Cassazione Penale, Sentenza n. 09960/2026 del 16/03/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza che ha confermato il sequestro preventivo - impeditivo e finalizzato alla confisca - di terreni intestati al ricorrente. Due motivi principali: (1) violazione dell'art. 321 c.p.p. e mancata/contraddittoria motivazione sul fumus commissi delicti rispetto alla posizione del terzo proprietario, con rilievi su presunta illogicità circa il prezzo d'aggiudicazione e carenza di motivazione sull'effettiva gestione dei terreni da parte del ricorrente; (2) errata applicazione dell'art. 321 c.p.p. e mancanza assoluta di motivazione sul periculum in mora, ossia sul rischio che lasciare i terreni nella disponibilità del ricorrente protragga lo stato di illiceità conseguente alla procedura esecutiva.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha rilevato plurimi profili di inammissibilità ma ha comunque esaminato i motivi ammissibili, ritenendoli infondati. Sul primo motivo ha confermato che il ricorrente non è un "puro" terzo: gli elementi istruttori (tra cui ingenti pagamenti "in nero" pari a circa 170.000 euro e il prezzo d'aggiudicazione ufficiale molto più basso) indicano un coinvolgimento che legittima il sequestro dei beni; le censure sollevate attengono in larga parte a vizi di motivazione non sindacabili in Cassazione. Sul secondo motivo ha ritenuto adeguata la valutazione del periculum in mora, collegata alle modalità concrete (versamenti "in nero", possibilità di trasferimenti elusivi) e sufficiente anche ai fini del sequestro preventivo finalizzato alla confisca. Il ricorrente è condannato alle spese processuali.
Norme richiamate
art. 321 cod. proc. pen.
Norma richiamata come parametro per la legittimità del sequestro preventivo; la Corte valuta che l'ordinanza ha adeguatamente motivato il fumus e il periculum in relazione agli elementi concreti del caso.
art. 606, comma 1, lett. b) ed e), cod. proc. pen.
Norma che individua i motivi di ricorso in Cassazione (tra cui vizio di motivazione e violazione di legge) utilizzata per inquadrare i motivi dedotti dal ricorrente; la Corte rileva che molte doglianze sono censure di motivazione non sindacabili in sede di legittimità.
art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen.
Limite di estensione del ricorso relativo all'impugnazione di misure cautelari reali; la Corte ne richiama l'applicazione per definire l'ambito dei motivi esaminabili.
Sez. U, n. 30355 del 27/03/2025 (Putignano)
Principio secondo cui il terzo formalmente intestatario in una confisca di prevenzione può rivendicare la reale titolarità dei beni ma non può contestare in generale i presupposti della misura se non entro limiti stretti; utilizzata dalla Corte per delimitare la legittimazione del terzo a impugnare.
Sez. 2, n. 20393 del 22/05/2025 (Sisa)
Precisa che il terzo intestatario non completamente estraneo al reato può dedurre l'assenza del proprio consapevole contributo; la Corte applica questo criterio per valutare l'ammissibilità delle censure relative al fumus.
Giurisprudenza consolidata (Canone, Scossa, Cervino)
Richiamato il consolidato orientamento secondo cui il sequestro preventivo può colpire beni di terzi se la loro libera disponibilità è idonea a costituire pericolo di aggravamento o protrazione delle conseguenze del reato o di agevolazione di ulteriori reati; principio applicato per giustificare il sequestro dei terreni anche se intestati a terzi.
Massime di principio
- Il terzo formalmente intestatario può impugnare il sequestro reali solo nei limiti in cui rivendichi la reale titolarità e/o l'assenza del proprio consapevole contributo alla commissione del reato; non può in generale dedurre tutti i vizi della misura.
- In Cassazione i vizi di motivazione sono sindacati con grande cautela: molte questioni di valutazione dei fatti e della prova sono precluse se non si tratta di specifiche violations of law o profili di motivazione formalmente carenti.
- Il sequestro preventivo può colpire beni di terzi quando esistono elementi concreti che collegano la disponibilità dei beni alla possibilità di aggravamento o protrazione degli effetti del reato (es. pagamenti "in nero", tentativi di trasferimento, ruolo diretto nelle operazioni contrattuali).
- La dimostrazione del periculum in mora richiede nessi fattuali specifici fra la condotta contestata e il rischio di dissipazione/trasferimento: affermazioni astratte non sono sufficienti, mentre versamenti occulti o condotte elusive giustificano la misura.
- Quando l'ordinanza motivi il collegamento tra bene e reato con riferimenti circostanziati (tempistiche, rapporti tra indagati, importi "in nero"), la Corte di legittimità tende a confermare la misura, salvo profili di illegittimità di diritto molto chiari.
- La qualificazione del soggetto come "non puro terzo" (ossia coinvolto nelle operazioni che hanno portato al trasferimento dei beni) indebolisce la possibilità di successo del terzo nell'impugnazione del sequestro.
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