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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17186/2025 del 07/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente aveva presentato reclamo il 16/10/2023 lamentando di essere in attesa da circa sei mesi di tegami per cucinare e di ripetuti ritardi della ditta fornitrice; il magistrato di sorveglianza, con decreto del 31/01/2024, ha "respinto il reclamo" ritenendo che la questione fosse già stata trattata da due precedenti ordinanze del Tribunale di sorveglianza (senza però indicarne il contenuto). Il ricorrente, tramite difensore, ha poi proposto reclamo (riqualificato in ricorso per cassazione dal Tribunale con ordinanza del 16/01/2025), deducendo: 1) il magistrato non poteva decidere de plano su diritti soggettivi; 2) il provvedimento è illeggibile perché scritto a mano; 3) vi sono fatti nuovi (allergia al nichel sopravvenuta) che giustificano una nuova decisione. La Procura Generale aveva chiesto l'inammissibilità del ricorso.

La decisione

La Corte ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato il decreto impugnato con rinvio per nuovo giudizio al magistrato di sorveglianza. La motivazione del decreto impugnato è stata giudicata insufficiente: il magistrato ha fatto solo un richiamo formale a due precedenti ordinanze senza riportarne il contenuto o spiegare perché quelle ordinanze esaurissero la questione, creando inoltre incoerenza tra il dispositivo "rigetta il reclamo" e la possibilità che si trattasse di istanza meramente reiterativa (che avrebbe imposto un "non luogo a provvedere" per ne bis in idem o per mancanza di spazi giurisdizionali ai sensi dell'art. 35-bis ord. pen.). Per tali carenze la decisione è stata annullata e gli atti rimessi per nuovo esame.

Norme richiamate

  • art. 35 ord. pen.

    Riferimento alla distinzione tra reclamo generico e reclamo giurisdizionale; il motivo evidenzia l'incertezza se il magistrato abbia trattato il reclamo come reclamo generico (art. 35) o come reclamo giurisdizionale, con conseguenze sul rito e sulla valutazione dell'interesse alla decisione.

  • art. 35-bis ord. pen.

    Citato in relazione alla eventuale insussistenza di ulteriori spazi di reclamo giurisdizionale; il giudice ha rilevato che, se il reclamo fosse stato considerato reiterativo, il provvedimento avrebbe dovuto motivare in termini di ne bis in idem o di mancanza di ulteriori rimedi ex art. 35-bis, cosa che non è avvenuta.

Massime di principio

  • Il giudice deve sempre motivare compiutamente quando si richiama l'esistenza di precedenti provvedimenti: è necessario indicarne il contenuto e spiegare perché esauriscono la questione, altrimenti la decisione è invalida per carenza di motivazione.
  • Quando si decide su reclami presentati dal detenuto occorre chiarire se la petizione è un reclamo 'generico' (art. 35) o un reclamo giurisdizionale, poiché la qualificazione incide sul rito applicabile e sull'ammissibilità dell'azione.
  • Se una istanza è ritenuta meramente reiterativa il provvedimento corretto è il non luogo a provvedere (o motivazione sul ne bis in idem/insussistenza di spazi giurisdizionali), non un semplice rigetto senza chiarimenti.
  • Fatti sopravvenuti (es. allergia nuova che modifica la natura della richiesta) devono essere valutati: possono giustificare la riapertura della decisione anche se esistono precedenti ordinanze.
  • I provvedimenti scritti a mano o non comprensibili possono essere censurati per carenza di intellegibilità della motivazione: la forma incide sulla legittimità.
  • In caso di motivazione insufficiente, la Corte annulla e rinvia per nuovo esame; pertanto, in situazioni analoghe è strategico evidenziare lacune motivazionali e nuovi elementi fattuali per ottenere la rinnovazione del giudizio.

Testo integrale

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