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Cassazione Civile, Ordinanza n. 11746/2026 del 29/04/2026

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (contribuenti)

La controversia

La controversia riguarda un avviso con cui l'Agenzia delle Entrate aveva disposto il riclassamento di un'unità immobiliare, ripristinando la classificazione catastale A/1, classe 1, in luogo della categoria A/2, classe 5, proposta dai contribuenti tramite procedura DOCFA a seguito di una diversa distribuzione interna degli spazi. La Commissione tributaria regionale aveva accolto l'appello dei contribuenti, ritenendo che la questione dell'inammissibilità della procedura DOCFA per mancanza di variazioni edilizie fosse stata proposta tardivamente dall'Ufficio e che l'immobile non presentasse caratteristiche di lusso ai sensi del d.m. 2 agosto 1969, risultando piuttosto compatibile con la categoria A/2. L'Agenzia ha proposto ricorso per cassazione con due motivi: con il primo ha denunciato la violazione di norme processuali e catastali, sostenendo che il rilievo sull'inammissibilità della procedura DOCFA costituiva solo una difesa dell'Ufficio e che, in ogni caso, la DOCFA non sarebbe utilizzabile in assenza di effettive variazioni dello stato dell'immobile, essendovi solo una diversa distribuzione interna; con il secondo ha dedotto la violazione delle norme sul classamento catastale, contestando l'uso del d.m. 2 agosto 1969 nella valutazione della signorilità dell'abitazione e sostenendo che il giudice avrebbe dovuto riferirsi ai criteri catastali e alle istruzioni ministeriali, non alla disciplina delle abitazioni di lusso.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha affermato che la questione relativa all'ammissibilità dell'impugnazione e ai presupposti fattuali della variazione catastale non è una mera difesa rilevabile d'ufficio, ma attiene al merito del contendere; ha inoltre ribadito che la variazione dello stato degli immobili urbani che incide sul classamento, compresa la nuova distribuzione degli spazi interni, deve essere dichiarata tramite DOCFA. Quanto al secondo motivo, la Corte ha chiarito che il classamento catastale delle abitazioni come signorili, civili o popolari va compiuto secondo nozioni dell'opinione generale e criteri catastali, non mutuando automaticamente i parametri del d.m. 2 agosto 1969, il quale serve invece a individuare le abitazioni di lusso ai fini dell'esclusione di agevolazioni fiscali. La valutazione del giudice di merito, fondata sulle caratteristiche intrinseche ed estrinseche dell'immobile, è stata ritenuta conforme ai principi di legittimità e non sindacabile in cassazione. L'Agenzia è stata condannata alle spese.

Norme richiamate

  • art. 360, primo comma, n. 3 c.p.c.

    norma invocata per denunciare violazione di legge nei due motivi di ricorso

  • art. 57 d.lgs. n. 546/1992

    richiamato dall'Agenzia per sostenere la violazione delle preclusioni processuali nel giudizio tributario

  • artt. 17 e 20 r.d.l. n. 652/1939

    richiamati come norme sul classamento e sulle dichiarazioni catastali

  • art. 1 d.m. n. 701/1994

    richiamato in tema di procedura DOCFA e aggiornamento catastale

  • art. 38, primo comma, d.P.R. n. 917/1986

    richiamato dall'Agenzia nel primo motivo, senza specifica elaborazione decisoria

  • art. 8, comma 1, r.d.l. n. 652/1939

    richiamato come norma di base del classamento catastale

  • art. 9 r.d.l. n. 652/1939

    richiamato nel secondo motivo in materia di classamento e rendita

  • artt. 6, comma 1, 9 e 61 d.P.R. n. 1142/1949

    richiamati quali criteri catastali applicabili al classamento

  • artt. 3 e 8, comma 8, d.P.R. n. 138/1998

    richiamati come fonti regolatrici della classificazione catastale

  • art. 6 d.m. 2 agosto 1969

    invocato dall'Agenzia, ma ritenuto estraneo al procedimento di classamento perché relativo alle abitazioni di lusso ai fini fiscali

  • art. 23-quater d.l. n. 9/2012

    indicato come norma che, dal 1 dicembre 2012, attribuisce all'Agenzia delle Entrate le funzioni già dell'Agenzia del Territorio

Massime di principio

  • In tema di classamento catastale, la contestazione sulla sussistenza dei presupposti fattuali della variazione e sulla legittimità del riclassamento integra una questione di merito e non una mera difesa rilevabile d'ufficio.
  • La variazione dello stato di un immobile urbano che incida sul classamento o sulla consistenza, ivi compresa la nuova distribuzione degli spazi interni, deve essere dichiarata in catasto tramite procedura DOCFA.
  • La facoltà del titolare dell'immobile di chiedere una diversa classificazione catastale non incontra, di per sé, preclusioni temporali né cristallizzazione della rendita già attribuita.
  • Le categorie catastali delle abitazioni come 'signorile', 'civile' e 'popolare' vanno determinate secondo nozioni dell'opinione generale e secondo le caratteristiche oggettive dell'immobile nel contesto spazio-temporale di riferimento, con apprezzamento di fatto riservato al giudice di merito.
  • Il d.m. 2 agosto 1969, relativo alle abitazioni di lusso, non è la fonte regolatrice del classamento catastale, ma opera per finalità fiscali diverse, segnatamente per l'accesso o meno ad agevolazioni.
  • La valutazione del giudice di merito sul carattere signorile o meno dell'immobile, quando fondata su caratteristiche intrinseche ed estrinseche del bene, è insindacabile in cassazione se sorretta da criteri conformi alla giurisprudenza di legittimità.

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