Cassazione Penale, Sentenza n. 50009/2023 del 15/12/2023
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Torino che aveva confermato il decreto di sequestro (2/12/2022) delle copie forensi di materiale informatico di Ravera. Il ricorrente deduceva: violazione di legge e vizio di motivazione (artt. 253 e 324 cod. proc. pen.) con riguardo al diritto di difesa (art. 24 Cost.) e al fumus dei reati ipotizzati; carenza di pertinenza, adeguatezza e proporzionalità del sequestro, con contestazione della pratica di "ricerca a strascico" sui device senza selezione preventiva dei dati rilevanti; violazione del nesso di pertinenzialità (art. 253 cod. proc. pen.) e del contraddittorio per omessa comunicazione al destinatario al momento dell'acquisizione/selezione dei dati; lamentata anche la prolungata detenzione delle copie forensi (assenza di restituzione nonostante precedenti annullamenti della stessa Corte).
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato con riferimento al secondo motivo (pertinenza, adeguatezza e proporzionalità), ritenendolo assorbente rispetto agli altri. Ha annullato l'ordinanza impugnata con rinvio al Tribunale di Torino, sezione del riesame, per nuovo giudizio. La Corte ha richiamato principi consolidati: il PM può acquisire una copia integrale dei dati ma può trattenerla solo per il tempo strettamente necessario alla selezione dei dati pertinenti; il PM è tenuto a predisporre un'organizzazione efficiente per la selezione nel minor tempo possibile e a restituire la copia integrale una volta concluse le operazioni; la motivazione del provvedimento impugnato è risultata meramente apparente, in particolare alla luce del fatto che il sequestro seguiva l'annullamento di un precedente provvedimento, il che imponeva maggiore attenzione al principio di proporzione e alla valutazione del "sacrificio eccessivo" dei diritti del singolo. La Corte ha quindi disposto il rinvio perché il Tribunale riesamini conformemente ai principi indicati.
Norme richiamate
art. 253 cod. proc. pen.
Norma centrale nella censura: disciplina il sequestro probatorio e richiede che la motivazione renda chiaro il nesso di pertinenza tra le cose sequestrate e il reato; la Corte ha sottolineato che va rispettato il principio di adeguatezza e proporzionalità nella modulazione del sequestro, soprattutto per dati digitali e se il materiale è già stato in precedenza oggetto di sequestro-annullato.
art. 103 cod. proc. pen.
Richiama il dovere di restituzione delle cose sottoposte a vincolo non appena siano trascorse le operazioni necessarie; la Corte ha osservato che la previsione di una restituzione "a brevissimo" senza un'organizzazione e tempi certi vanifica la tutela prevista dalla norma.
art. 24 Cost.
Richiamato in relazione al diritto di difesa: la Corte richiede che le misure cautelari sui dati informatici non compromettano ingiustificatamente la possibilità di esercitare la difesa e il contraddittorio.
art. 23 co. 8 D.L. n. 137/2020 e s.m.i.
Richiamato soltanto come riferimento procedurale circa il trattamento del ricorso con contraddittorio scritto; non centrale ai profili di merito, ma attestante la regolarità del giudizio sul ricorso.
art. 615-bis cod. pen.
Norma penale richiamata come uno dei reati per i quali si procedeva (accesso abusivo a sistemi informatici); la Corte non entra nel merito della colpevolezza, ma rileva che la natura dei reati influenza la modulazione del sequestro e l'esigenza di selezione dei dati.
art. 615-ter cod. pen.
Richiamata come possibile reato connesso (interferenze illecite); come per l'art. 615-bis, la sua contestazione incide sulla valutazione della pertinenza e ampiezza del sequestro.
art. 348 cod. pen.
Citato tra le ipotesi di reato (concorso in condotte ex art. 348), ma dalla motivazione non emerge un'interpretazione specifica della norma oltre al fatto che la natura della fattispecie contribuisce a modulare la misura cautelare.
Massime di principio
- Il sequestro probatorio di dispositivi informatici può essere esteso, ma la "copia integrale" non legittima il trattenimento indeterminato di tutte le informazioni: il PM può trattenerla solo per il tempo strettamente necessario alla selezione dei dati pertinenti.
- Il pubblico ministero è obbligato a predisporre un'organizzazione efficiente per la selezione delle informazioni rilevanti e a restituire la copia integrale una volta concluse le operazioni; in mancanza, sussistono profili di illegittimità per violazione del principio di proporzionalità.
- Se il materiale è già stato in precedenza sequestrato e il provvedimento precedente è stato annullato, il riesame deve essere più rigoroso: occorre motivare specificamente la necessità del nuovo sequestro e il sacrificio imposto al singolo.
- La valutazione di pertinenza, adeguatezza e proporzionalità deve considerare alternative meno invasive, l'impatto sulla funzionalità del bene e il requisito del "sacrificio eccessivo"; tali elementi devono emergere con chiarezza nella motivazione del provvedimento.
- L'interessato può chiedere la restituzione e impugnare il provvedimento se la trattenuta delle copie forensi si prolunga oltre il tempo ragionevolmente necessario; il giudice di legittimità può annullare e rinviare per mancata valutazione concreta dei criteri di proporzione.
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