Cassazione Penale, Sentenza n. 42866/2024 del 22/11/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Messina che, in sede di riesame, aveva sostituito gli arresti domiciliari con la misura interdittiva del divieto di esercitare la professione di commercialista per un anno. Il ricorrente contestava: 1) la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza relativi alla partecipazione a un'associazione per delinquere e ai numerosi reati-fine collegati (truffe aggravate ai danni dello Stato, falsi, accessi abusivi a sistemi informatici, indebite compensazioni fiscali, autoriciclaggio), sostenendo di essersi limitato ad apporre il visto di conformità come dottore commercialista senza consapevolezza dell'illiceità delle pratiche e di essersi fidato del cugino Barbera; 2) l'assenza di un concreto e attuale pericolo di reiterazione del reato, rilevando il tempo trascorso dall'ultima condotta (aprile 2022) e la prosecuzione dell'attività professionale senza violazioni successive.
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile ritenendolo manifestamente infondato. Ha confermato la motivazione del Tribunale secondo cui sussistono gravi indizi di partecipazione del Pisa all'associazione per delinquere e ai reati-fine, rilevando l'apporto costante e indispensabile del ricorrente nell'iter delle numerose pratiche fraudolente per l'ottenimento delle detrazioni fiscali connesse al superbonus 110%. La Corte ha evidenziato che il ricorrente apponeva il visto di conformità senza verificare la documentazione, si interfacciava unicamente con l'intermediario Barbera e che le intercettazioni dimostravano rapporti stabili orientati al profitto; la condotta si era protratta per oltre due anni, aveva coinvolto decine di soggetti inconsapevoli e aveva prodotto ingenti profitti. La sostituzione della misura originaria con una misura meno afflittiva era già stata disposta dal Tribunale e non annulla gli indizi. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 in favore della Cassa delle Ammende.
Norme richiamate
La Corte riconosce che la normativa sul superbonus 110% è stata il mezzo utilizzato dal gruppo criminoso per ottenere indebitamente detrazioni fiscali; la presenza sistematica di pratiche fittizie e il ruolo del commercialista nel vistare tali pratiche costituiscono elementi indiziari rilevanti
codice penale - delitti contestati: associazione per delinquere, truffa aggravata, falsità, accesso abusivo a sistema informatico, autoriciclaggio, indebite compensazioni fiscali
La Corte ha ritenuto provato, almeno in termini di gravi indizi, l'elemento soggettivo e l'apporto causale del ricorrente all'organizzazione criminosa sulla base della sistematicità delle condotte, del numero elevato di pratiche e delle intercettazioni che ne dimostravano il ruolo continuativo
Massime di principio
- Il ruolo formale di un professionista (es. apposizione del visto di conformità) può integrare gravi indizi di partecipazione a un'associazione per delinquere se ricorre una condotta sistematica, reiterata e funzionale all'attività illecita, nonostante la natura tecnica dell'atto
- La sussistenza del dolo associativo si desume anche dal contesto: numero di pratiche fraudolente, modalità di intermediazione tramite terzi, mancanza di verifiche documentali e intercettazioni che mostrino rapporti stabili orientati al profitto
- La mera affermazione di buona fede non è sufficiente in sede di riesame o cassazione se non è supportata da elementi concreti che spieghino l'assenza di responsabilità (ad es. attività di verifica eseguita, rapporti diretti con i beneficiari, documentazione comprovante regolarità)
- Il pericolo di reiterazione del reato si valuta sulla base della durata, della sistematicità dell'attività criminosa, degli ingenti profitti e dell'agibilità del gruppo criminale; il tempo trascorso dalla condotta non è di per sé decisivo se permangono altri elementi concreti
- La sostituzione di una misura cautelare con una meno afflittiva può essere considerata dal giudice ma non elimina l'idoneità degli elementi indiziari sull'esistenza del reato o dell'associazione criminoso
- In sede di cassazione l'impugnazione è difficilmente accolta quando si propongono alternative ricostruzioni dei fatti prive di elementi nuovi o di una chiara illogicità nella motivazione del giudice di merito
Testo integrale
Continua a leggere gratis
Crea il tuo account Trovanorma: leggi il testo integrale della pronuncia, apri l’originale e chiedi all’AI di applicarlo al tuo caso, con ogni fonte citata.
7 giorni di prova · Nessuna carta di credito
Hai già un account? Accedi
La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giurisprudenza penale, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.
Altri documenti di Giurisprudenza penale
- Sentenza penale · 22 nov 2024Cassazione Penale, Sentenza n. 42819/2024 del 22/11/2024
- Sentenza penale · 22 nov 2024Cassazione Penale, Sentenza n. 42822/2024 del 22/11/2024
- Sentenza penale · 22 nov 2024Cassazione Penale, Sentenza n. 42823/2024 del 22/11/2024
- Sentenza penale · 22 nov 2024Cassazione Penale, Sentenza n. 42826/2024 del 22/11/2024
- Sentenza penale · 22 nov 2024Cassazione Penale, Sentenza n. 42827/2024 del 22/11/2024
- Sentenza penale · 22 nov 2024Cassazione Penale, Sentenza n. 42828/2024 del 22/11/2024
Cerchi altro? Cerca gratis in Giurisprudenza penale →