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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30267/2022 del 29/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione per cassazione avverso l'ordinanza che aveva respinto la richiesta di revoca della confisca allargata di un immobile in Torino (Corso Racconigi 243) intestato alla ricorrente. La ricorrente deduceva: 1) effetto preclusivo del precedente decreto di restituzione pronunciato nel procedimento di prevenzione (decreto Corte d'appello di Torino 18/02/2013); 2) insufficiente motivazione ai sensi dell'art. 649 c.p.p.; 3) che l'immobile era stato acquistato con risorse autonome (mutuo ipotecario e contributi economici della madre, Nora Atouje Contreras) e che l'acquisto era avvenuto in un arco temporale non riconducibile alle attività criminali del coniuge Aldo Cosimo Crea.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto infondato l'assunto di effetto preclusivo del provvedimento di restituzione del procedimento di prevenzione, ribadendo l'autonomia sistematica fra misure di prevenzione patrimoniali e confisca allargata ex art. 240-bis c.p. Ha confermato la valutazione della Corte di appello di Torino secondo cui la ricorrente non ha dimostrato con prove adeguate la disponibilità di risorse idonee a sostenere il mutuo (i contributi previdenziali della madre erano modesti e insufficienti). Ha altresì ritenuto infondata la censura sulla ragionevolezza temporale dell'acquisto, atteso che le attività illecite del gruppo criminale erano antecedenti e in continuità con le operazioni di polizia citate. Conseguentemente è stata confermata la confisca allargata; la ricorrente è stata condannata alle spese processuali e al versamento di 3.000 euro alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 12-sexies, decreto-legge 8 giugno 1992, n. 306 (conv. L. 7 agosto 1992, n. 352)

    Norma richiamata come base normativa per la confisca dell'immobile in sede penale: il provvedimento ablatorio era stato emesso in forza di detta normativa nell'ambito della sentenza penale nei confronti del coniuge.

  • art. 240-bis c.p.

    Disciplina la confisca 'allargata' basata sulla presunzione relativa di provenienza illecita dei beni rispetto ai redditi; la Corte ha ribadito l'autonomia sistematica di questa misura rispetto alle misure di prevenzione patrimoniali e l'esigenza di un quadro di fatti che giustifichi la presunzione.

  • art. 649 c.p.p.

    Norma processuale invocata per vizi di motivazione dell'ordinanza impugnata; la Corte ha ritenuto che l'argomentazione della Corte territoriale fosse adeguata e non affetta da vizio di motivazione ai sensi di tale articolo.

  • art. 667, comma 4, c.p.p.

    Richiamato quale regolazione della procedura di opposizione avverso provvedimenti (nel testo: riferimento all'opposizione ex art. 667 c.p.p.); non ha prodotto effetto preclusivo rispetto al giudizio di confisca allargata.

  • art. 616 c.p.p.

    Norma che consente la condanna al versamento di somme alla Cassa delle ammende a carico del ricorrente, applicata nel caso per determinare la sanzione (3.000 euro).

  • Corte costituzionale, sentenza n. 33 del 21/02/2018

    Giurisprudenza costituzionale citata per precisare che la presunzione di illegittima acquisizione deve essere applicata entro limiti di 'ragionevolezza temporale' e ancorata a elementi concreti che colleghino il bene al reato; la Corte ha ritenuto che tali condizioni fossero rispettate nel caso esaminato.

  • Sezioni Unite, sentenza n. 27421 del 25/02/2021 (Crostella)

    Richiamata per consolidare l'orientamento che qualifica la confisca allargata come misura autonoma rispetto alle misure di prevenzione e che la presunzione relativa trova fondamento nel collegamento con un reato-spia accertato.

Massime di principio

  • La confisca allargata ex art. 240-bis c.p. è sistematicamente autonoma rispetto alle misure di prevenzione patrimoniali: un provvedimento di restituzione in sede di prevenzione non ha perciò effetto preclusivo automatico nel giudizio per confisca penale.
  • Chi chiede la revoca della confisca deve fornire prove documentali concrete e adeguate dell'autonoma provenienza delle somme impiegate per l'acquisto dei beni (es. origine dei capitali, risorse esterne attestabili); mere allegazioni o prove modeste non sono idonee a scongiurare la confisca.
  • Il criterio della 'sproporzione reddituale' richiede il confronto tra il valore dei beni acquisiti e i redditi/dichiarazioni fiscali o attività economiche al momento degli acquisti: il quadro reddituale deve giustificare l'acquisizione senza presunzioni di illiceità.
  • La verifica della 'ragionevolezza temporale' dell'acquisto tiene conto non solo della singola data di arresto dell'indagato ma dell'attività criminale complessiva e delle operazioni di polizia collegate; la presenza di un gruppo criminoso operativo in periodo antecedente o contemporaneo può giustificare la confisca.
  • In assenza di prova contraria solida, le somme di modesta entità percepite da familiari non sono sufficienti a dimostrare la disponibilità di risorse idonee a sostenere oneri finanziari rilevanti (mutui, carichi ipotecari) e a rimuovere la presunzione di provenienza illecita.
  • Sul piano processuale, un ricorso per cassazione fondato su motivi manifestamente infondati può essere dichiarato inammissibile e comportare condanna alle spese e sanzioni alla Cassa delle ammende.

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