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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 4840/2023 del 03/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso impugnava la sentenza della Corte di appello di Torino del 28/04/2022 che, in esito al rinvio disposto dalla Cassazione, aveva confermato il diniego di applicazione della causa di non punibilità di cui all'art. 131-bis c.p. per un delitto di cessione di stupefacenti. Il ricorrente lamentava violazione di legge e vizio di motivazione per la mancata applicazione dell'art. 131-bis.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. Ha ritenuto che la Corte territoriale avesse motivato adeguatamente il diniego della causa di non punibilità, richiamando la gravità della cessione di stupefacente (diretta a favorire un soggetto pluripregiudicato e dedito allo spaccio) e i plurimi precedenti penali del ricorrente (violazioni in materia di stupefacenti, furto ed evasione). Di conseguenza il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle Ammende, ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 131-bis cod. pen.

    Causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto: la sua applicazione richiede una valutazione complessiva e comparata delle peculiarità della fattispecie (modalità della condotta, grado di colpevolezza, entità del danno o del pericolo). Nel caso in esame la Corte ha ritenuto non sussistenti i presupposti per l'applicazione in ragione della gravità della cessione e dei precedenti del ricorrente.

  • art. 133 cod. pen.

    Norma richiamata per i criteri di valutazione della pena e per gli elementi (modalità della condotta, grado di colpevolezza, entità del danno) utili anche per il giudizio di tenuità ex art. 131-bis.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede la condanna alle spese processuali e, in caso di dichiarazione di inammissibilità, la possibile condanna a favore della Cassa delle Ammende; applicata nella misura equitativamente determinata in euro tremila per i profili di colpa del ricorrente.

Massime di principio

  • L'applicazione dell'art. 131-bis richiede una valutazione complessiva: non basta la limitata entità materiale dell'illecito se la condotta è grave per modalità o destinatario (es. cessione a un pusher/pluripregiudicato).
  • La presenza di precedenti specifici e di condotte reiterate o affini (anche se non identiche) può ostare all'applicazione della causa di non punibilità per tenuità, perché rileva il grado di colpevolezza e l'abitualità.
  • Il giudice deve motivare specificamente il diniego della tenuità con riferimento alle modalità della condotta, al danno o pericolo e al profilo soggettivo: motivazioni coerenti e non contraddittorie rendono il vizio di motivazione difficilmente censurabile in Cassazione.
  • Una precedente pronuncia di annullamento con rinvio non obbliga la Corte di merito a mutare esito se, in sede di riesame, la motivazione risulta fondata: il giudizio di merito rimane sindacabile solo nei limiti di legittimità.
  • Ricorsi manifestamente infondati possono essere dichiarati inammissibili e comportare condanne alle spese e sanzioni pecuniarie (Cassa delle Ammende); è quindi prudente valutare la concreta forza probatoria e giuridica del motivo prima di proporre ricorso.

Testo integrale

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