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Cassazione Civile, Ordinanza n. 20291/2025 del 20/07/2025

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (lavoratore)

La controversia

La controversia riguarda il trattamento economico spettante a un docente/lavoratore universitario già assunto come lettore di madrelingua straniera con contratti a termine e poi transitato in un diverso rapporto come collaboratore linguistico/esperto linguistico. Dopo un primo giudizio definito con verbale di conciliazione e un successivo giudizio concluso con sentenza passata in giudicato che aveva riconosciuto differenze retributive fino al 31.12.2008 assumendo come parametro il trattamento del ricercatore confermato a tempo definito, il lavoratore ha promosso un nuovo giudizio per il periodo 1.1.2009-31.12.2017 chiedendo l’applicazione dello stesso criterio, in base a una corretta progressione economica. L’università ha resistito sostenendo che il giudicato precedente non impediva l’applicazione dell’art. 26, comma 3, l. 240/2010, norma di interpretazione autentica che disciplinerebbe diversamente il calcolo del trattamento dovuto. In Cassazione il ricorrente ha dedotto, con tre motivi, la violazione del giudicato ex art. 2909 c.c. e dell’art. 26, comma 3, l. 240/2010, nonché vizi di motivazione e ultrapetizione/corrispondenza tra chiesto e pronunciato; in sostanza ha sostenuto che la precedente sentenza del 2013 aveva valenza precettiva anche per il futuro e impediva di ridiscutere il criterio di computo delle differenze retributive.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il primo motivo di ricorso, ritenendo fondata la censura di violazione del giudicato esterno. Ha affermato che la sentenza della Corte d’appello di Lecce del 2013, letta unitamente all’ordinanza di Cassazione del 2016, aveva già escluso l’applicabilità dell’art. 26, comma 3, l. 240/2010 al rapporto in questione, con efficacia vincolante anche per il periodo successivo, trattandosi di rapporto di durata. Di conseguenza la sentenza impugnata è stata cassata in relazione al motivo accolto e la causa è stata rinviata alla Corte d’appello di Bari, in diversa composizione, anche per le spese. Gli ulteriori motivi sono rimasti assorbiti.

Norme richiamate

  • art. 360, primo comma, n. 3, c.p.c.

    viene utilizzato per denunciare violazione di legge, in particolare del giudicato e dell’art. 26, comma 3, l. 240/2010.

  • art. 360, primo comma, n. 4, c.p.c.

    viene richiamato per i vizi di nullità della sentenza denunciati nei motivi secondo e terzo.

  • art. 2909 c.c.

    il giudicato esterno, una volta formatosi, ha efficacia vincolante e impedisce di riesaminare questioni già decise, salvo sopravvenienze che mutino il rapporto.

  • art. 115 c.p.c.

    è richiamato come parametro della censura relativa all’erronea ricognizione del contenuto delle prove e degli atti di causa.

  • art. 132 c.p.c.

    è invocato per asserita nullità della sentenza per carenza o contraddittorietà della motivazione.

  • art. 156 c.p.c.

    è richiamato con riguardo alla nullità processuale dedotta dal ricorrente.

  • art. 118 disp. att. c.p.c.

    è richiamato in relazione al dovere di motivazione della sentenza.

  • art. 112 c.p.c.

    è invocato per dedotta violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato.

  • art. 26, comma 3, legge n. 240/2010

    norma di interpretazione autentica sulla disciplina del trattamento economico dei collaboratori esperti linguistici già lettori di madrelingua, da applicarsi, nel caso deciso, in coerenza con il giudicato precedente che ne aveva escluso l’incidenza sul rapporto dedotto.

  • art. 36 Cost.

    è richiamato dal ricorrente quale parametro di adeguatezza della retribuzione, ma la decisione si fonda sulla prevalenza del giudicato esterno.

  • art. 12 disp. prel. c.c.

    è richiamato per affermare che l’interpretazione del giudicato esterno va compiuta secondo i criteri ermeneutici delle norme.

Massime di principio

  • Il giudicato esterno, per la sua vis imperativa, va interpretato come una norma e non come un atto negoziale: la sua portata si ricostruisce secondo i criteri legali di interpretazione, ed eventuali errori interpretativi sono sindacabili in cassazione come violazione di legge.
  • Nei rapporti di durata e nelle obbligazioni periodiche, il giudicato formatosi su una fattispecie attuale continua a spiegare effetti anche per il tempo successivo, impedendo il riesame delle questioni già decise; il limite alla sua ultrattività è costituito solo da sopravvenienze di fatto o di diritto che mutino il contenuto materiale del rapporto o il suo regolamento.
  • Se una pronuncia definitiva ha già escluso l’applicazione di una certa disciplina sopravvenuta al rapporto dedotto in giudizio, la stessa questione non può essere nuovamente riproposta in un successivo giudizio fondato sul medesimo rapporto, anche se relativo a periodi ulteriori.
  • Quando il giudice di merito interpreta in modo non coerente il contenuto precettivo di una precedente decisione definitiva, omette di attribuire al giudicato la sua efficacia vincolante e incorre in violazione di legge censurabile in cassazione.

Come è indicizzato

MaterieRetribuzione e TFRImpugnazioni
RamiLavoroProcesso civile
IstitutiGiudicatoOnere della prova

Testo integrale

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