Sentenza n. 6306/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 4
per la riforma della sentenza del Tribunale amministrativo regionale per la Lombardia (Sezione Quarta) n. 03440/2024, resa tra le parti.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Deliberazione del Consiglio comunale di Olginate 11 maggio 2021, n. 16, di approvazione definitiva del nuovo Piano di governo del territorio, con riferimento alla scheda APS12 dell’Allegato 3 delle Norme del Piano delle Regole
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La proprietaria ha impugnato la disciplina urbanistica del comparto APS12, sostenendo che i dati dimensionali dell’ambito ricomprendessero erroneamente porzioni di area demaniale incluse nella recinzione del lotto privato. Ha dedotto l’abnormità, erroneità e irragionevolezza delle previsioni urbanistiche, il travisamento e l’erronea valutazione dei presupposti, il difetto di istruttoria e motivazione, nonché la contraddittorietà e la perplessità dell’azione amministrativa. In particolare, ha contestato che il Comune avesse demandato alla fase attuativa la precisa delimitazione della superficie territoriale e fondiaria, mantenendo però una previsione minima di cessione di aree pari a 450 mq., senza adeguarla alla superficie privata effettivamente risultante. Ha inoltre lamentato la manifesta ingiustizia e l’assenza di una motivazione specifica sulle osservazioni presentate. In appello ha censurato la sentenza del TAR, sostenendo che essa avesse erroneamente ritenuto legittima una disciplina urbanistica squilibrata, nella quale l’esatta individuazione dei parametri dell’intervento sarebbe stata posticipata mentre l’obbligo minimo di cessione sarebbe rimasto predeterminato, e che il Comune non avesse adeguatamente motivato il rigetto della richiesta di correzione della misura delle cessioni.
La decisione
Il Consiglio di Stato ha respinto l’appello e confermato la sentenza del TAR. Il Collegio ha rilevato che l’inclusione della porzione demaniale all’interno della recinzione e la non coincidenza tra i perimetri del Data Base Topografico e i vettoriali catastali rendevano ragionevole demandare alla fase attuativa, in contraddittorio con gli uffici comunali, l’esatta delimitazione delle aree private e demaniali e la conseguente individuazione dei parametri urbanistici. La scelta è stata ritenuta adeguatamente motivata e non arbitraria, anche perché il Comune aveva accolto l’osservazione relativa alla natura indicativa degli identificativi catastali e alla loro verifica in fase attuativa. Il Collegio ha inoltre chiarito che la previsione di cessione non inferiore a 450 mq. non grava necessariamente per intero sulla proprietà privata: essa riguarda la totalità delle superfici interessate dalla strada pubblica, dalle opere accessorie e dai parcheggi pubblici sottratti nell’area mercatale, siano esse demaniali o private. La cessione è stata ritenuta giustificata dalla necessità di garantire l’accesso del fondo privato alla via pubblica e di compensare la sottrazione di parcheggi e di suolo comunale. La sentenza ha riconosciuto l’effetto conformativo della decisione, destinato a orientare la successiva fase attuativa. Spese d’appello compensate tra le parti costituite.
Massime di principio
- È legittimo demandare alla fase attuativa la precisa delimitazione delle superfici territoriali e fondiarie di un comparto urbanistico quando i dati catastali e quelli risultanti dalla base topografica non coincidano, purché la scelta sia adeguatamente motivata e sia garantito il contraddittorio con i proprietari interessati.
- La previsione urbanistica di una superficie minima da destinare a strada, opere accessorie e parcheggi non è irragionevole per il solo fatto che l’esatta delimitazione delle aree private e demaniali sia rimessa alla fase attuativa, quando la quantità complessiva sia giustificata dalle opere necessarie per l’accesso al fondo e dalla compensazione di parcheggi pubblici sottratti.
- Un obbligo di cessione quantificato in sede di pianificazione deve essere interpretato in relazione alla totalità delle aree effettivamente interessate dalle opere pubbliche previste e non può essere automaticamente imputato per intero alla proprietà privata, se la disciplina comprende anche superfici demaniali o comunali.
- La motivazione delle previsioni urbanistiche può risultare dalla scheda d’ambito e dagli atti della pianificazione quando essi rendano comprensibili le ragioni della localizzazione delle opere, della quantificazione delle aree e del rinvio alla fase attuativa per la verifica dei confini.
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