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Ordinanza

Ordinanza n. 2366/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 7

Giustizia amministrativa202604202

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. VIIOrdinanza cautelareAzione di annullamento

Atto impugnato: sentenza del TAR Abruzzo, Sezione staccata di Pescara, Sez. I, n. 192/2026, della quale era stata chiesta la sospensione dell’efficacia

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (studentessa appellata)

Prevale il privato

La controversia

L’Università ha proposto appello contro la sentenza del TAR Abruzzo n. 192/2026, chiedendone incidentalmente la sospensione. Nella fase cautelare ha sostenuto, secondo quanto emerge dalla motivazione, l’incidenza dei decreti ministeriali n. 418 del 30 maggio 2025 e n. 454 del 16 luglio 2025 e, più in generale, la sussistenza di errori di diritto nella precedente sentenza del TAR Abruzzo n. 310/2025, divenuta irrevocabile. L’appellata si è costituita chiedendo il passaggio della causa in decisione.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha respinto la domanda cautelare per insussistenza del fumus boni iuris. In sede sommaria ha ritenuto che l’Università debba dare esecuzione al giudicato formatosi sulla sentenza del TAR Abruzzo n. 310/2025, senza poter invocare i decreti ministeriali n. 418/2025 e n. 454/2025 quali sopravvenienze normative rispetto a quella decisione. Ha inoltre precisato che eventuali errori di diritto della sentenza n. 310/2025 avrebbero dovuto essere fatti valere mediante appello contro quella stessa sentenza, non nell’ambito dell’esecuzione del giudicato o dell’attuale fase cautelare. Il giudicato non determina tuttavia la nullità dell’intero avviso di selezione del 2 dicembre 2025, ma impone all’Università di valutare la posizione della singola ricorrente conformemente ai principi di diritto stabiliti dalla sentenza n. 310/2025. Le spese della fase cautelare sono state compensate.

Norme richiamate

  • art. 98 c.p.a.

    Disciplina la domanda cautelare in appello; nel caso concreto non ne sono stati ritenuti sussistenti i presupposti, per mancanza del fumus boni iuris.

  • d.m. n. 418 del 30 maggio 2025

    Non è stato considerato una sopravvenienza normativa idonea a consentire all’Università di sottrarsi all’esecuzione del giudicato formatosi sulla sentenza del TAR Abruzzo n. 310/2025.

  • d.m. n. 454 del 16 luglio 2025

    Non è stato considerato una sopravvenienza normativa idonea a consentire all’Università di sottrarsi all’esecuzione del giudicato formatosi sulla sentenza del TAR Abruzzo n. 310/2025.

Massime di principio

  • In sede cautelare d’appello, la sospensione dell’efficacia della sentenza presuppone il fumus boni iuris; tale requisito manca quando l’appello mira, in sostanza, a rimettere in discussione un precedente giudicato senza indicare una valida sopravvenienza normativa.
  • L’amministrazione è tenuta a dare esecuzione al giudicato e non può sottrarsi a tale obbligo invocando come sopravvenienze normative atti adottati anteriormente alla sentenza passata in giudicato.
  • Eventuali errori di diritto della sentenza passata in giudicato devono essere fatti valere mediante l’impugnazione della stessa nei termini e nelle forme proprie, e non possono essere dedotti successivamente per paralizzarne l’esecuzione.
  • Quando il giudicato impone la rivalutazione della posizione di un singolo interessato, esso non determina automaticamente la nullità dell’intero avviso o procedimento selettivo, ma vincola l’amministrazione a riesaminare la posizione individuale secondo i principi di diritto stabiliti dal giudice.

Come è indicizzato

MaterieTutela cautelare
RamiProcesso amministrativo
IstitutiTutela cautelareEffetto conformativo e riedizione del potere

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