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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 27991/2023 del 27/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso straordinario ex art. 625-bis c.p.p. per presunto errore di fatto: si deduce che la sentenza della Corte di cassazione non avrebbe considerato che l'imputato aveva rinunciato, nell'appello, a tutti i motivi (eccetto quelli sulla pena) e anche alla richiesta istruttoria ex art. 603 c.p.p. relativa all'alibi; di conseguenza l'alibi "falso" su cui si era fondato il diniego delle circostanze attenuanti generiche era stato spontaneamente abbandonato e non avrebbe dovuto essere valutato negativamente. Il ricorrente contestava così la mancata percezione di questa circostanza decisiva.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che la lamentela si collochi fuori dall'ambito dell'art. 625-bis, poiché si tratta di critica alla valutazione di merito e non di un errore percettivo della Corte di cassazione. La Corte ha confermato che il diniego delle attenuanti generiche è motivato dalla valutazione negativa della condotta post delictum dell'imputato (insistenza su un alibi ritenuto falso e strategia processuale ritenuta ingannevole), valutazione discrezionale non sindacabile in sede di legittimità. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento alla Cassa delle ammende di euro 3.000.

Norme richiamate

  • art. 625-bis cod. proc. pen.

    Rimedio limitato agli errori di percezione (svista o equivoco) negli atti interni della Corte di cassazione; non è applicabile per rimedi contro valutazioni o apprezzamenti di merito del giudice

  • art. 62-bis cod. pen.

    Norma sulle circostanze attenuanti generiche: la loro concessione è rimessa alla valutazione del giudice di merito, che può negarle sulla base della condotta post delictum dell'imputato

  • art. 133 cod. pen.

    La confessione giudiziale ha una "rilevanza mediata" ai fini delle attenuanti generiche: può valere come indicatore della capacità a delinquere solo nei limiti della sua effettiva incidenza e non come automatica ragione di concessione

  • art. 575 cod. pen.

    Norma che disciplina il delitto di omicidio, nel caso concreto era il capo di imputazione principale (omicidio aggravato da premeditazione e agevolazione mafiosa)

  • art. 603 cod. proc. pen.

    Norma richiamata in relazione alla richiesta istruttoria per l'assunzione della testimonianza a sostegno dell'alibi; la rinuncia a tali istanze è rilevante ma non cancella la valutazione negativa già maturata sul comportamento processuale

Massime di principio

  • Il rimedio di cui all'art. 625-bis c.p.p. è precluso quando la doglianza riguarda una diversa valutazione di merito o un giudizio logico-giuridico della Corte: può sanare solo vere e proprie svista o equivoci di percezione negli atti della Cassazione
  • Il giudice di merito può legittimamente negare le circostanze attenuanti generiche sulla base della condotta post delictum dell'imputato (es. insistenza su un alibi ritenuto falso), valutazione rimessa alla sua discrezionalità e difficilmente sindacabile in Cassazione
  • La confessione o la rinuncia a motivi di gravame non garantiscono automaticamente le attenuanti: occorre valutare se tale comportamento denoti reale resipiscenza e incida sulla capacità a delinquere
  • La rinuncia a istanze istruttorie o a motivi di appello non annulla automaticamente gli effetti negativi di condotte processuali antecedenti o concomitanti; la corte può considerare la strategia processuale complessiva nel valutare la personalità e la lealtà processuale
  • Quando si prospetta un ricorso per correzione di errore di fatto, occorre documentare che si tratta di una svista nella percezione degli atti della Corte di cassazione e non di una mera divergenza interpretativa o valutativa

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