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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 21866/2024 del 31/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza della Corte d'Appello di Napoli con quattro motivi principali: 1) vizio di motivazione e difetto di correlazione tra imputazione e sentenza per la diversa qualificazione del ruolo (da amministratore di fatto a concorrente esterno); 2) vizio sull'elemento soggettivo, sostenendo che la sentenza faceva riferimenti probatori a carico del coimputato deceduto e che non risultava provata la mancanza del suo presunto credito verso la società; 3) violazione dell'art. 133 c.p. per aver adottato la stessa pena base del coimputato e per presunta disparità di trattamento; 4) mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche ai sensi dell'art. 62‑bis c.p., nonostante assenza di precedenti e comportamento collaborativo.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso infondato e lo ha respinto. Ha ritenuto: 1) non sussistere difetto di correlazione tra contestazione e sentenza, poiché il nucleo fattuale (azione distrattiva) è rimasto immutato e la riqualificazione della posizione da amministratore di fatto a concorrente esterno era prevedibile ed entro i limiti consentiti dalla giurisprudenza; 2) l'elemento soggettivo è stato adeguatamente provato per inference logico‑giuridiche: il ricorrente era inserito nelle vicende societarie, beneficiario dell'operazione e non risultavano giustificazioni contabili per il trasferimento; la Corte ha richiamato l'orientamento secondo cui il concorrente esterno deve essere consapevole del depauperamento delle garanzie dei creditori, non necessariamente dello stato di insolvenza; 3) le doglianze sul trattamento sanzionatorio sono inammissibili se sollevate per la prima volta in Cassazione e, comunque, la determinazione della pena di merito non esibiva vizi tali da essere annullati in sede di legittimità; 4) la mancata concessione delle attenuanti generiche è motivata e rientra nella discrezionalità dei giudici di merito. Conseguentemente la condanna è stata confermata nei suoi profili sostanziali e il ricorso è stato rigettato.

Norme richiamate

  • art. 521 cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione al principio di correlazione tra imputazione e sentenza: la Corte afferma che non c'è violazione se la riqualificazione è prevedibile e il nucleo fattuale rimane lo stesso.

  • art. 522 cod. proc. pen.

    Richiamato insieme all'art. 521 come parte del quadro sulla modifica della qualificazione del fatto: serve che il fatto come accadimento storico conservi il 'nucleo comune' con la contestazione.

  • art. 216 L. fall. (bancarotta fraudolenta)

    Interpretato alla luce della giurisprudenza che distingue il dolo dell'amministratore dal dolo del concorrente esterno: per l'extraneus è sufficiente la consapevolezza di concorrere al depauperamento delle garanzie dei creditori, non la conoscenza dello stato di dissesto.

  • art. 133 cod. pen.

    Riferito al calcolo della pena base: la Corte rileva che le contestazioni su disparità di trattamento vanno sollevate in appello e che la determinazione della pena di merito rientra nella discrezionalità del giudice, sindacabile in Cassazione solo per vizi motivazionali evidenti.

  • art. 62‑bis cod. pen.

    Richiamato in tema di circostanze attenuanti generiche: la Corte conferma che l'apprezzamento è rimesso al giudice di merito, il quale deve motivare la decisione ma può escludere le attenuanti basandosi sulle ragioni prevalenti della propria valutazione.

  • art. 111 Cost. e art. 6 CEDU

    Evocati rispetto alla garanzia del contraddittorio e alla correlazione imputazione‑sentenza; la Corte ritiene conformità con tali garanzie quando la riqualificazione è prevedibile e il difensore può esercitare i rimedi (appello/cassazione).

  • Sentenza Corte Costituzionale n. 222 del 5/12/2018

    Richiamata come parametro per l'adeguamento della durata delle pene accessorie fallimentari; la Corte d'Appello ha rideterminato tali pene alla luce di detta pronuncia e la Cassazione ne prende atto.

Massime di principio

  • La riqualificazione del ruolo dell'imputato (es. da amministratore di fatto a concorrente esterno) non configura di per sé violazione del principio di correlazione imputazione‑sentenza se il nucleo fattuale contestato rimane lo stesso e la nuova qualificazione era prevalente o prevedibile.
  • Nel reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale, il concorso dell'extraneus richiede la consapevolezza di concorrere a un depauperamento delle garanzie dei creditori; non è sempre necessario provare la conoscenza dello stato di insolvenza della società.
  • Le questioni non sollevate in appello e dedotte per la prima volta in Cassazione sono, salvo casi eccezionali, inammissibili; pertanto è cruciale devolvere correttamente le doglianze al giudice di appello.
  • La valutazione della pena base e il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche rientrano nella discrezionalità del giudice di merito e sono sindacabili in Cassazione solo se la motivazione risulta contraddittoria o manifestamente illogica.
  • La prova dell'elemento soggettivo può essere ricostruita anche per inference logiche dalle condotte, dalle relazioni societarie e dalla documentazione contabile: un'integrazione fattuale consistente può assolvere alla ricostruzione del dolo.
  • Le garanzie costituzionali e convenzionali sul contraddittorio sono rispettate quando la riqualificazione del fatto è prevedibile e l'imputato ha la possibilità di esercitare i rimedi processuali (appello, ricorso per cassazione).

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