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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 36385/2022 del 26/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la proroga del regime detentivo speciale ex art. 41-bis e l'ordinanza del Tribunale di sorveglianza che ha respinto il reclamo. Contestazioni principali: illegittimità costituzionale dell'art. 41-bis (violazione di vari artt. Cost. e della CEDU), eccessiva natura amministrativa del provvedimento, violazione del principio del contraddittorio e del giudice naturale, e valutazione illogica e insufficiente dei fatti (assenza di elementi che dimostrino il rischio attuale di mantenere contatti con l'organizzazione mafiosa, mancata considerazione di segni di dissociazione o di cambiamento). Si deduce inoltre che la norma imporrebbe una presunzione assoluta di pericolosità.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché fondato su motivi manifestamente infondati e, in parte, non consentiti in sede di legittimità. Motivazioni principali: la legittimità costituzionale dell'art. 41-bis è già stata confermata dalla giurisprudenza costituzionale; il sindacato di cassazione è limitato a profili di violazione di legge e mancata motivazione minimale; l'ordinanza impugnata ha fornito motivazione adeguata richiamando il ruolo apicale del ricorrente nella famiglia mafiosa, la perdurante operatività del sodalizio e l'assenza di segnali di dissociazione. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di una somma alla Cassa delle ammende pari a tremila euro.

Norme richiamate

  • art. 41-bis ord. pen. (ordinamento penitenziario), comma 2 e seguenti

    i provvedimenti applicativi del regime di detenzione differenziato sono "prorogabili nelle stesse forme per successivi periodi, ciascuno pari a due anni" purché non risulti che la capacità del detenuto ... sia venuta meno, tenuto conto anche del profilo criminale e della posizione rivestita, della perdurante operatività del sodalizio, della sopravvenienza di nuove incriminazioni, degli esiti del trattamento penitenziario e del tenore di vita dei familiari; "il mero decorso del tempo non costituisce, di per sé, elemento sufficiente"

    La norma autorizza proroghe biennali se permangono indizi che il detenuto possa mantenere contatti con l'organizzazione; il tempo trascorso da solo non esclude la pericolosità. Il controllo giudiziario in Cassazione è limitato a violazioni di legge e carenza della motivazione minima.

  • art. 41-bis, comma 2-bis e comma 2-sexies ord. pen.; legge 23/12/2002 n.279, art.2

    Disposizioni che regolano le modalità di proroga e i limiti del sindacato di legittimità (ricorso per cassazione ammissibile per violazione di legge).

  • Costituzione italiana (artt. citati dalla difesa: art. 3, 13, 24, 25, 27, 101, 102, 108, 111, 117)

    Gli artt. evocati attengono ai principi di uguaglianza, libertà personale, diritto di difesa, giudice naturale, processo e competenze sovrane: la Corte di cassazione ha ritenuto che le censure costituzionali erano infondate o attengono a scelte di bilanciamento e di competenza legislativa già vagliate dalla Corte costituzionale.

  • Convenzione europea dei diritti dell'uomo (artt. evocati dalla difesa: artt. 2, 3, 5, 6, 7, 17)

    La sentenza richiama che la compatibilità del regime 41-bis con la CEDU è stata valutata alla luce della temporaneità della misura e della possibilità di controllo giurisdizionale; non rileva violazione automatica dei diritti CEDU nella fattispecie.

  • Precedenti giurisprudenziali citati (Corte costituzionale n.349/1993, n.190/2010; Cass. Sez. U n.25080/2003; Cass. Sez.1 n.3447/2018; Corte cost. n.197/2021)

    La giurisprudenza indicata ha consolidato l'interpretazione della costituzionalità dell'art. 41-bis (salvo singole declaratorie di illegittimità su specifiche misure) e i limiti del controllo giudiziario: la Consulta e la Cassazione hanno già esaminato profili analoghi e ritenuto legittime molte delle scelte legislative e amministrative.

Massime di principio

  • Il sindacato della Corte di cassazione sui provvedimenti 41-bis è limitato a violazioni di legge e alla mancanza o manifesta illogicità della motivazione; non è consentita una riedizione in sede di legittimità del giudizio di merito sui fatti.
  • La norma 41-bis ammette proroghe basate su una valutazione prognostica della capacità del detenuto di mantenere contatti con l'organizzazione: rilevano il ruolo ricoperto, la perdurante operatività del sodalizio, nuove incriminazioni, il trattamento penitenziario e il contesto familiare; il solo decorso del tempo non è sufficiente per escludere la misura.
  • Le censure di incostituzionalità generali della disciplina 41-bis sono difficilmente accolte alla luce della consolidata giurisprudenza della Corte costituzionale; questioni su singole misure possono però essere dichiarate illegittime se concretamente lesive di diritti fondamentali.
  • Per impugnare efficacemente una proroga 41-bis occorre fornire elementi concreti e specifici che dimostrino la cessazione della capacità di mantenere contatti con l'organizzazione o segni concreti di dissociazione; argomentazioni generiche o richieste di riconsiderazione del merito sono normalmente inammissibili in cassazione.
  • Le questioni relative all'attribuzione di competenze (es. giudice nazionale unico per i reclami) attengono a scelte legislative: la loro compatibilità con il principio del giudice naturale è stata ritenuta accettabile se non è dimostrato un pregiudizio concreto al diritto di difesa.

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