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Sentenza

Sentenza n. 80/2026 - Palermo, Sezione 5

per la declaratoria - dell’illegittimità dell’occupazione da parte del Comune di Realmonte del terreno di proprietà dei ricorrenti; per l’accertamento - e dichiarazione della violazione del giusto procedimento, dell’illegittimità della procedura espropriativa; della violazione del termine finale dei lavori e delle espropriazioni e dell’eccesso di potere per ingiustizia manifesta; per la condanna - dell’amministrazione resistente al risarcimento del danno da occupazione illegittima.

Giustizia amministrativa202101926

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Sicilia - Palermo, Sez. VSentenzaAzione di accertamento

Atto impugnato: Occupazione sine titulo di un terreno privato nell'ambito di una procedura espropriativa non conclusa con decreto di esproprio

Esito

ACCOGLIMENTO PARZIALE

Favorevole al ricorrente (proprietari)

Prevale il privato

La controversia

I ricorrenti hanno riassunto davanti al giudice amministrativo il giudizio inizialmente proposto davanti al Tribunale civile, chiedendo l'accertamento dell'illegittimità dell'occupazione del terreno, della violazione del giusto procedimento e dei termini della procedura espropriativa, nonché il risarcimento del danno da occupazione illegittima e il ristoro parametrato al valore venale del bene. L'occupazione era iniziata nel 1979, sulla base di una dichiarazione di pubblica utilità e di un provvedimento di occupazione, ma non era mai seguita dall'emanazione del decreto di esproprio. Il Comune ha eccepito l'usucapione del bene, la costituzione di una servitù di uso pubblico per dicatio ad patriam e la prescrizione delle pretese risarcitorie, contestando inoltre il valore venale prospettato dai ricorrenti. Il Comune ha sostenuto che le azioni promosse non avrebbero interrotto il termine per l'usucapione perché dirette al risarcimento e non alla restituzione. I ricorrenti hanno inoltre chiesto il rinvio della trattazione per valutare una proposta transattiva.

La decisione

Il TAR ha negato il rinvio richiesto per la proposta transattiva, ritenendo insussistenti i casi eccezionali previsti dall'art. 73, comma 1-bis, c.p.a. e prevalente il principio di ragionevole durata del processo, essendo la causa matura per la decisione. Ha riconosciuto la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo ai sensi dell'art. 133, comma 1, lett. g), c.p.a., poiché l'occupazione e la trasformazione del bene erano collegate a una dichiarazione di pubblica utilità e all'esercizio di poteri espropriativi, pur in assenza del successivo decreto di esproprio. Ha dichiarato inammissibile, e comunque infondata, l'eccezione di usucapione, anche perché già esaminata nel precedente giudizio civile. Nel merito, ha escluso che fosse maturata l'usucapione: in ogni caso, il termine utile non avrebbe potuto decorrere prima dell'entrata in vigore del d.P.R. n. 327/2001 e, alla data di introduzione del giudizio civile nel 2017, non era decorso il ventennio. Ha altresì escluso la dicatio ad patriam, mancando la volontaria messa a disposizione del bene da parte dei proprietari, che avevano invece subito una procedura espropriativa incompiuta. Il ricorso è stato riqualificato alla luce dell'art. 42-bis d.P.R. n. 327/2001 e accolto nei limiti indicati. Il Comune è stato obbligato, entro 120 giorni, a scegliere tra la restituzione del terreno previa riduzione in pristino, con risarcimento del danno da occupazione illegittima, e l'acquisizione del bene mediante valido titolo di acquisto o mediante la procedura ex art. 42-bis. Il valore di mercato dovrà essere determinato nel contraddittorio tra le parti nell'ambito del procedimento eventualmente avviato dal Comune. Le controversie sul quantum dell'indennizzo ex art. 42-bis spettano alla Corte d'appello in unico grado. Qualora il Comune restituisca il bene, il danno da occupazione illegittima può essere liquidato equitativamente nel 5% annuo del valore di mercato, oltre interessi legali, entro i limiti della prescrizione quinquennale decorrente dalle singole annualità. Il Comune è stato condannato alle spese di lite per euro 2.000, oltre accessori.

