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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19737/2024 del 17/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte ha ritenuto il ricorso fondato, constatando una contraddizione tra il giudizio prognostico di elevata pericolosità del condannato e la scelta di applicare comunque la pena sostitutiva senza adeguata motivazione circa la sua idoneità a prevenire la recidiva. L'ordinanza impugnata è stata annullata con rinvio alla Corte di appello di Bari per nuovo giudizio.

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza della Corte d'appello di Bari che aveva sostituito la pena detentiva di 2 anni e 6 mesi con la detenzione domiciliare, consentendo al condannato di allontanarsi dal domicilio tra le ore 9:00 e le ore 13:00 giornaliere. Il Procuratore generale ha dedotto violazione dell'art. 58 l. 24 novembre 1981, n. 689 perché la misura sostitutiva non garantirebbe la prevenzione del pericolo di commissione di altri reati, dato il profilo di elevata pericolosità e la storia di reati contro il patrimonio, organizzazione e riciclaggio di autovetture; inoltre è stata evidenziata la contraddizione tra la motivazione che segnala la spiccata pericolosità e il dispositivo che concede ampie possibilità di allontanamento.

Norme richiamate

  • art. 58, legge 24 novembre 1981, n. 689

    il giudice, nei limiti fissati dalla legge e tenuto conto dei criteri indicati nell'art. 133 del codice penale, se non ordina la sospensione condizionale della pena, può applicare le pene sostitutive della pena detentiva quando risultano più idonee alla rieducazione del condannato e quando, anche attraverso opportune prescrizioni, assicurano la prevenzione del pericolo di commissione di altri reati. La pena detentiva non può essere sostituita quando sussistono fondati motivi per ritenere che le prescrizioni non saranno adempiute dal condannato

    La norma consente discrezionalità nell'applicazione delle pene sostitutive ma vincola il giudice a motivare la scelta in termini di rieducazione e, soprattutto, di effettiva prevenzione del pericolo di commissione di altri reati; la motivazione deve spiegare perché le prescrizioni imposte sono concrete e idonee a scongiurare la recidiva.

  • art. 133 c.p. (richiamato)

    Richiamato come criterio di bilanciamento ai fini della determinazione delle misure: il giudice deve tener conto dei criteri di individualizzazione della pena (gravità, personalità del reo, esigenze di prevenzione e rieducazione) nella scelta e modulazione delle misure sostitutive.

Massime di principio

  • La sostituzione della pena detentiva con misure alternative è legittima solo se, oltre a perseguire la rieducazione, è esplicitamente dimostrato che le prescrizioni adottate prevengono il rischio di commissione di altri reati.
  • Se il giudice ricava dalla biografia criminale una spiccata pericolosità o capacità organizzativa del condannato, dovranno essere previste modalità restrittive e prescrizioni concrete (es. divieto di contatti, limitazioni territoriali, controllo elettronico) o la sostituzione deve essere negata.
  • La motivazione del provvedimento deve collegare fattualmente le caratteristiche del reo e la pericolosità al concreto grado di idoneità della misura alternativa: decisioni contraddittorie o prive di tale collegamento possono essere annullate in sede di legittimità.
  • Permettere ampie finestre temporali di allontanamento senza adeguati vincoli può essere incompatibile con l'obbligo di prevenzione della recidiva quando sussistono elementi oggettivi di pericolosità.
  • Il controllo giudiziario sulla discrezionalità è orientato a verificare la logicità e coerenza della motivazione, non l'opportunità meramente politica della sostituzione: pertanto è essenziale argomentare con precisione le ragioni di idoneità delle prescrizioni.

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