019), sostenendo che, ove sia accertata l'assenza di collegamenti attuali con la criminalità organizzata, i benefici possono essere concessi anche ai condannati per reati ostativi di prima fascia, indipendentemente dalla collaborazione con la giustizia.

La decisione

La Corte ha ritenuto il ricorso fondato, seppure per ragioni diverse da quelle prospettate dal ricorrente. Ha rilevato che, dopo l'intervento normativo sopravvenuto (decreto-legge 31/10/2022, n.162 e successiva legge n.199/2022), la presunzione di collegamento con la criminalità organizzata prevista dall'art. 4-bis Ord. pen. è diventata relativa e superabile. Ne consegue l'obbligo per il Tribunale di sorveglianza di riesaminare nel merito la richiesta di misure alternative alla luce dello ius superveniens, valutando concretamente il percorso rieducativo e l'assenza di collegamenti attuali o potenziali con la criminalità organizzata, avvalendosi dei poteri istruttori ampliati dall'art. 4-bis, comma 2. L'ordinanza impugnata è stata annullata e la causa rinviata al Tribunale di sorveglianza di Genova per nuovo giudizio.

Norme richiamate

  • art. 4-bis Ordinamento penitenziario

    Nel testo antecedente al d.l. 31/10/2022 n.162 prevedeva una presunzione assoluta di mantenimento dei legami con la criminalità organizzata per i reati ostativi di prima fascia non collaboranti; la modifica normativa resa dallo ius superveniens ha trasformato tale presunzione in relativa e superabile, imponendo una valutazione concreta da parte del giudice e l'impiego degli indici stringenti e cumulativi introdotti

  • art. 47-ter Ordinamento penitenziario

    Richiamato dal ricorrente come norma di riferimento per l'accesso ai benefici, è stato oggetto di contestazione relativa all'applicazione delle regole sull'ostatività; la Corte ha comunque disposto che il Tribunale valuti l'accesso ai benefici alla luce delle modifiche normative sopravvenute

  • art. 58-ter Ordinamento penitenziario

    Norma collegata alla disciplina della collaborazione e agli effetti sulla concessione dei benefici; la Corte ha richiamato il quadro normativo complessivo, ricordando che le esclusioni assolute sono state mitigate dalla normativa sopravvenuta

  • Decreto-legge 31 ottobre 2022, n. 162 (i.e. ius superveniens)

    Ha modificato l'art. 4-bis trasformando la presunzione assoluta in presunzione relativa e introducendo indici e poteri istruttori ampliati che consentono al giudice di verificare concretamente l'assenza di collegamenti con la criminalità organizzata; è il motivo per cui la Corte ha rinviato il giudizio al Tribunale per valutazione di merito

  • Legge n. 199/2022

    Ha convertito e integrato interventi sulla disciplina penitenziaria e ha contribuito ad ampliare i poteri istruttori previsti dall'art. 4-bis, rendendo possibile la valutazione concreta della superabilità dell'ostatività

  • Corte costituzionale, sentenza n. 253/2019

    Aveva dichiarato l'illegittimità dell'art. 4-bis, comma 1, nella parte in cui impediva la concessione di permessi premio ai non collaboranti senza valutare l'assenza di collegamenti attuali con la criminalità organizzata; la Cassazione aveva ritenuto quella pronuncia limitata ai permessi premio, ma la successiva normativa e gli interventi della Consulta hanno portato a riesaminare il quadro

  • Corte costituzionale, ordinanza n. 97/2021

    Ordinanza-monito che rinviava al Parlamento per un anno il giudizio di legittimità costituzionale, sottolineando l'incoerenza del sistema qualora fosse stata dichiarata incostituzionale la disciplina vigente senza una rivisitazione normativa; ha motivato la valutazione della necessità di adeguare i procedimenti pendenti allo ius superveniens

  • Cassazione penale, Sez. 1, n. 17100 del 01/04/2021 (Gallico)

    Giurisprudenza che aveva limitato gli effetti della sentenza n. 253/2019 ai soli permessi premio, escludendo applicazioni analogiche ad altri benefici; la Corte ha comunque richiamato tale giurisprudenza nel quadro del successivo mutamento normativo

Massime di principio

  • Dopo il d.l. 31/10/2022 n.162 e la legge di conversione, la presunzione di collegamento con la criminalità organizzata prevista dall'art. 4-bis non è più assoluta: il giudice deve valutare concretamente se sussistono collegamenti attuali o potenziali e se il percorso rieducativo rende accessibili le misure alternative
  • Nei procedimenti pendenti va applicato lo ius superveniens: il Tribunale di sorveglianza deve riaprire e decidere nel merito le istanze di benefici alla luce della normativa sopravvenuta, avvalendosi dei poteri istruttori potenziati
  • L'ostatività rimane un profilo rilevante ma non necessariamente preclusivo: è il giudice che, mediante l'esame degli indici previsti dalla norma e di elementi concreti sul percorso del condannato, può superarla
  • La giurisprudenza precedente (che limitava gli effetti della sentenza n. 253/2019 ai permessi premio) non impedisce oggi una valutazione estesa alle misure alternative, quando la normativa nuova consente una valutazione basata su indici concreti
  • In casi analoghi è necessario documentare e provare elementi idonei a dimostrare l'assenza di collegamenti attuali/potenziali con la criminalità organizzata e l'effettivo percorso rieducativo, poiché la valutazione è discrezionale ma vincolata a indici stringenti e cumulativi

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