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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22129/2026 del 16/06/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che aveva accolto parzialmente il reclamo, deducendo: (1) violazione di legge e vizio di motivazione con riguardo all'inammissibilità della richiesta relativa alle condizioni igieniche della cella (in particolare l'assenza della porta della zona bagno); (2) violazione di legge e vizio di motivazione nel calcolo dei giorni di riduzione e nella quantificazione della somma da erogare a titolo di risarcimento, rilevando inoltre che l'espiazione della pena era cessata il 9 novembre 2025 e dunque la modulazione dei giorni/somma doveva essere adeguata.

La decisione

La Corte ha ritenuto il ricorso in parte fondato: (1) ha dichiarato infondata la censura relativa alla porta del bagno perché la questione non era stata specificamente allegata nell'istanza originaria e non si poteva sollevare per la prima volta in sede di reclamo; il Tribunale, comunque, si era pronunciato sul punto accertando la presenza della porta nelle celle occupate dal ricorrente; (2) ha invece accolto la censura relativa al calcolo della somma da erogare, rilevando che l'espiazione della pena era cessata il 9 novembre 2025 e che l'ordinanza del 13 novembre 2025 non aveva tenuto conto di tale circostanza, determinando una quantificazione errata del ristoro monetario. Perciò la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata limitatamente alla quantificazione della somma da ristorare e ha disposto il rinvio al Tribunale di Sorveglianza di Firenze per un nuovo giudizio su quel punto; il resto del ricorso è stato rigettato.

Norme richiamate

  • art. 35-ter ord. pen.

    La norma è stata interpretata come base per il ristoro monetario dovuto per condizioni detentive; la quantificazione del ristoro deve tener conto del periodo effettivo di detenzione e degli eventuali giorni di riduzione determinati, pertanto cessata l'espiazione della pena la somma va ricalcolata conseguentemente

Massime di principio

  • Non è ammissibile sollevare per la prima volta in sede di reclamo questioni fattuali o specifiche non indicate nell'istanza originaria; le nuove allegazioni devono essere tempestivamente rappresentate al Magistrato di sorveglianza.
  • Una generica lamentela sulle "carenze igieniche" non equivale all'indicazione di specifici vizi; per ottenere accoglimento su aspetti concreti (es. assenza porta del bagno) è necessario che tali fatti siano espressamente dedotti fin dall'atto iniziale.
  • Il Tribunale può comunque esaminare e pronunciarsi sul punto anche se la questione non era dettagliatamente rappresentata, ma l'assenza di allegazioni specifiche rende più difficile ottenere l'accoglimento per vizio di istruttoria o di motivazione.
  • La quantificazione del ristoro ex art. 35-ter deve tener conto del periodo effettivo di detenzione: se l'espiazione della pena è cessata prima del provvedimento che determina la riduzione o il ristoro, il calcolo deve essere adeguato alla cessazione; errori rilevanti nel calcolo comportano annullamento limitato e rinvio per nuova determinazione.
  • Se si vogliono ottenere riduzioni di pena o risarcimenti perché sussistono condizioni detentive carenti, è strategico documentare e specificare fin dall'istanza iniziale i fatti e le prove (fotografie, segnalazioni, verbali) per evitare inammissibilità o rigetti per mancata allegazione.

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