Corte di giustizia, Sentenza C-738/22
Judgment of the Court (Second Chamber) of 2 July 2026. — Google LLC and Alphabet Inc. v European Commission. — Appeal – Competition – Abuse of dominant position – Market for online general search services – Market for the licensing of smart mobile operating systems – Market for online app stores for the Android mobile operating system – Decision finding an infringement of Article 102 TFEU and Article 54 of the EEA Agreement – Contractual restrictions – Tying – Exclusionary effects – Relevance of context – Counterfactual scenario – As-efficient competitor – Payments subject to exclusive pre-installation – Obstruction of the development and distribution of Android forks – Single and continuous infringement – Fine – Unlimited jurisdiction. — Case C-738/22 P
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte di giustizia ha respinto l’appello di Google e Alphabet contro la sentenza del Tribunale nel caso Android. Ha confermato, da un lato, la legittimità dell’analisi del contesto complessivo delle pratiche contestate e, dall’altro, la possibilità per il Tribunale di confermare l’infrazione unica e continuata nonostante l’annullamento della sola censura relativa ai portfolio-based RSAs. È stata altresì confermata la rideterminazione della sanzione, con conseguente mantenimento della multa a 4,125 miliardi di euro.
Conferma, nel ricorso Google Android, della responsabilità ex articolo 102 TFUE per abuso di posizione dominante tramite tying, clausole anti-frammentazione e pagamenti di esclusiva, con rideterminazione del primo grado del quantum della sanzione già operata dal Tribunale e sua sostanziale conferma in appello.
La questione giuridica
Nei motivi di appello si discuteva, in sintesi: (i) se il Tribunale avesse correttamente valutato il nesso causale tra le pre-installazioni imposte dai MADA e gli effetti escludenti; (ii) se fosse necessario dimostrare la capacità di precludere concorrenti "as efficient" mediante test AEC o analisi controfattuale; (iii) se il Tribunale avesse travisato l’oggetto dell’abuso relativo alle AFAs, estendendolo a condotte non considerate abusive dalla Commissione; (iv) se fossero stati valutati correttamente i motivi di giustificazione oggettiva; (v) se, caduta la censura sui portfolio-based RSAs, potesse restare in piedi la qualificazione di infrazione unica e continuata; (vi) se il Tribunale avesse legittimamente rideterminato la multa nell’esercizio della sua giurisdizione di merito.
Principio di diritto
La Corte ha respinto integralmente l’appello e ha confermato che, in un ecosistema digitale caratterizzato da effetti di rete, barriere all’ingresso e interdipendenza tra mercati, la Commissione non è tenuta a fondare sempre la prova dell’abuso su un test controfattuale o sul criterio dell’"as-efficient competitor"; può invece dimostrare la capacità escludente della condotta alla luce di tutti gli elementi contestuali rilevanti, anche se alcuni di essi non sono, di per sé, abusivi. È quindi legittimo tenere conto dell’effetto combinato di MADA, RSAs e AFAs per valutare i tying e la strategia complessiva, nonché confermare la sussistenza di un’infrazione unica e continuata nonostante l’annullamento parziale relativo ai portfolio-based RSAs. La rideterminazione della multa da parte del Tribunale è stata inoltre ritenuta conforme alla sua giurisdizione di merito, al principio del contraddittorio e agli obblighi di motivazione.
Norme richiamate
- Articolo 102 TFUE
- Articolo 54 dell’Accordo SEE
- Regolamento (CE) n. 1/2003
- Articolo 23, paragrafi 2 e 3, del Regolamento (CE) n. 1/2003
- Articolo 31 del Regolamento (CE) n. 1/2003
- Articolo 261 TFUE
- Articolo 56 dello Statuto della Corte di giustizia dell’Unione europea
- Articolo 263 TFUE
- Articolo 264 TFUE
- Articolo 48, paragrafo 1, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea
Abuso di posizione dominante nel caso Google Android
La pronuncia riguarda un ricorso per cassazione proposto da Google LLC e Alphabet Inc. avverso la sentenza del Tribunale nel noto caso Android. La Corte ha esaminato le censure relative a tying, clausole anti-frammentazione, pagamenti di esclusiva e rideterminazione della multa, confermando integralmente la decisione del Tribunale.
Contesto fattuale e decisione della Commissione
La Commissione aveva accertato quattro insiemi di restrizioni contrattuali nel sistema Android:
- pre-installazione obbligatoria della Google Search app e del browser Chrome per ottenere la licenza del Play Store;
- condizionamento analogo per Play Store e Google Search app alla sottoscrizione delle Anti-Fragmentation Agreements (AFAs);
- pagamento di revenue share subordinato all’esclusiva pre-installazione della Google Search app su un portafoglio di dispositivi;
- altre restrizioni connesse alla strategia complessiva di Google. Secondo la Commissione, tali pratiche costituivano quattro abusi distinti e, insieme, un’infrazione unica e continuata dell’articolo 102 TFUE e dell’articolo 54 dell’Accordo SEE.
Decisione del Tribunale
Il Tribunale aveva annullato solo la parte della decisione relativa ai portfolio-based RSAs, ma aveva confermato gli altri tre abusi e la sussistenza dell’infrazione unica e continuata. Aveva inoltre rideterminato la sanzione da 4,342865 miliardi di euro a 4,125 miliardi di euro, con responsabilità solidale di Alphabet per una parte dell’importo.
