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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 39693/2024 del 29/10/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva annullato la custodia cautelare in carcere nei confronti di Lo Bianco per la contestata partecipazione all'associazione mafiosa ("famiglia di Trabia"). Il Procuratore deduceva vizio di motivazione per valutazione illogica, incompleta e parcellizzata degli elementi indiziari (dichiarazioni di collaboratori, intercettazioni, dichiarazioni di persone informate, atti di precedenti procedimenti) che a suo avviso dimostrerebbero la necessaria gravità indiziaria.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che il sindacato di legittimità sia limitato alla verifica dell'adeguatezza logica e giuridica della motivazione del tribunale del riesame e non possa sostituirsi al giudice di merito in una diversa valutazione delle prove. Il Tribunale del riesame aveva esposto motivatamente che le dichiarazioni dei collaboratori erano generiche e contraddittorie, che atti di precedenti procedimenti non sono di per sé conclusivi, che alcune condotte contestate avevano carattere personale e non connotazione "mafiosa", e che le intercettazioni non dimostravano l'effettiva partecipazione stabile all'organizzazione. La motivazione del riesame è stata ritenuta congrua e non illogica, per cui l'annullamento della misura cautelare è stato confermato.

Norme richiamate

  • Sez. 2, n. 27866 del 17/06/2019 (Mazzelli)

    «in tema di misure cautelari personali, il ricorso per cassazione per vizio di motivazione del provvedimento del tribunale del riesame in ordine alla consistenza dei gravi indizi di colpevolezza consente al giudice di legittimità, in relazione alla peculiare natura del giudizio ed ai limiti che ad esso ineriscono, la sola verifica delle censure inerenti la adeguatezza delle ragioni addotte dal giudice di merito ai canoni della logica e ai principi di diritto che governano l'apprezzamento delle risultanze probatorie e non il controllo di quelle censure che, pur investendo formalmente la motivazione, si risolvono nella prospettazione di una diversa valutazione di circostanze già esaminate dal giudice di merito»

    La Corte ricorda che la Cassazione può verificare solo la congruità logica e giuridica della motivazione del riesame, non rivalutare i fatti né riformulare la valutazione degli indizi già compiuta dal giudice di merito.

  • Sez. 3, n. 17527 del 11/01/2019 (Inegbedion Lucky)

    «in tema di misure cautelari personali, nel caso in cui sia denunciato, con ricorso per cassazione, il vizio della motivazione del provvedimento emesso dal tribunale del riesame in ordine alla consistenza dei gravi indizi di colpevolezza, la verifica delle ragioni affermative della gravità del quadro indiziario a carico dell'indagato e il controllo della congruenza della motivazione devono, nel caso di dubbio, tener conto della regola di giudizio del "favor rei", da cui consegue che, se due significati possono ugualmente essere attribuiti a un dato probatorio, deve privilegiarsi quello più favorevole all'indagato, che può essere accantonato solo qualora risulti inconciliabile con altri univoci elementi di segno opposto»

    In caso di dubbio interpretativo sugli indizi, deve applicarsi il principio del "favor rei": la valutazione che favorisce l'imputato prevale, salvo elementi univoci contrari.

Massime di principio

  • Il ricorso per cassazione contro l'ordinanza del riesame è limitato a verificare la correttezza logico-giuridica della motivazione e non può ri-ponderare le prove: non è ammessa una diversa valutazione di fatto già compiuta dal giudice di merito.
  • Quando le dichiarazioni di collaboratori risultano generiche, contraddittorie o non specifiche, il loro apporto probatorio può essere ritenuto insufficiente a fondare la gravità indiziaria per una partecipazione stabile a un'associazione mafiosa.
  • La prova della "partecipazione stabile" a un sodalizio mafioso richiede elementi che vadano oltre la semplice frequentazione o disponibilità occasionale verso esponenti dell'associazione: conversazioni e atti isolati non sono automaticamente indicativi di "inserimento" nell'organizzazione.
  • In presenza di letture alternative plausibili degli stessi elementi probatori, il giudice deve privilegiare l'interpretazione più favorevole all'indagato (principio del "favor rei").
  • Decisioni o accertamenti di procedimenti precedenti che non risultino conclusivi possono ridurre il valore indiziario complessivo; occorre una valutazione complessiva e coerente degli elementi, non una sommatoria formale.
  • Per ottenere la conferma di una misura cautelare per reati associativi è necessario che la motivazione mostri chiaramente la coerenza e la sufficienza degli indizi rispetto alla partecipazione stabile e strutturata all'organizzazione.

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