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Sentenza

Sentenza del 23/11/2016 n. 2049 - Comm. Trib. Reg. per la Toscana

Accertamento imposte - Accertamento sulla base di studi di settore - Condizioni di applicabilità - Necessità di uno scostamento grave del tra i ricavi dichiarati e quelli desunti dallo studio di settore - Sussiste.

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale il privato

La controversia

Il ricorrente contestava la legittimità dell'accertamento induttivo fondato sul semplice scostamento tra i ricavi, compensi o corrispettivi dichiarati e quelli risultanti dagli studi di settore. Secondo il principio affermato dalla Corte di cassazione, tale scostamento non è sufficiente da solo: l'accertamento può essere effettuato soltanto quando lo scostamento sia qualificabile come grave incongruenza, nell'ambito delle ipotesi previste dalla legge.

La decisione

La Corte di cassazione ha stabilito che l'Amministrazione finanziaria non può procedere ad accertamento induttivo sulla base di un mero scostamento non significativo dagli studi di settore. È necessario riscontrare una grave incongruenza tra i dati dichiarati e quelli desumibili dallo studio, oltre al rispetto delle condizioni previste dalla normativa sull'accertamento. Il principio è stato interpretato in modo costituzionalmente orientato, in relazione al principio della capacità contributiva. L'esito è quindi favorevole al contribuente, almeno rispetto alla contestazione di un accertamento fondato su uno scostamento meramente modesto.

Norme richiamate

  • Art. 39, comma 1, lett. d), D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600

    Ipotesi tipiche di accertamento induttivo

    L'accertamento induttivo non può essere utilizzato al di fuori dei presupposti specificamente previsti dalla legge.

  • Art. 54, D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633

    Disciplina dell'accertamento dell'imposta sul valore aggiunto

    Anche per l'IVA l'accertamento deve rispettare i presupposti normativi e non può basarsi su un semplice scostamento non significativo.

  • Art. 62-bis, D.L. 30 agosto 1993, n. 331, convertito dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427

    Previsione degli studi di settore

    Gli studi di settore costituiscono uno strumento di ricostruzione presuntiva dei ricavi, ma non legittimano automaticamente l'accertamento in presenza di qualsiasi scostamento.

  • Art. 62-sexies, D.L. 30 agosto 1993, n. 331

    Gravi incongruenze tra ricavi dichiarati e ricavi desumibili

    L'accertamento basato sugli studi di settore richiede una grave incongruenza, non una semplice divergenza quantitativa.

  • Art. 10, comma 1, legge 8 maggio 1998, n. 146

    Disciplina dell'accertamento sulla base degli studi di settore

    Il rinvio alla disciplina dell'art. 62-sexies conferma la necessità del requisito della grave incongruenza, anche se esso non è ripetuto espressamente nella disposizione.

  • Art. 53 della Costituzione

    Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva

    L'applicazione degli studi di settore deve essere coerente con la capacità contributiva effettiva e non può fondare un'imposizione automatica o sproporzionata.

Massime di principio

  • Lo scostamento dai risultati degli studi di settore, da solo, non rende automaticamente legittimo un accertamento fiscale.
  • Per procedere all'accertamento occorre uno scostamento grave e significativo, valutato concretamente e non in modo meramente automatico.
  • L'Amministrazione finanziaria deve rispettare i presupposti tipici dell'accertamento induttivo e motivare adeguatamente perché lo scostamento integri una grave incongruenza.
  • Il contribuente può contestare l'accertamento quando esso si fonda esclusivamente su uno scostamento modesto o su un'applicazione automatica dello studio di settore, senza ulteriori elementi probatori.
  • Gli studi di settore costituiscono presunzioni suscettibili di contraddittorio e non prove assolute: la situazione concreta dell'attività economica deve essere valutata complessivamente.
  • La valutazione deve essere compatibile con il principio di capacità contributiva e con il divieto di determinare il reddito in modo sproporzionato rispetto alla realtà economica del contribuente.

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