Sentenza n. 1599/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 2
per la riforma della sentenza del Tribunale amministrativo regionale per la Puglia, sezione III, 13 febbraio 2025, n. 217, resa tra le parti.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Sentenza del TAR Puglia che aveva annullato il provvedimento comunale di annullamento in autotutela di un permesso di costruire e di due SCIA alternative, nonché la conseguente ordinanza di ripristino
Esito
Favorevole al ricorrente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il Comune ha impugnato la sentenza di primo grado deducendo violazione dell'art. 21-nonies l. 241/1990, eccesso di potere per difetto di motivazione e di istruttoria e contraddittorietà della motivazione. Ha sostenuto che il potere di annullamento d'ufficio fosse esercitabile oltre il termine ordinario di dodici mesi perché i titoli edilizi erano stati ottenuti sulla base di una falsa rappresentazione della realtà: negli elaborati progettuali l'area annessa alle doline, nella quale erano vietate nuove edificazioni, sarebbe stata traslata verso ovest, così da rappresentare il fabbricato come esterno all'area vincolata. L'appellato ha riproposto le censure assorbite dal TAR, relative alla violazione della disciplina dell'autotutela e del giusto procedimento, all'assenza di pericolosità idraulica o geomorfologica, all'insussistenza di una variazione essenziale, all'erronea applicazione delle NTA del PAI, del PRG e del PUTT e alla prevalenza del PPTR sul PUTT.
La decisione
Il Consiglio di Stato ha accolto l'appello e riformato la sentenza del TAR, respingendo il ricorso di primo grado. Ha ritenuto fondato il motivo relativo all'art. 21-nonies l. 241/1990, distinguendo tra dichiarazioni false o mendaci derivanti da condotte costituenti reato, per le quali è necessario l'accertamento penale definitivo, e falsa rappresentazione dei fatti idonea a indurre in errore l'amministrazione. In quest'ultima ipotesi il termine ordinario per l'annullamento d'ufficio può essere superato, quando la rappresentazione non veritiera abbia determinato il rilascio del provvedimento favorevole; sul piano soggettivo è sufficiente anche la colpa grave del privato, oltre al dolo. Nel caso concreto, la traslazione cartografica dell'area annessa alle doline è stata ritenuta una rappresentazione non veritiera, imputabile a mala fede oggettiva e idonea a indurre in errore il Comune. Il Collegio ha inoltre respinto le censure riproposte dall'appellato: il provvedimento indicava l'interesse pubblico all'annullamento, consistente nella tutela dell'uso corretto e coerente dell'ambiente e del paesaggio e nella prevenzione di effetti dannosi sotto il profilo idraulico; l'area di sedime ricadeva tra quelle annesse alle doline secondo la variante di adeguamento del PRG al PUTT approvata nel 2018, con conseguente divieto di nuova edificazione; la diversa localizzazione dell'immobile costituiva variazione essenziale ai sensi dell'art. 32, comma 1, lettera c), d.P.R. 380/2001. Il privato è stato condannato alle spese di entrambi i gradi, liquidate complessivamente in euro 5.000 oltre accessori.
Norme richiamate
art. 21-nonies l. 241/1990
Le condizioni per l'annullamento d'ufficio comprendono l'illegittimità del provvedimento, la sussistenza di ragioni di interesse pubblico ulteriori rispetto al mero ripristino della legalità violata, la ponderazione degli interessi dei destinatari e dei controinteressati e l'esercizio del potere entro un termine ragionevole, comunque non superiore, all'epoca, a dodici mesi.
Il termine ordinario di dodici mesi, oggi ridotto a sei, può essere superato quando il provvedimento favorevole sia stato ottenuto mediante una falsa rappresentazione dei fatti idonea a indurre in errore l'amministrazione. Tale ipotesi è distinta dalle dichiarazioni false o mendaci effetto di condotte costituenti reato, per le quali occorre una sentenza penale irrevocabile.
art. 21-octies, comma 2, l. 241/1990
È richiamato quale limite all'annullabilità rilevante ai fini delle condizioni dell'annullamento d'ufficio.
art. 32, comma 1, lettera c), d.P.R. 380/2001
La diversa localizzazione dell'immobile sull'area di pertinenza è stata qualificata come variazione essenziale.
artt. 22, comma 2, 23 e 33 d.P.R. 380/2001
Sono richiamati nel provvedimento comunale di annullamento in autotutela, con riferimento alle SCIA alternative e alle conseguenze edilizie dell'intervento.
art. 3, comma 2-bis, l. 241/1990
È richiamato quale codificazione del dovere di correttezza e buona fede del privato nei rapporti con l'amministrazione.
art. 3 Cost.
È indicato quale fondamento del dovere di solidarietà da cui derivano obblighi di correttezza e buona fede del privato anche anteriormente alla codificazione espressa nell'art. 1, comma 2-bis, l. 241/1990.
Massime di principio
- Il termine massimo previsto per l'annullamento d'ufficio di un provvedimento ampliativo non opera quando il provvedimento sia stato ottenuto mediante una falsa rappresentazione dei fatti che abbia indotto in errore l'amministrazione, anche se tale condotta non costituisce reato e non è stata accertata da una sentenza penale irrevocabile.
- La falsa rappresentazione rilevante ai fini del superamento del termine di autotutela ricorre quando il comportamento del privato abbia distorto la realtà fattuale o determinato una percezione non veritiera dei presupposti del provvedimento favorevole; sotto il profilo soggettivo è sufficiente anche la colpa grave del privato, non essendo necessario il dolo.
- L'annullamento d'ufficio resta subordinato all'illegittimità dell'atto, alla sussistenza di un interesse pubblico ulteriore rispetto al mero ripristino della legalità e alla ponderazione degli interessi dei destinatari e dei controinteressati, anche quando il termine ordinario sia superabile per falsa rappresentazione.
- La localizzazione dell'immobile in area sottoposta a divieto di nuova edificazione e diversa da quella autorizzata può integrare una variazione essenziale ai sensi dell'art. 32, comma 1, lettera c), d.P.R. 380/2001.
- L'interesse pubblico all'annullamento d'ufficio può essere adeguatamente motivato mediante il richiamo alla necessità di tutelare ambiente e paesaggio, assicurare il rispetto della disciplina urbanistico-territoriale e prevenire effetti dannosi sotto il profilo idraulico o geomorfologico.
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