Cassazione Penale, Sentenza n. 13926/2026 del 16/04/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugna l'ordinanza che aveva respinto la domanda di riparazione ex art. 314 c.p.p., deducendo nullità per inosservanza ed erronea applicazione di legge ovvero per mancanza, contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione. Si censura in particolare la presunta travisazione della sentenza assolutoria circa il significato delle conversazioni intercettate tra Cantiello e Di Puorto e l'omessa valutazione della natura dei rapporti e della frequentazione tra i due. Inoltre si prospetta che la Corte di merito non avrebbe svolto l'indagine dovuta per accertare se l'istante avesse con condotte gravemente colpose cagionato l'adozione e la permanenza della misura cautelare.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la Corte d'appello di Bologna abbia correttamente valutato, in linea con la giurisprudenza di legittimità, la condotta del ricorrente come avente efficacia sinergica rispetto all'applicazione della misura cautelare: dal contenuto delle intercettazioni e dai riscontri emergeva che Cantiello era intervenuto nella lite tra il figlio di un esponente del clan dei Casalesi e Angelino Pellegrino, rendendosi disponibile a procurare un'arma, elemento che poteva legittimamente far sorgere timore nella persona offesa. Le doglianze del ricorrente sono state ritenute meramente oppositive e aspecifiche, limitate a contrastare la ricostruzione fattuale del giudice di merito; pertanto il ricorso è inammissibile. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di Euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 314 cod. proc. pen.
art. 314 comma 1 cod. proc. pen.
Norma che disciplina la riparazione per ingiusta detenzione; la Corte sottolinea che il giudice della riparazione deve accertare la sussistenza della condizione ostativa rappresentata dall'incidenza causale del dolo o della colpa grave del richiedente rispetto alla misura cautelare.
art. 606 cod. proc. pen.
art. 606 comma 1, lett. b) ed e) cod. proc. pen.
Norma che individua i motivi di ricorso per cassazione; il ricorso è stato proposto invocando tali lettere ma la Suprema Corte ha ritenuto le censure aspecifiche e meramente oppositive, con conseguente inammissibilità.
art. 610 cod. pen.
Norma riferita al reato di violenza privata o minacce (secondo il contesto indicato nel fatto), richiamata per collocare la vicenda sostanziale su cui si basò la cautela; la Corte ha valutato che la condotta contestata (disponibilità a procurare arma, partecipazione alla lite) era rilevante per le indagini cautelari.
art. 339 cod. pen.
Norma collegata al reato contestato nella fase cautelare; la Corte ha ritenuto che i fatti non esclusi dalla successiva assoluzione potevano comunque giustificare la misura nell'immediatezza.
artt. 2 e 7 L. n. 895/1967
artt. 2 e 7 L. 895 del 1967
Richiamate come capi di imputazione originari (reati connessi ad armi), poi assolti; la Corte osserva che l'assoluzione non ha automaticamente rimosso gli elementi fattuali che all'epoca legittimavano la misura cautelare.
art. 416-bis cod. pen.
art. 416-bis comma 1 cod. pen.
Aggravante per finalità mafiose; la presenza di rapporti con soggetti collegati al clan dei Casalesi ha acquisito rilievo per la valutazione della pericolosità e delle conseguenze delle condotte del ricorrente.
Giurisprudenza della Cassazione (Sez. Unite)
Sez.U, n.32383 del 27/05/2010, D'Ambrosio, Rv. 247664
Principio richiamato secondo cui il giudice della riparazione deve valutare la condotta dell'interessato sia anteriormente che successivamente alla misura e accertare se tale condotta abbia contribuito a creare la falsa apparenza di illiceità che ha determinato la detenzione.
Massime di principio
- Nel giudizio di riparazione ex art. 314 c.p.p. il giudice deve valutare autonomamente e compiutamente la condotta del richiedente sia prima che dopo l'applicazione della misura cautelare: comportamenti che contribuiscono a creare o rafforzare l'apparenza della sussistenza del reato possono escludere il diritto alla riparazione.
- L'assoluzione definitiva non garantisce automaticamente il diritto alla riparazione se permangono fatti o elementi non esclusi dalla sentenza che, all'epoca, erano idonei a giustificare la misura cautelare.
- Per ottenere la riparazione è utile documentare specificamente che la propria condotta non ha avuto incidenza causale sull'adozione della custodia cautelare (es. provando l'assenza di contatti rilevanti, l'infondatezza delle intercettazioni o la mancanza di riscontri), non limitandosi a censure generiche sulla motivazione.
- Le condotte che mostrano disponibilità a procurare armi o rapporti con soggetti riconducibili ad associazioni mafiose o clan possono avere rilievo decisivo nel giudizio di riparazione, in quanto aumentano la percezione di pericolo e la credibilità della misura cautelare.
- Il ricorso per cassazione avverso decisioni sul tema della riparazione deve esporre censure specifiche e rilevanti di diritto o di motivazione; contestazioni meramente oppositive dei fatti del giudice di merito sono spesso dichiarate inammissibili.
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