Cassazione Penale, Sentenza n. 4808/2024 del 02/02/2024
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugnava l'ordinanza che aveva rigettato la richiesta di restituzione delle quote sociali della Fenice s.r.l., contestando la mancanza di motivazione sulla sussistenza del fumus commissi delicti, del periculum in mora e di tutte le condizioni che legittimavano il sequestro preventivo per equivalente.
La decisione
La Corte dichiara il ricorso inammissibile perché proposto con un motivo manifestamente infondato. La motivazione è che in sede di appello, e quindi anche in sede di legittimità, opera il principio devolutivo: il giudice può esaminare solo i motivi dedotti in primo grado e quelli riportati in impugnazione. Comini aveva fondato il ricorso sull'unico motivo della presunta lontananza temporale dell'acquisizione delle quote (acquisite nel dicembre 2019) rispetto ai fatti contestati; il Tribunale del riesame ha correttamente risposto che, ai fini del sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente, conta l'effettiva disponibilità giuridica dei beni al momento dell'imposizione del vincolo, e non la data di acquisizione. Non era quindi necessario trattare del fumus e del periculum sulle quali Comini non aveva previamente dedotto censure. Conseguentemente il ricorso è dichiarato inammissibile; il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
artt. 321, 322-ter, 648-quater c.p.p. / c.p.
Norme richiamate in relazione al sequestro preventivo e alla confisca per equivalente: autorizzano il vincolo su beni ritenuti profitto del reato e disciplinano il sequestro preventivo per equivalente finalizzato alla confisca.
art. 12-bis, decreto legislativo n. 74/2000
Norma speciale in materia fiscale che prevede strumenti cautelari e la confisca per equivalente per reati tributari, richiamata quale titolo normativo per il sequestro delle quote societarie.
art. 616 c.p.p.
Norma che regola le spese nel procedimento di Cassazione e prevede, tra l'altro, la condanna al pagamento delle spese e la possibilità di sanzioni pecuniarie in caso di ricorso inammissibile o manifestamente infondato.
Massime di principio
- In materia di misure cautelari reali il giudizio di appello è devolutivo: il giudice può esaminare solo le questioni sollevate nella istanza di primo grado e riproposte in impugnazione; non è consentito introdurre in Cassazione questioni nuove non precedentemente dedotte.
- Per il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente il punto centrale è la disponibilità giuridica effettiva del bene al momento dell'imposizione del vincolo; la data di acquisizione del bene (anteriore o successiva al reato) è, di per sé, irrilevante rispetto alla natura sanzionatoria della misura.
- Se si intende contestare il fumus commissi delicti o il periculum in mora occorre aver sollevato e motivato tali censure già nel ricorso per la revoca in primo grado e nell'appello, altrimenti si corre il rischio di inammissibilità per deduzioni nuove in Cassazione.
- Quando si impugna un sequestro per equivalente, è strategico produrre prove e argomentazioni già nella fase di revoca al GIP e riproporle in appello: la mancata deduzione precoce limita la possibilità di riesame in sede superiore.
- La presentazione di motivi manifestamente infondati può comportare non solo il rigetto del ricorso ma anche condanne alle spese e sanzioni pecuniarie; valutare quindi attentamente la fondatezza e completezza delle argomentazioni prima di proporre ricorso.
- Nel valutare la legittimità del sequestro, la difesa dovrebbe concentrarsi su elementi che dimostrino l'assenza della disponibilità giuridica al momento del vincolo o che sfruttino profili procedurali già sollevati in precedenza.
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