Cassazione Penale, Sentenza n. 29914/2023 del 10/07/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione della sentenza di proscioglimento/assoluzione dall'accusa di tentata concussione e/o induzione indebita; il Procuratore deduceva che il Tribunale avesse erroneamente applicato gli artt. 56 e 319-quater c.p. escludendo la configurabilità del reato per la mancata prospettazione alla parte offesa di una utilità, nonché avesse errato nell'applicare gli artt. 56 e 317 c.p. omettendo di valutare la correlazione tra le condotte contestate e il danno prospettato alla Segretaria comunale (Mariagiovanna Costanza). In sostanza si sosteneva che i comportamenti minatori e le pressioni del sindaco fossero idonei a costringere la segretaria a modificare gli atti relativi al recupero dei gettoni di presenza.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando di fatto l'esito favorevole all'imputato. La Corte ha ritenuto i motivi generici e manifestamente infondati e ha condiviso la valutazione del Tribunale che non risultano prove di una minaccia o di una induzione concreta e specifica: mancava la prova di opposizione del consiglio comunale, non è emersa la prova che Rizza abbia incaricato terzi di comunicare la sua sfiducia, la 'sfiducia' non equivale automaticamente a avvio del procedimento di revoca (art. 100 d.lgs. n.267/2000), le modifiche apportate alla nota erano formali e non alterative, e lo strappo del documento è stato valutato come gesto di stizza privo di efficacia coercitiva. La Corte ha ribadito la differenza tra concussione (abuso costrittivo con minaccia o violenza e costrizione alla scelta tra subire un danno o concedere un'utilità) e induzione indebita (pressione morale/persuasione, con diversa nozione di condizionamento) e ha osservato che, in assenza di una condotta pubblica idonea a costringere o indurre, la responsabilità non può essere affermata.
Norme richiamate
art. 56 cod. pen.
Definisce il concetto di tentativo: il reato si considera tentato quando l'azione idonea diretta a commettere il reato non si compie per cause indipendenti dalla volontà dell'agente; applicata per valutare la ricorrenza di un tentativo di induzione o concussione.
art. 319-quater cod. pen.
Norma sull'induzione indebita a dare o promettere utilità: la condotta del pubblico agente è persuasiva o suggestiva e si differenzia dalla concussione per la minore intensità della pressione; la Corte ha chiarito che per il reato tentato occorre una condotta pubblica concreta idonea e che l'evento dell'ottenimento del vantaggio si valuta distintamente.
art. 317 cod. pen.
Norma sulla corruzione (citata nei motivi): nel ricorso si richiamava in seconda battuta ai correlati principi di valutazione della condotta corruttiva/danno, ma la Corte ha ritenuto inammissibili i rilievi per generici e privi di riscontro probatorio.
art. 100 d.lgs. n.267/2000
Previsione normativa sulle cause e sul procedimento di revoca del segretario comunale: la Corte ha osservato che la mera espressione di sfiducia non è di per sé sufficiente a determinare la revoca, quindi non basta a dimostrare una minaccia idonea ad ottenere la modifica degli atti.
Giurisprudenza della Cassazione (Sez. U, n. 12228 del 24/10/2013, Maldera e altre pronunce richiamate)
Richiamati i precedenti che distinguono concussione e induzione (intensità della pressione, requisito della minaccia/violenza per la concussione e della prospettazione di un vantaggio per l'indotto nell'induzione), nonché criteri per valutare il tentativo: è necessaria una condotta pubblica idonea e univoca ad ottenere la prestazione indebita.
Massime di principio
- La concussione richiede un abuso costrittivo efficace mediante minaccia o violenza (esplicita o implicita) che limiti gravemente la libertà di autodeterminazione della vittima; mere espressioni di sfiducia o ostilità non sono sufficienti.
- L'induzione indebita è caratterizzata da pressioni morali o persuasive e può essere punita anche senza violenza, ma occorre dimostrare una condotta pubblica idonea ad indurre il privato e la prospettazione di un vantaggio rilevante ai fini della decisione del privato.
- Per configurare il tentativo (art. 56 c.p.) è necessario dimostrare una condotta idonea e diretta alla commissione del reato; l'assenza dell'evento (es. mancato conseguimento dell'utilità) non esclude la punibilità solo se la condotta dell'agente fosse in concreto idonea a cagionarlo.
- Gesti emotivi o modifiche formali a documenti, se privi di efficacia e senza prova di pressione coercitiva o di una strategia volta ad ottenere un vantaggio illecito, difficilmente costituiscono reato.
- La valutazione probatoria è centrale: senza elementi concreti che colleghino la condotta dell'agente al costringimento o all'induzione del privato, le accuse di concussione o induzione indebita rischiano di essere infondate.
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