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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20962/2023 del 17/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Giuseppe Rollo impugnava l'ordinanza della Corte d'appello di Potenza per omessa o incongrua motivazione nella quantificazione dell'incremento dell'equo indennizzo oltre il criterio aritmetico (contestava la mancata esposizione dei criteri che giustificavano l'aumento di Euro 10.000). Il Ministero deduceva, tra l'altro, l'apparenza motivazionale circa l'esclusione della causa ostativa della colpa grave o del dolo concorrente nella determinazione della custodia cautelare, la mancanza di motivazione sull'incremento del quantum per i pregiudizi d'immagine e professionali, e l'erronea condanna del Ministero alla rifusione delle spese processuali nonostante l'accoglimento solo parziale della domanda di Rollo. Fatti di contesto: Rollo aveva subito arresti domiciliari per ipotesi di corruzione in atti giudiziari (intermediazione per favorire un intervento sanitario a beneficio del figlio di un magistrato); la misura era stata confermata in riesame e poi l'ordinanza cautelare annullata senza rinvio dalla Corte di legittimità, e successivamente Rollo assolto per insussistenza del fatto.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il primo motivo di ricorso proposto dall'Avvocatura dello Stato (Ministero dell'Economia e delle Finanze), ritenendolo fondato e assorbendo le altre doglianze. Ha rilevato l'ambiguità e la contraddittorietà dell'ordinanza impugnata: la Corte d'appello aveva indicato indizi sia in senso di "ingiustizia formale" (con diversa valutazione dei medesimi elementi, che escluderebbe l'efficacia ostativa della colpa grave) sia l'assenza di colpa grave (che invece rileva come causa ostativa in ipotesi di ingiustizia sostanziale). Per tali ragioni la sentenza è stata annullata e la causa rinviata alla Corte d'appello di Potenza per nuovo esame, con disposizione che il giudice del rinvio dovrà prima qualificare la domanda ai sensi del primo o secondo comma dell'art. 314 c.p.p. e poi procedere, se necessario, alla valutazione della condotta del richiedente e alla nuova quantificazione dell'indennizzo (compresa la decisione sulle spese). La Cassazione ha altresì disposto la regolamentazione delle spese del giudizio di legittimità in sede di rinvio.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen.

    Disciplina la riparazione per ingiusta detenzione distinguendo l'"ingiustizia sostanziale" (proscioglimento/archiviazione) e l'"ingiustizia formale" (decisione irrevocabile che accerta l'illegittimità della misura). Stabilisce che non si riconosce l'indennizzo se il soggetto ha dato causa o concorso a darvi causa con dolo o colpa grave, valutata ex ante rispetto all'intervento dell'autorità.

  • art. 273 cod. proc. pen.

    Rilevato come norma che, unitamente all'art. 280 c.p.p., definisce le condizioni per l'adozione di misure cautelari: è richiamata per stabilire la legittimità della misura e per l'accertamento dell'ingiustizia formale.

  • art. 280 cod. proc. pen.

    Richiamato insieme all'art. 273 come riferimento sulle condizioni di applicabilità delle misure cautelari; utile per verificare se la misura sia stata disposta o mantenuta in violazione delle condizioni di legge.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sezioni Unite e Sezioni Penali)

    es. Sez. U n. 32383/2010 D'Ambrosio; Sez. U n. 34559/2002 De Benedictis; numerose pronunce citate in motivazione

    La giurisprudenza definisce i criteri operativi per valutare la colpa grave o il dolo ostativi all'indennizzo: occorre valutazione ex ante, raffronto specifico tra condotta del richiedente e ragioni dell'intervento dell'autorità, e distinzione tra ipotesi in cui l'insussistenza originaria delle condizioni è stata accertata sulla base dei medesimi elementi (nel qual caso la condotta del richiedente non può essere ritenuta causa della misura) e i casi in cui l'accertamento ex post si fonda su elementi diversi, consentendo di valutare la sinergia causale della condotta del richiedente.

Massime di principio

  • Prima di quantificare o escludere l'indennizzo, il giudice della riparazione deve qualificare la domanda come relativa a ingiustizia sostanziale (comma 1) o ingiustizia formale (comma 2) dell'art. 314 c.p.p.; la qualificazione condiziona la rilevanza della condotta del richiedente
  • La valutazione della colpa grave o del dolo è ex ante e autonoma rispetto al processo di merito: il giudice deve confrontare la condotta del richiedente (come risultante dalla sentenza di assoluzione) con gli elementi che giustificarono l'intervento dell'autorità e motivare in modo puntuale e congruo
  • Se l'accertamento dell'insussistenza delle condizioni di applicabilità della misura è basato sui medesimi elementi che erano a disposizione del giudice della cautela, non si può attribuire al richiedente efficacia causale della misura (quindi la colpa grave non opera come causa ostativa); invece, se l'insussistenza è emersa grazie a elementi diversi, è possibile valutare la sinergia causale della condotta del richiedente
  • Ogni incremento dell'indennizzo oltre il criterio aritmetico richiede motivazione esplicita sui criteri usati (natura e rilevanza dei danni patrimoniali, morali, d'immagine o professionali) altrimenti è viziato per insufficiente motivazione
  • In caso di decisione contraddittoria o ambiguamente motivata (es. mescolare ragionamenti tipici dell'ingiustizia formale e sostanziale), la decisione va annullata e il giudice deve riesaminare la questione secondo i criteri giurisprudenziali richiamati

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