Norme richiamate

  • art. 73, comma 1-bis, c.p.a.

    consente il rinvio solo in casi eccezionali

    La pendenza di una proposta transattiva recente e dai tempi ed esiti incerti non giustifica il rinvio quando la causa è matura per la decisione, in ragione del principio di ragionevole durata del processo.

  • art. 133, comma 1, lett. g), c.p.a.

    giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo

    Rientrano nella giurisdizione esclusiva le controversie, anche risarcitorie, relative a occupazione e trasformazione di beni conseguenti a una dichiarazione di pubblica utilità e collegate all'esercizio di pubblici poteri, anche se manca il tempestivo decreto di esproprio.

  • art. 42-bis d.P.R. n. 327/2001

    acquisizione del bene o sua restituzione

    La disposizione costituisce la disciplina autosufficiente dell'occupazione sine titulo da parte dell'amministrazione: l'illecito permanente cessa solo con la restituzione del bene, con la sua acquisizione secondo la procedura prevista oppure con un valido contratto traslativo.

  • art. 2935 c.c.

    la prescrizione decorre dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere

    Ai fini dell'eventuale usucapione del bene occupato, il termine non può decorrere anteriormente alla disponibilità di una tutela giuridica effettiva contro l'occupazione acquisitiva, individuata nella decisione nell'entrata in vigore del d.P.R. n. 327/2001.

  • art. 34, comma 1, lett. c), c.p.a.

    obbligo dell'ente di determinarsi in ordine alla restituzione o all'acquisizione

    Il giudice può ordinare all'amministrazione di esercitare il potere, entro un termine assegnato, scegliendo tra restituzione e acquisizione del bene occupato senza titolo.

  • art. 42-bis, comma 3, d.P.R. n. 327/2001

    interesse del 5% annuo sul valore di mercato del bene

    In caso di restituzione, il parametro del 5% annuo previsto dalla disposizione può essere utilizzato equitativamente per quantificare il danno da occupazione illegittima, in assenza di prova di ulteriori danni.

Massime di principio

  • Le controversie, anche risarcitorie, relative all'occupazione e trasformazione di un bene privato conseguenti a una dichiarazione di pubblica utilità rientrano nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo quando la condotta amministrativa è collegata all'esercizio di un pubblico potere, anche se la procedura non si è conclusa con un tempestivo decreto di esproprio; resta distinta l'ipotesi di occupazione usurpativa, caratterizzata dall'assoluto difetto originario di potestà ablativa.
  • In caso di occupazione divenuta sine titulo per mancata emanazione del decreto di esproprio, l'illecito permanente dell'amministrazione cessa soltanto mediante restituzione del bene, acquisizione secondo l'art. 42-bis d.P.R. n. 327/2001 o conclusione di un valido contratto traslativo, anche transattivo.
  • L'amministrazione non può acquisire il bene occupato invocando l'usucapione se non sono rigorosamente individuabili la non violenza della condotta, il momento dell'interversio possessionis e un dies a quo compatibile con il superamento dell'occupazione acquisitiva; in ogni caso, il termine ventennale non era maturato nel 2017 per un'occupazione iniziata nel 1979.
  • La dicatio ad patriam richiede la volontaria messa a disposizione del bene privato per l'uso collettivo; tale requisito non ricorre quando il proprietario abbia subito una procedura espropriativa non conclusa con il decreto di esproprio.
  • Il giudice amministrativo può ordinare all'amministrazione di determinarsi, entro un termine, tra restituzione del bene previa riduzione in pristino e acquisizione mediante valido titolo o procedura ex art. 42-bis d.P.R. n. 327/2001. Il valore di mercato deve essere determinato nel contraddittorio procedimentale con il proprietario.
  • Se il bene viene restituito, il danno da mancato godimento derivante dall'occupazione illegittima può essere liquidato equitativamente nel 5% annuo del valore di mercato, oltre interessi legali, ma il relativo diritto è soggetto a prescrizione quinquennale decorrente dalle singole annualità.

Come è indicizzato

MaterieOccupazione illegittima e acquisizione sananteGiurisdizione e ripartoDanno da provvedimento illegittimo
RamiEspropriazione per pubblica utilitàProcesso amministrativoResponsabilità della pubblica amministrazione
IstitutiRiparto di giurisdizioneEffetto conformativo e riedizione del potereRisarcimento del danno da attività amministrativaPonderazione degli interessi e interesse pubblico

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