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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28420/2022 del 19/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva applicato gli arresti domiciliari per il reato ex art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309. Il ricorrente deduce violazione di legge in relazione alla sussistenza di "gravi indizi di colpevolezza" e contesta l'attualità delle esigenze cautelari, invocando la mancanza di attività lavorativa e il fatto di aver agito in violazione delle restrizioni per la pandemia da COVID-19.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che il Tribunale avesse motivato adeguatamente la sussistenza di gravi indizi richiamando la corrispondenza fra le dichiarazioni di un acquirente e la sostanza trovata presso l'abitazione e altra dimora utilizzata dal ricorrente, nonché gli utensili per il confezionamento e la pesatura. Sulle esigenze cautelari il Tribunale ha valorizzato la mancata collaborazione dell'indagato (ammissioni tardive e silenzio all'interrogatorio di garanzia), l'assenza di attività lavorativa e la capacità di procurarsi ingenti quantità di stupefacente come fattori che rendono concreto il rischio di continuazione dell'attività di spaccio; tuttavia ha ritenuto gli arresti domiciliari proporzionati alla luce della presenza di un contesto familiare di controllo. Per l'inammissibilità, il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro tremila in favore della Cassa delle ammende (ex art. 616 c.p.p.).

Norme richiamate

  • d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309, art. 73

    La norma penale sulle sostanze stupefacenti è stata applicata per configurare il reato di detenzione ai fini di spaccio in base alla quantità di droga sequestrata e agli elementi indiziari (dichiarazioni acquirente, strumenti per il confezionamento).

  • Codice di procedura penale, art. 616

    Articolo utilizzato per disporre la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma a favore della Cassa delle ammende in caso di ricorso inammissibile.

  • Regolamento di esecuzione del codice di procedura penale, art. 28

    Norma richiamata per gli adempimenti di cancelleria successivi alla decisione; riguarda aspetti procedurali esecutivi e non la valutazione di merito.

Massime di principio

  • In cassazione un'argomentazione meramente assertiva e generica sulla mancanza di motivazione è insufficiente: occorrono censure specifiche e motivate per contribuire all'ammissibilità del ricorso.
  • I "gravi indizi" possono essere fondati anche su riscontri indiretti e collegamenti probatori (es. dichiarazioni di acquirenti, quantità di sostanza, strumenti per il confezionamento) quando formano un quadro coerente.
  • La mancata collaborazione dell'indagato (ammissioni tardive, avvalersi della facoltà di non rispondere) è elemento rilevante nella valutazione dell'attualità delle esigenze cautelari.
  • L'assenza di attività lavorativa, unitamente alla capacità dimostrata di approvvigionarsi di ingenti quantità di droga, può essere valutata come indice del rischio di reiterazione del reato e giustificare misure restrittive.
  • La presenza di un contesto familiare controllante può giustificare l'adozione di misure meno afflittive (arresti domiciliari) se ritenute sufficienti a contenere il rischio di continuazione dell'attività illecita.
  • Ricorsi inammissibili o manifestamente infondati possono comportare condanne alle spese e sanzioni a carico del ricorrente ai sensi del codice di procedura penale.

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