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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10076/2026 del 16/03/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la sentenza della Corte d'appello di Cagliari che, in parziale riforma del Tribunale, aveva dichiarato non doversi procedere per l'abuso edilizio per prescrizione e aveva rideterminato la pena per il delitto paesaggistico a 1 anno di reclusione. I ricorrenti hanno dedotto tre motivi: 1) contestazione dell'epoca di inizio lavori (sostenevano che i lavori fossero iniziati tempestivamente il 12/12/2013 in esecuzione del permesso a costruire del 19/12/2012 e che nel 2017 fossero legittimamente in corso per effetto di proroga); 2) contestazione del calcolo della volumetria e della sussistenza del delitto paesaggistico (sostenevano, al limite, la configurabilità di una contravvenzione e non del reato previsto dall'art. 181 d.lgs. 42/2004); 3) per la sola Darnell, contestazione dell'elemento soggettivo (mancanza di dolo per la committente).

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto i ricorsi manifestamente infondati e li ha dichiarati inammissibili. Ha confermato i rilievi di fatto della Corte d'appello: i lavori erano cominciati non prima di ottobre 2017 (attestato dalla comunicazione dell'ing. Nonnoi e dalle foto aeree/Google Earth), il permesso a costruire era decaduto (anche in forza di pronunce del Consiglio di Stato che hanno riconosciuto gli abusi e la legittimità dei provvedimenti demolitori), e l'aumento volumetrico è risultato superiore al 30% con conseguente configurabilità del delitto paesaggistico ex art. 181, comma 1-bis, d.lgs. n. 42/2004. Quanto al dolo della committente, la Corte ha ritenuto che, nonostante la nazionalità straniera e la presunta ignoranza normativa, la Darnell avesse un obbligo di informazione e fosse stata aggiornata dai professionisti di fiducia, giustificando la valutazione di responsabilità. I ricorrenti sono stati condannati alle spese del procedimento ai sensi dell'art. 616 c.p.p. e al versamento di una somma determinata in via equitativa in base alla sentenza della Corte costituzionale n.186/2000.

Norme richiamate

  • d.lgs. n. 42 del 2004 (Codice dei beni culturali e del paesaggio), art. 181, comma 1-bis

    art. 181, comma 1-bis, d.lgs. n. 42 del 2004

    La Corte ha ritenuto integrato il delitto paesaggistico per il superamento di oltre il 30% della volumetria della costruzione originaria; ciò giustifica la condanna penale prevista dall'art.181, comma 1-bis

  • codice di procedura penale, art. 616

    Applicazione per l'onere delle spese a carico dei ricorrenti in caso di ricorsi inammissibili; la Corte ha disposto il rimborso delle spese del procedimento da parte dei ricorrenti

  • Sentenza Corte Costituzionale n. 186 del 13/06/2000

    sentenza Corte Costituzionale 13 giugno 2000, n. 186

    La Corte ha fatto riferimento al principio secondo cui, non essendovi motivo di ritenere che i ricorsi siano stati presentati con colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, si può prevedere un versamento equitativo da parte dei ricorrenti

  • Consiglio di Stato, Sez. VI, n. 2854 del 26/03/2024

    Cons. Stato, Sez. VI, n. 2854/2024

    Decisione amministrativa richiamata per confermare la decadenza del permesso a costruire, il riconoscimento degli abusi edilizi e la legittimità dei provvedimenti demolitori; valore probatorio e conferma della condivisa valutazione di illegittimità amministrativa

  • Consiglio di Stato, Sez. VI, n. 4584 del 06/06/2022

    Cons. Stato, Sez. VI, n. 4584/2022

    Richiamata per ribadire la correttezza del diniego della compatibilità paesaggistica e dei provvedimenti amministrativi collegati

Massime di principio

  • Le questioni sull'epoca di inizio lavori sono prevalentemente di fatto: decisioni fondate su documenti (comunicazioni ufficiali del direttore dei lavori) e su elementi oggettivi (foto aeree, Google Earth) sono difficili da rimettere in discussione in sede di legittimità salvo vizi di motivazione
  • Una pronuncia amministrativa definitiva (es. del Consiglio di Stato) che accerti la decadenza del titolo edilizio e l'esistenza di abusi costituisce elemento fortemente vincolante e persuasivo anche nel processo penale
  • Per la qualificazione tra contravvenzione urbanistica e delitto paesaggistico rileva il superamento della soglia percentuale di volumetria (oltre il 30%): tale soglia è criterio determinante e la relativa verifica richiede valutazioni tecniche che, se adeguatamente motivate, sono difficili da riformare in Cassazione
  • L'elemento soggettivo della committente non si esclude automaticamente per la nazionalità straniera o per la presunta ignoranza delle norme: la circostanza che la committente fosse seguita da professionisti e fosse aggiornata sugli atti può far ritenere la consapevolezza o la colpa rilevante
  • La produzione di prove documentali tempestive (comunicazioni di inizio lavori, permessi, foto aeree, sentenze amministrative) è cruciale: chi contesta l'esito probatorio deve dimostrare l'illogicità, la contraddittorietà o la manifesta insussistenza della motivazione di merito
  • Ricorsi manifestamente infondati o inammissibili possono comportare l'addebito delle spese processuali ex art. 616 c.p.p. e misure di ristoro equitative in base alla giurisprudenza costituzionale

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