Cassazione Penale, Sentenza n. 33763/2025 del 14/10/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnano la conferma in appello della condanna per tentato omicidio e porto/ detenzione di arma, contestando: 1) la valutazione della prova attribuita a Nicola Minieri quale mandante, specialmente la paternità del "pizzino" recuperato (grafologia, circostanze dei movimenti della madre, affidabilità delle intercettazioni e delle consulenze contrapposte); 2) la qualificazione del fatto come tentato omicidio (dolo omicidiario), sostenendo che il termine napoletano "fattil" potrebbe significare ferire e che l'esito non mortale dimostrerebbe assenza di volontà omicidiaria; 3) la sussistenza dell'aggravante del metodo mafioso (art. 416‑bis.1 c.p.), deducendo che le modalità non fossero tali da evocare la forza intimidatrice tipica dell'agire mafioso.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato i ricorsi e confermato integralmente le decisioni dei giudici di merito. Ha ritenuto legittima e sufficiente la valutazione complessiva degli elementi che hanno attribuito la paternità del pizzino a Nicola (ricomposizione del foglio, quadernone sequestrato, movimenti della madre e consulenza grafologica espressa in termini di "quasi sicura" provenienza; oltre alla dichiarazione confessorie di Ciro in appello e al filmato). Ha affermato che il filmato e le modalità della sparatoria (più colpi esplosi, ultimo indirizzato verso l'addome a distanza ravvicinata) dimostrano l'idoneità dell'azione a cagionare la morte e quindi il dolo omicidiario. Ha confermato altresì l'aggravante del metodo mafioso, ritenendo rilevanti la platealità dell'azione, l'orario diurno, il luogo pubblico, il comportamento omertoso dei presenti e la contiguità temporale con un precedente agguato. Pena confermata: otto anni e otto mesi di reclusione ciascuno.
Norme richiamate
art. 56 cod. pen.
Riferimento alla disciplina sul concorso di persone nel reato (art. 56 citato per la partecipazione). Utilizzata inquadrando la responsabilità dei singoli nell'azione criminosa collettiva.
art. 110 cod. pen.
Richiamato in relazione al concorso di persone nel reato: applicato per attribuire partecipazione e cooperazione materiale/ideativa.
art. 575 cod. pen.
Norma di riferimento per il reato di omicidio; citata come parametro per la qualificazione del tentato omicidio e per la valutazione dell'animus necandi.
art. 577, primo comma, nn. 3) e 4) cod. pen.
Aggravanti previste per gli omicidi e i delitti contro la persona; richiamate nel capo d'imputazione in relazione alle circostanze del fatto.
art. 416-bis.1 cod. pen.
L'aggravante del "metodo mafioso" è interpretata come riferita alle modalità di esecuzione idonee a evocare la forza intimidatrice tipica dell'organizzazione mafiosa; la Corte ha ritenuto sussistente la circostanza in presenza di condotte plateali in luogo pubblico, comportamento omertoso dei presenti e contesto temporale e fattuale.
art. 61 n. 2 cod. pen.
Richiamata fra le circostanze che aggravano la responsabilità penale: utilizzata nel capo relativo alle armi e alle conseguenze del fatto.
art. 2, 4 e 7 legge 895/1967
Norme sul porto e detenzione di armi: richiamate per il capo d'imputazione relativo al possesso e al porto di arma comune da sparo.
art. 606, comma 1, cod. proc. pen.
Interpretato nel senso di limitare il sindacato della Corte di cassazione sulla valutazione delle prove: non è consentito rivedere la dinamica fattuale salvo travisamento decisivo o omissione di temi probatori decisivi (specialmente in caso di 'doppia conforme').
art. 173 disp. att. cod. proc. pen.
Richiamata per i limiti della motivazione e della formulazione dei motivi di ricorso in cassazione; la Corte ha osservato che il ricorso deve esplicitare specificamente gli elementi che si intendono ritenere travisati.
Massime di principio
- In presenza di scritti manoscritti ("pizzini") la paternità può essere ricostruita in modo complessivo combinando grafologia, contesto materiale (es. quaderno sequestrato), movimenti e comportamenti dei familiari e altre circostanze; una consulenza che non dia certezza può comunque concorrere a fondare una valutazione complessiva.
- La Corte di cassazione non revisione i fatti: se la valutazione probatoria è congrua e vi sono due gradi conformi ('doppia conforme'), il sindacato è limitato e non è consentito sostituire valutazioni alternative plausibili a quelle dei giudici di merito.
- Il dolo di omicidio nel tentato omicidio si prova per via indiretta, valutando l'idoneità concreta dell'azione a cagionare la morte al momento dell'azione (numero di colpi, target colpito, distanza, movimenti), e non in base all'esito finale delle lesioni.
- L'aggravante del "metodo mafioso" riguarda le modalità esecutive e la loro capacità di evocare intimidazione collettiva: atti eclatanti in luoghi pubblici, orario diurno, platealità, comportamento omertoso dei presenti e la contiguità con altri episodi violenti sono elementi che rafforzano questa qualificazione.
- Se si intende impugnare una motivazione che combina elementi indiziari, il ricorso in Cassazione deve indicare in modo specifico quale prova sarebbe stata travisata o omessa e perché essa avrebbe carattere decisivo; mere contestazioni alternative o letture difensive alternative sono in genere insufficienti.
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