Primo motivo di appello: nesso causale e contesto
Google e Alphabet sostenevano che il Tribunale avesse erroneamente considerato gli effetti combinati di MADA e RSAs, anziché attribuire gli effetti escludenti alle sole pre-installazioni contestate. La Corte ha respinto tale censura, chiarendo che, ai fini dell’articolo 102 TFUE, il contesto economico e contrattuale è rilevante anche se include elementi non in sé abusivi. Le RSAs potevano dunque essere considerate come fattori contestuali perché accentuavano gli effetti escludenti delle MADA.
La Corte ha anche escluso che il Tribunale avesse errato nel considerare rilevanti i dati sul default setting e sulla pre-installazione: la distinzione prospettata dalle ricorrenti era ritenuta artificiale nel contesto del caso concreto, poiché la documentazione e la pratica commerciale mostravano che i due aspetti erano funzionalmente intrecciati.
Secondo motivo di appello: as-efficient competitor e capacità escludente
Le ricorrenti lamentavano che non fosse stata dimostrata la capacità delle MADA di precludere concorrenti almeno efficienti. La Corte ha ricordato che l’articolo 102 TFUE richiede la dimostrazione, con elementi specifici e tangibili, che la condotta sia idonea a produrre effetti escludenti; ma non impone sempre un test AEC o un’analisi controfattuale.
In particolare, per pratiche di tying in ecosistemi digitali con forti effetti di rete e barriere all’ingresso, può non avere senso pretendere un confronto astratto con un concorrente ipotetico as-efficient. La Corte ha quindi confermato che il Tribunale poteva basarsi sulla capacità escludente concreta delle pratiche, senza dover applicare in modo generalizzato il test AEC usato per i portfolio-based RSAs.
Terzo motivo di appello: AFAs e oggetto dell’abuso
Google e Alphabet sostenevano che il Tribunale avesse "riscritto" la decisione della Commissione, attribuendo rilievo a condotte più ampie di quelle effettivamente contestate. La Corte ha respinto anche questa censura: il Tribunale non aveva sostituito il proprio ragionamento a quello della Commissione, ma aveva interpretato correttamente la decisione nel suo insieme.
La Commissione contestava infatti una pratica volta a impedire lo sviluppo e la presenza sul mercato di Android fork non compatibili, collegando tale effetto al fatto che i costruttori, per accedere alle app Google, dovevano accettare le AFAs. La mancata licenza delle API proprietarie ai fork incompatibili è stata considerata un elemento di contesto, non una nuova fattispecie abusiva.
La Corte ha inoltre ritenuto che non fosse necessario identificare con precisione quali standard del CDD producessero gli effetti escludenti, poiché la condotta censurata era la pratica complessiva di impedire l’accesso commerciale ai fork non compatibili.
Quarto motivo di appello: giustificazioni oggettive delle AFAs
Le ricorrenti invocavano la necessità di proteggere l’integrità dell’ecosistema Android, la reputazione del marchio e la gratuità del sistema. La Corte ha confermato la valutazione del Tribunale secondo cui tali giustificazioni non erano state dimostrate in modo idoneo.
È stato ribadito che spetta all’impresa in posizione dominante provare la giustificazione oggettiva della propria condotta. Nel caso concreto, il Tribunale aveva potuto ritenere che le restrizioni imposte dalle AFAs fossero sproporzionate rispetto agli obiettivi dichiarati e che esistessero alternative meno restrittive.
Quinto motivo di appello: infrazione unica e continuata
Le ricorrenti contestavano la sopravvivenza della qualificazione di infrazione unica e continuata dopo l’annullamento parziale relativo ai portfolio-based RSAs. La Corte ha respinto la censura, richiamando il principio per cui una condotta può essere qualificata come infrazione unica e continuata quando rientra in un piano complessivo.
Il venir meno di uno dei segmenti non impedisce di mantenere la qualificazione unitaria se gli altri elementi restano logicamente e fattualmente separabili e conservano la loro autonomia. Qui il Tribunale aveva correttamente ritenuto che le tre restrizioni residue si inserissero ancora in una strategia complessiva volta a rafforzare la posizione dominante di Google nel mercato delle ricerche online.
Sesto motivo di appello: rideterminazione della multa
La Corte ha confermato anche la rideterminazione della sanzione operata dal Tribunale. Quest’ultimo, nell’esercizio della propria giurisdizione di merito ex articolo 31 del Regolamento n. 1/2003 e articolo 261 TFUE, aveva modulato la multa tenendo conto dell’intensità variabile dell’infrazione nel tempo, della sua natura intenzionale e della strategia complessiva perseguita.
Secondo la Corte, il Tribunale non ha violato il principio ne ultra petita, né il contraddittorio, né la presunzione di innocenza; ha invece esercitato legittimamente il potere di sostituire la propria valutazione a quella della Commissione in materia di importo della sanzione.
Dispositivo
La Corte ha quindi:
- respinto integralmente l’appello;
- condannato Google LLC e Alphabet Inc. alle spese;
- posto le spese degli intervenienti a loro carico secondo le rispettive posizioni processuali.
Principi desumibili
La pronuncia ribadisce che, in materia di abuso di posizione dominante:
- la valutazione della capacità escludente va compiuta tenendo conto di tutto il contesto economico e contrattuale rilevante;
- non è sempre necessario un test AEC o un controfattuale;
- elementi non abusivi possono essere considerati come contesto per comprendere gli effetti della condotta censurata;
- un’infrazione unica e continuata può sopravvivere anche se viene meno uno solo dei suoi segmenti, purché permanga il piano complessivo;
- il Tribunale, in sede di giurisdizione di merito sulla multa, può rideterminare l’importo entro i limiti dell’articolo 31 del Regolamento n. 1/2003.
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La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giurisprudenza europea, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.
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