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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33402/2022 del 12/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna il rigetto dell'istanza di affidamento in prova al servizio sociale relativa alla pena residua di anni 2, mesi 9 e giorni 25. Il Tribunale ha motivato il rigetto con: carenza documentale sul rapporto di lavoro dichiarato (mancanza di contratto e busta paga) svolto presso un'attività commerciale dal gennaio 2021; presenza di un carico pendente per evasione (6/9/2019); identificazione con CUI che rende incerta la completezza della certificazione dei precedenti; assenza di segni di resipiscenza; indicazioni secondo cui il soggetto vivrebbe dei proventi dello spaccio. La difesa ha prodotto dichiarazione del datore di lavoro, documenti sulla disponibilità a prestare attività di volontariato giudicata seria dalla Questura e ha contestato la mancanza di elementi concreti a supporto dell'affermazione che il ricorrente viva di spaccio. Il Procuratore generale ha chiesto il rigetto del ricorso.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso come infondato. Ha ritenuto legittima la valutazione prognostica del Giudice di Sorveglianza, richiamando la sua ampia discrezionalità e l'onere motivazionale che deve fondare il giudizio prognostico sul reinserimento. Pur non essendo la motivazione particolarmente estesa, il Tribunale ha valutato correttamente gli elementi negativi (evasione recente, pluralità di condanne per stupefacenti fino al 2019, carenza probatoria sull'attuale inserimento lavorativo e assenza di segni di resipiscenza) e ha logicamente neutralizzato la valenza positiva delle dichiarazioni difensive. Rigetto del ricorso e condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione sul giudice di sorveglianza e sulle misure alternative

    Sez. 1, n. 775 del 06/12/2013 (Angilletta, Rv. 258404); Sez. 1, n. 2207 del 18/05/1992 (Caltagirone, Rv. 190628); Sez. 1, n. 2214 del 18/05/1992 (Libera); Sez. 1, n. 31420 del 05/05/2015 (Rv. 264602); Sez. 1, n. 38953 del 18/06/2021 (Rv. 282146).

    La giurisprudenza afferma l'ampia discrezionalità del giudice di sorveglianza nella valutazione prognostica per le misure alternative; tale giudizio deve comunque essere motivato in modo che risulti l'esame degli elementi di personalità e dei fatti concreti. I precedenti penali e le informative di polizia sono punti di partenza ma non possono, da soli, precludere l'affidamento; tuttavia, la presenza di precedenti, pendenze e condotte recenti (es. evasione) può giustificare una prognosi negativa quando adeguatamente motivata.

Massime di principio

  • Per ottenere l'affidamento in prova è fondamentale produrre documentazione oggettiva e verificabile sull'attività lavorativa (contratto, buste paga, visure aziendali); dichiarazioni del datore possono non essere sufficienti se non corroborate da elementi di riscontro.
  • La presenza di reati o pendenze recenti (in particolare evasione o ripetute condanne per stupefacenti) ha forte rilevanza negativa e può giustificare il rigetto dell'istanza se il giudice li ritiene indicatori di propensione a delinquere.
  • Occorre dimostrare la resipiscenza con elementi concreti e aggiornati (percorsi riabilitativi, partecipazione a programmi, attività di volontariato documentata e valutata positivamente da enti pubblici), perché l'assenza di tali segnali rende più probabile una prognosi negativa.
  • Controdedurre affermazioni circa il sostentamento con proventi illeciti richiede prove documentali (movimenti bancari, redditi leciti, attestazioni) per neutralizzare le valutazioni negative del giudice.
  • In sede di impugnazione, è difficile ribaltare valutazioni discrezionali del giudice di merito: bisogna dimostrare specifici vizi di motivazione o omissioni nell'esame di prove rilevanti, non limitarsi a contestazioni generiche.
  • Allegare documenti che consentano verifiche esterne (visure, registrazioni di attività, certificazioni della Questura o di associazioni) aumenta la probabilità che il giudice valorizzi positivamente l'inserimento lavorativo o sociale.

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