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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 7872/2022 del 04/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna l'ordinanza del Tribunale del riesame che ha confermato il sequestro preventivo relativo ai lavori di realizzazione di un bacino irriguo. Primo motivo: violazione degli artt. 10 e 20 del d.P.R. 380/2001 e dell'art. 142 L.R. Toscana n.65/2014, poiché il permesso di costruire (permesso n.10 del 15/11/2019) richiamerebbe anche le tavole progettuali allegate che indicano le particelle nn. 106, 107 e 151, per cui il titolo autorizzatorio si estenderebbe anche a tali particelle e i lavori non sarebbero abusivi. Secondo motivo: vizio di motivazione del Tribunale, che non avrebbe adeguatamente dato conto, come richiesto dalla Corte di Cassazione con la precedente sentenza di annullamento e rinvio, dei criteri con cui ha ritenuto prevalenti gli argomenti a sostegno del sequestro rispetto alle ragioni difensive.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Sul primo motivo ha ritenuto infondata la censura: il Tribunale ha correttamente distinto tra quanto espressamente autorizzato dal permesso (particelle 102 e 103) e le indicazioni presenti nella tavola progettuale n.11, la quale, sebbene menzioni le particelle 106, 107 e 151, lo fa riferendole a 'sistemazioni agrarie' e non a opere di costruzione. Gli atti e le relazioni tecniche indicano che i lavori effettivamente in corso su quelle particelle hanno carattere costruttivo e sono difformi rispetto al permesso, giustificando il fumus commissi delicti e il periculum in mora, nonché il sequestro preventivo. Il secondo motivo è stato dichiarato inammissibile per essere un'apprezzazione sul vizio di motivazione, materia non sindacabile in sede di legittimità ai sensi dell'art.325 c.1 c.p.p.; inoltre, nel merito, anche questo motivo non è fondato perché il Tribunale ha indicato gli atti su cui si è basato. Conseguentemente il ricorso è rigettato e il ricorrente è condannato alle spese processuali.

Norme richiamate

  • d.P.R. 380/2001, art.44, comma 1, lett. c)

    Riferimento alla fattispecie di abuso edilizio contestata: il presunto reato per opere eseguite senza titolo o in difformità dal titolo. La Corte non entra nel merito della qualificazione penale definitiva ma ne riconosce la fondatezza cautelare in presenza di difformità evidenti.

  • d.P.R. 380/2001, artt.10 e 20

    Richiamati dal ricorrente per sostenere che il permesso di costruire si dovesse leggere con riferimento agli elaborati progettuali allegati; la Corte ha però ritenuto che il titolo testualmente riguardasse le particelle indicate e che le tavole potessero riferirsi a sistemazioni agrarie ancillari, non a opere edilizie che estendessero il campo del permesso.

  • L.R. Toscana n.65/2014, art.142

    Invocato dal ricorrente quale norma regionale rilevante per l'interpretazione del titolo edilizio; la Corte non ha ritenuto che le disposizioni regionali mutassero la valutazione di fatto del Tribunale circa la difformità tra permesso e lavori eseguiti.

  • Codice di procedura penale, art.325, comma 1

    Applicato per dichiarare inammissibile il motivo relativo al vizio di motivazione, essendo i vizi di motivazione (salvo la motivazione apparente) non sindacabili in sede di legittimità.

  • Giurisprudenza: Sez.3, Sent. n.13592/2008 (Dinolfo)

    Richiamata per il principio secondo cui il sequestro preventivo è legittimo anche prima del completamento dell'opera quando, da quanto già realizzato, si desume che il manufatto ultimato sarà difforme dal progetto autorizzato.

  • Giurisprudenza: Sez.1, Sent. n.42990/2008 (Montalto e altri)

    Richiamata per precisare i limiti dell'obbligo del giudice di rinvio: il giudice di merito deve uniformarsi alle questioni di diritto decise dalla Corte di cassazione, ma non è vincolato da tutte le affermazioni esplicative che non costituiscono principio di diritto vincolante.

Massime di principio

  • La mera presenza di riferimenti a particelle nei disegni progettuali allegati alla domanda non comporta automaticamente l'estensione del titolo autorizzatorio a quelle particelle: conta il contenuto testuale del provvedimento concessorio e la natura delle opere indicate nei disegni (se agricole/di sistemazione o opere di costruzione).
  • Se i lavori in corso mostrano, anche prima del loro completamento, caratteristiche che li rendono chiaramente difformi dal permesso (e ciò emerge dalla documentazione e dalle consulenze tecniche), il sequestro preventivo è strumento legittimo per impedire il rischio di aggravamento delle conseguenze del reato.
  • In Cassazione i vizi di motivazione, salvo i casi di motivazione apparente, sono generalmente inammissibili (art.325 c.1 c.p.p.): le censure meramente critiche sulla valutazione of facts del giudice di merito non sono sindacabili in sede di legittimità.
  • Quando la Corte di Cassazione annulla con rinvio, il giudice di merito deve rispettare i principi di diritto enunciati dalla Cassazione, ma resta titolare di autonoma valutazione di fatto purché motivata e coerente con le indicazioni giuridiche vincolanti.
  • Per chi richiede o produce lavori su più particelle è fondamentale che il titolo autorizzatorio sia espresso e documentato in modo univoco rispetto all'ambito territoriale e alla natura delle opere; l'indeterminatezza o l'uso di elaborati che interpretino estensioni non esplicitate può comportare rischio di contestazioni penali e provvedimenti cautelari.

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