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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 1545/2024 del 12/01/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza di Roma che aveva respinto il reclamo avverso la proroga del regime differenziato ex art. 41-bis Ord. pen.. Il ricorrente contestava la valutazione della "perdurante pericolosità" e della capacità di mantenere collegamenti con l'associazione mafiosa, eccependo che il Tribunale avrebbe omesso o svalutato elementi favorevoli: il fatto che avesse una sola condanna giovanile, i risultati del trattamento penitenziario (piena disponibilità, assenza di sanzioni disciplinari, completamento degli studi), il contesto ambientale della vicenda delittuosa, la presunta disparità di trattamento rispetto a coimputati, nonché la necessità di tenere conto delle pronunce della Corte costituzionale e della Corte EDU e delle novità normative introdotte dalla legge di conversione del dl. n.162/2022 (L. 30/12/2022, n.199) che, secondo la difesa, avrebbero valorizzato elementi alternativi alla collaborazione con la giustizia

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha respinto le censure. Ha ritenuto che il Tribunale di Sorveglianza abbia correttamente valutato i fatti e i documenti: ruolo apicale del VOTTARI nella cosca omonima, gravità delle condanne (416-bis, omicidi nella "strage di Natale" 2006), rilevanza dei legami familiari con esponenti condannati (Pelleg.), la presenza di operatività attuale del sodalizio (indagini e condanne per narcotraffico), l'esistenza di una rete di supporto alla latitanza e l'utilizzo di colloqui in dialetto per eludere i controlli. La Corte ha osservato che i progressi trattamentali sono stati presi in considerazione ma giudicati recessivi rispetto alla persistenza del pericolo e della capacità di mantenere collegamenti esterni. Quanto alle censure costituzionali e all'auspicata incidenza della nuova normativa, la Corte ha ritenuto che le modifiche non escludono l'obbligo di valutare l'assenza di collegamenti attuali o potenziali con la criminalità organizzata; pertanto la proroga è legittima. Condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 41-bis Ordinamento Penitenziario

    Norma centrale per l'applicazione e la proroga del regime differenziato: richiede elementi idonei a far ritenere la sussistenza di collegamenti con associazioni criminali; la verifica è prognostica e non necessita di prova penale, valutando parametri quali profilo criminale, posizione nell'associazione, operatività della stessa, esiti del trattamento, tenore di vita dei familiari

  • art. 14-ter Ordinamento Penitenziario

    Strumento processuale per il reclamo contro i provvedimenti 41-bis: abilita il Tribunale di Sorveglianza ad un sindacato di merito sulla sussistenza dei presupposti e sul rispetto dei limiti di legge e costituzionali nel contenuto del provvedimento

  • Legge 30 dicembre 2022, n. 199 (conversione dl. 31/10/2022, n. 162)

    Ha introdotto modifiche (in particolare con riferimento ad art. 4-bis) che attenuano il carattere imprescindibile della collaborazione con la giustizia per l'accesso a benefici, ma ha mantenuto l'obbligo del giudice di verificare l'assenza di collegamenti attuali o potenziali con la criminalità organizzata e il pericolo di ripristino di tali collegamenti

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Disposizione processuale che consente la condanna alle spese e l'irrogazione di una somma alla Cassa delle ammende in caso di ricorso infondato o colposo

  • Giurisprudenza costituzionale e internazionale richiamata (es. Corte Cost. sent. n. 376/1997, n. 190/2010, n. 351/1996, n. 186/2018, n. 97/2020; Corte EDU 13/6/2019)

    Richiamate per definire i limiti del potere ministeriale e l'estensione del sindacato giurisdizionale: il Tribunale deve valutare la sussistenza dei presupposti e il rispetto dei limiti costituzionali, compresa la coerenza delle motivazioni; le pronunce internazionali e costituzionali influenzano la valutazione ma non abolirono l'obbligo di verificare l'assenza di collegamenti mafiosi

Massime di principio

  • La proroga del 41-bis si fonda su una valutazione prognostica della "capacità" del detenuto di mantenere collegamenti con organizzazioni criminali: non serve prova penale ma elementi concreti e specifici che consentano una ragionevole previsione
  • I progressi trattamentali in carcere sono rilevanti ma non necessariamente determinanti: possono essere ritenuti "recessivi" se sussistono elementi concreti che indicano permanenza di pericolosità o collegamenti
  • Il giudice di sorveglianza esercita un sindacato ampio sulle proroghe: deve valutare l'intero materiale probatorio, motivare in modo coerente e confrontare le argomentazioni difensive; la Cassazione interviene solo per vizi di legge o motivazione manifestamente carente
  • La mera decorrenza del tempo o la circostanza di avere una sola condanna non escludono di per sé la permanenza della capacità di collegamento con l'organizzazione; è richiesta una valutazione globale e specifica
  • Le modifiche normative che riducono il ruolo della collaborazione non eliminano l'obbligo del giudice di accertare l'assenza di collegamenti attuali o potenziali: la nuova disciplina non garantisce automaticamente l'accesso al regime ordinario se persistono elementi di rischio
  • Per contestare disparità di trattamento rispetto a coimputati bisogna dimostrare la comparabilità fattuale e giuridica delle posizioni; affermazioni generiche non sono sufficienti a travolgere la valutazione del giudice

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