Salta al contenuto
ordinanza_civile

Cassazione Civile, Ordinanza n. 25960/2024 del 03/10/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (proprietario)

La controversia

La controversia nasce dalla richiesta del Comune di Torino di ottenere il canone per l'occupazione di spazi e aree pubbliche relativo agli anni 2012 e 2013, in relazione a un'intercapedine e a due bocche di lupo insistenti sui marciapiedi di due vie cittadine. In appello il Comune aveva ottenuto la riforma della decisione di primo grado e la declaratoria di debenza del canone in capo alla società proprietaria. La società ha proposto ricorso per cassazione con cinque motivi: con il primo ha dedotto la violazione dell'art. 63 del d.lgs. n. 446/1997 e dell'art. 1062 c.c., sostenendo che il Comune non avesse prodotto l'atto di cessione delle aree stradali e che ciò imponesse di presumere, in assenza di diversa prova, la preesistenza dei manufatti e quindi la costituzione della servitù per destinazione del padre di famiglia, con conseguente insussistenza dell'obbligo di pagare il canone; con il secondo ha sostenuto che, in base alla disciplina legale e regolamentare, il soggetto tenuto al pagamento fosse il titolare della concessione, ossia il condominio; con il terzo ha eccepito il difetto di legittimazione passiva della società, poiché le intimazioni erano fondate sulla concessione rilasciata al condominio; con il quarto ha denunciato violazione dell'art. 112 c.p.c., assumendo che la corte d'appello avesse deciso su una domanda diversa, fondata sull'occupazione di fatto, non prospettata; con il quinto ha dedotto la violazione degli artt. 1314 e 1123 c.c., perché il canone sarebbe stato, al più, dovuto pro quota dai singoli condomini dopo lo scioglimento del condominio.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il primo motivo, ritenendo decisivo l'errore della corte territoriale nell'avere reputato irrilevante l'accertamento della preesistenza dei manufatti alla cessione delle aree al Comune. Ha affermato che, in presenza di opere permanenti e visibili, la mancata previsione nel titolo di cessione va risolta a favore del soggetto che invoca la servitù, applicandosi la disciplina della destinazione del padre di famiglia ex art. 1062 c.c.; pertanto il precedente giudice avrebbe dovuto verificare se intercapedine e bocche di lupo fossero anteriori alla cessione delle aree divenute sede stradale. Gli ulteriori motivi sono stati dichiarati assorbiti. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte d'appello di Torino, che dovrà riesaminare la fattispecie attenendosi ai principi enunciati e provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 63 d.lgs. n. 446/1997

    La disposizione sul canone per l'occupazione di spazi e aree pubbliche rileva per individuare il presupposto e il soggetto tenuto al pagamento, ma la Corte non decide sui motivi ulteriori perché assorbiti; il suo uso è centrale nel censurare l'impostazione della corte d'appello.

  • art. 1062 c.c.

    La costituzione della servitù per destinazione del padre di famiglia opera quando due fondi, già appartenenti allo stesso proprietario, siano poi separati senza disposizione sulla servitù; il silenzio del titolo va risolto in favore della servitù se vi sono opere permanenti e visibili destinate al suo esercizio.

  • art. 1061 c.c.

    Richiamato per chiarire che la servitù per destinazione richiede opere permanenti e visibili destinate al suo esercizio.

  • art. 63 del Dlgs n° 446/1997

    Norma richiamata nei motivi di ricorso per sostenere che il canone sarebbe dovuto dal titolare della concessione o, in mancanza, dall'occupante di fatto.

  • art. 1, secondo comma, del Regolamento Cosap del Comune di Torino

    Richiamato per la medesima finalità di individuazione del soggetto passivo del canone.

  • art. 112 c.p.c.

    Richiamato nel quinto motivo di ricorso per asserita violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato.

  • artt. 1314 e 1123 c.c.

    Richiamati per sostenere che l'obbligazione, se esistente, non poteva gravare integralmente sulla sola società, ma eventualmente pro quota sui condomini.

  • art. 380-bis cod. proc. civ.

    Norma processuale che ha determinato la trattazione in adunanza camerale del ricorso.

  • art. 381-bis.1 cod. proc. civ.

    Richiamato per il deposito delle memorie delle parti nel procedimento camerale.

  • art. 83, terzo comma, c.p.c.

    Richiamato per la procura alle liti allegata al ricorso.

  • art. 136 c.p.c.

    Richiamato per le comunicazioni di cancelleria ai difensori.

  • art. 51 D.L. n. 112/2008

    Richiamato per le modalità di comunicazione tra difensori e cancelleria.

  • L. 2/2009

    Richiamata in relazione agli indirizzi PEC comunicati all'Ordine.

Massime di principio

  • Quando si controverte sulla debenza di un canone per occupazione di suolo pubblico, non è sufficiente richiamare la mera situazione fattuale o il titolo concessorio: occorre verificare se l'occupazione sia assistita da un diritto reale o personale preesistente e opponibile, idoneo a sottrarla al prelievo.
  • La disciplina della servitù per destinazione del padre di famiglia impone di accertare se le opere permanenti e visibili che rendono manifesto il peso siano anteriori alla separazione dei fondi; in presenza di tale preesistenza, il silenzio del titolo sulla servitù non può essere interpretato contro il titolare del fondo dominante.
  • Il giudice di merito non può ritenere irrilevante la data di realizzazione dei manufatti rispetto all'atto di cessione del fondo quando proprio tale circostanza è decisiva per stabilire l'esistenza o meno di una servitù costituita per destinazione del padre di famiglia.
  • La questione dell'esistenza di un diritto reale o personale che giustifichi il mantenimento di opere insistenti su suolo poi divenuto pubblico è questione di diritto rilevabile e apprezzabile anche d'ufficio, una volta che i fatti rilevanti siano stati allegati tempestivamente.
  • Se un motivo di ricorso è accolto perché assorbente rispetto agli altri, gli ulteriori motivi restano devoluti al giudice di rinvio solo in quanto compatibili con il nuovo esame della fattispecie.

Come è indicizzato

MaterieCompravenditaServitùImpugnazioni
RamiContrattiDiritti realiProcesso civile
IstitutiOnere della provaGiudicato

Testo integrale

Continua a leggere gratis

Crea il tuo account Trovanorma: leggi il testo integrale della pronuncia, apri l’originale e chiedi all’AI di applicarlo al tuo caso, con ogni fonte citata.

7 giorni di prova · Nessuna carta di credito

Hai già un account? Accedi

La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giurisprudenza civile, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.

Dal documento al tuo caso

Chiedi a Trovanorma cosa dice per il tuo caso

Descrivi i fatti: Trovanorma trova le norme, la prassi e le sentenze pertinenti, le mette in relazione e cita ogni fonte, che puoi aprire e verificare.