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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 09226/2026 del 10/03/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente aveva chiesto la riparazione per ingiusta detenzione relativa al periodo di custodia cautelare dal 18/01/2021 al 20/05/2021, a seguito del fermo in flagranza su autostrada Napoli-Salerno: nella sua auto venivano trovati 367 grammi di cocaina nel portatarga e 0,5 grammi di marijuana nella borsa; la ricorrente e il passeggero Venosa venivano arrestati come presunti corrieri. In sede di giudizio abbreviato la ricorrente veniva assolta per non aver commesso il fatto (sentenza irrevocabile 21/09/2021). La Corte di appello, però, aveva rigettato la domanda di riparazione ritenendo che la ricorrente avesse concorso, con dolo o con colpa grave per macroscopica imprudenza, a determinare la falsa apparenza di responsabilità: in particolare per l'atteggiamento di insofferenza al controllo che indusse la perquisizione e per dichiarazioni mendaci rese all'udienza di convalida (aver guidato lei il veicolo e la versione del viaggio diretta a un pranzo con il Venosa), circostanze che avrebbero alimentato l'apparenza di responsabilità penale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Abimelech. Ha ritenuto infondato il motivo secondo cui la Corte territoriale avrebbe compiuto una rivalutazione indebita di fatti già esaminati dal giudice dell'assoluzione: la Corte d'appello ha invece effettuato un giudizio autonomo, ex ante, volto a stabilire se le condotte (atteggiamento di insofferenza e dichiarazioni mendaci) avessero creato la falsa apparenza della configurabilità del reato e dunque ostassero al riconoscimento della riparazione. La cassazione ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende; non ha posto a carico del Ministero spese aggiuntive per la memoria difensiva.

Norme richiamate

  • art. 314, comma 1, cod. proc. pen.

    Norma richiamata nel ricorso; la Corte di Cassazione non ha riformulato un'interpretazione sostanziale della norma perché ha dichiarato il ricorso inammissibile

  • art. 606, comma 1, lett. b), cod. proc. pen.

    Norma invocata come titolo di censura in cassazione (violazione di legge); la Corte l'ha valutata alla stregua dell'ammissibilità del motivo e ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato

  • art. 110 cod. pen. e art. 73, comma 1, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    Norme sostanziali che individuano il concorso nel reato e la fattispecie in materia di stupefacenti: erano le fattispecie ascritte in origine ma successivamente oggetto di assoluzione; servono nel processo di riparazione per descrivere la natura dell'apparenza di reato che sarebbe stata creata

  • Giurisprudenza consolidata in materia di riparazione per ingiusta detenzione (Cass. pen., sez. 4 e sez. U)

    Cass. pen., Sez. 4, n. 30826 del 13/06/2024; Cass. pen., Sez. 4, n. 19432 del 08/04/2025; Sez. U, n. 34559 del 26/06/2002, ecc.

    Principio richiamato e applicato: nel giudizio di riparazione il giudice deve valutare autonomamente, ex ante, tutti gli elementi probatori per stabilire se la condotta del richiedente abbia dato causa o concorso a dar causa all'ingiusta detenzione con dolo o colpa grave, non riaprendo il dibattimento di merito ma verificando se è stata creata la 'falsa apparenza' di configurabilità del reato

Massime di principio

  • La domanda di riparazione per ingiusta detenzione può essere esclusa se il richiedente ha contribuito, con dolo o con colpa grave (macroscopica imprudenza), a creare l'apparenza della sua responsabilità penale anche se poi è stato assolto.
  • Il giudice che decide sulla riparazione svolge una valutazione autonoma ed 'ex ante' degli elementi di fatto: non riapre il giudizio penale ma verifica se ci sono condotte che hanno indotto l'errore dell'autorità procedente.
  • Condotte extra-procedimentali (es. atteggiamento al momento del controllo) e comportamenti processuali (es. dichiarazioni mendaci in udienza di convalida) possono concorrere a escludere l'indennizzo se risultano rilevanti per creare una falsa apparenza di reato.
  • L'assoluzione penale non garantisce automaticamente il diritto all'indennizzo: va verificato se l'assistito abbia, con colpa grave o dolo, contribuito alla sua ingiusta detenzione.
  • In cassazione i motivi basati sulla presunta rivalutazione dei fatti da parte del giudice della riparazione sono valutati alla luce del principio di autonomia valutativa; ricorsi privi di fondamento sono dichiarati inammissibili e possono comportare condanne alle spese e ammende.

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