Cassazione Penale, Sentenza n. 7670/2024 del 21/02/2024
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
I ricorrenti impugnano la sentenza di appello per plurimi vizi: vizio di motivazione e di applicazione della legge penale in ordine alla configurabilità del reato di corruzione propria (art. 319 ss.) rispetto alla corruzione funzionale (art. 318), contestazioni sulla delimitazione temporale del tempus commissi delicti e sull'applicazione delle norme sulla prescrizione (artt. 158, 161 cod. pen.), eccezioni di inutilizzabilità delle intercettazioni e vizi procedurali, richieste di riqualificazione dei fatti (anche ai sensi dell'art. 346-bis per traffico di influenze o art. 319-quater per induzione) e censure sulla confisca e sulla statuizione civile a favore del Comune. In sintesi: si contesta che le condotte accertate non integrino atti contrari ai doveri d'ufficio necessari per la corruzione propria, che alcune intercettazioni siano inutilizzabili e che molte delle fattispecie siano prescritte o vadano riqualificate come reati meno gravi.
La decisione
La Corte di Cassazione ha, in parte, accolto le doglianze: ha annullato senza rinvio la sentenza di appello nei confronti di Gianfranco Cannova e Domenico Proto perché i reati risultano estinti per prescrizione. Ha invece rigettato i ricorsi di Calogero Sodano, Nicolò Sodano e Giuseppe Antonioli, confermando le rispettive statuizioni di colpevolezza e le relative misure (compresa la confisca diretta nei limiti disposti in grado di merito). La Corte ha altresì confermato la legittimità dell'utilizzazione delle intercettazioni contestate e ha ritenuto mantenibili le statuizioni civili a favore del Comune di Motta Sant'Anastasia; ha inoltre precisato che la confisca delle somme corrisposte come prezzo del reato è compatibile anche dopo la prescrizione quando ricorrono le condizioni già accertate in primo grado.
Norme richiamate
art. 319 cod. pen. (corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio)
La Corte richiama la giurisprudenza secondo cui la corruzione propria richiede la prova di un atto specifico contrario ai doveri d'ufficio; la mera percezione di utilità o l'asservimento della funzione integra art. 319 solo se ha prodotto atti contrari ai doveri, altrimenti rileva l'art. 318.
art. 318 cod. pen. (corruzione per l'esercizio della funzione, corruzione funzionale)
La Corte precisa che l'art. 318 sanziona il mercimonio della funzione come reato di pericolo; la presenza di pagamenti ripetuti e di stabile asservimento può integrare art. 318 quando non sia dimostrato un atto specifico contrario ai doveri d'ufficio.
art. 317 cod. pen. (concussione)
Richiamato dalle difese come alternativa di qualificazione; la Corte valuta i fatti e conferma che, nel caso, le risultanze probatorie sono compatibili con corruzione più che con concussione.
art. 319-quater cod. pen. (induzione indebita)
Richiamato come possibile riqualificazione difensiva; la Corte non ritiene che le risultanze giustifichino la riqualificazione proposta per gli imputati i cui ricorsi sono stati rigettati.
art. 346-bis cod. pen. (traffico di influenze illecite)
Invocato dalle difese come inquadramento alternativo; la Corte ritiene che, alla luce delle intercettazioni e delle attività documentate, la condotta costituisca concorso in corruzione propria o funzionale piuttosto che traffico di influenze.
artt. 158 e 161 cod. pen. (prescrizione)
La Corte applica le regole di prescrizione al tempus commissi delicti e alla successione di leggi penali nel tempo, ritenendo prescritti i reati per i periodi indicati (corruzione propria fino a giugno 2012 prescritta nel 2019; condotte ricondotte ad art. 318 prescritte successivamente).
artt. 191, 267, 270, 271 cod. proc. pen. (intercettazioni e convalide)
La Corte valuta la legittimità dei decreti autorizzativi delle intercettazioni, ammettendole anche se motivate per relationem quando il decreto richiama adeguatamente le richieste del PM e le annotazioni di PG; respinge le eccezioni di inutilizzabilità mosse dalla difesa.
art. 322-ter cod. pen. e art. 578-bis cod. proc. pen. (confisca e confisca per equivalente)
La Corte ribadisce che, se il denaro costituisce prezzo o profitto del reato, la confisca diretta è ammissibile anche dopo la prescrizione quando la responsabilità è stata accertata in primo grado e la fattispecie non cambia nel merito; la confisca per equivalente ha limiti di retroattività.
art. 240 cod. pen. e art. 129 cod. proc. pen.
Richiamati in relazione alla facoltà del giudice di disporre misure ablative anche in caso di estinzione del reato per prescrizione, se sussiste condanna precedente e accertamento della natura della somma.
Massime di principio
- Per distinguere corruzione propria (art. 319) da corruzione funzionale (art. 318) occorre verificare la sussistenza di un atto specifico concretamente contrario ai doveri d'ufficio: il mero pagamento o l'asservimento della funzione, senza atto concreto contrastante le regole di esercizio del potere, tende a rientrare in art. 318.
- Quando sussistono plurime dazioni collegate a un accordo stabile con il pubblico agente, tali da delineare un asservimento continuativo della funzione, si può configurare un reato permanente; valutare sempre se le singole dazioni costituiscono momenti di un unico reato permanente o reati autonomi.
- La determinazione del tempus commissi delicti è cruciale per l'applicazione delle norme antitangenti intervene nel tempo e per la prescrizione: fronteggiare censure sulla successione di leggi penali richiede individuare quando si sono concretamente realizzati tutti gli elementi del reato sotto la legge più grave.
- Le intercettazioni sono utilizzabili se i decreti autorizzativi contengono una motivazione anche per relationem adeguata alle richieste del PM e alle annotazioni di PG; le eccezioni di inutilizzabilità richiedono un esame puntuale del contenuto dei decreti.
- La confisca delle somme ritenute prezzo o profitto del reato può essere disposta anche se il reato si è estinto per prescrizione, purché vi sia stato un accertamento di responsabilità e una pronuncia in grado di merito che ne abbia delineato natura e ammontare.
- La parte civile può mantenere la legittimazione a chiedere risarcimento anche quando il reato sia prescritto, se sussiste una potenziale capacità lesiva e un nesso causale desumibile anche per presunzioni.
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