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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 2123/2022 del 18/01/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Catanzaro che aveva confermato la custodia in carcere per la partecipazione ad un'associazione finalizzata al narcotraffico e reati connessi. Il ricorrente deduceva incompetenza territoriale del Tribunale di Catanzaro sostenendo che l'associazione e i reati contestati erano riconducibili al procedimento "Area 51" celebrato a Milano: sosteneva la sovrapponibilità delle consorterie, il ruolo centrale di Francesco Riitano e la presenza di una base operativa in Lombardia (Milano), per cui la competenza doveva spettare al Tribunale di Milano e attrarre anche i reati connessi.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto che l'associazione contestata non sia la stessa già giudicata nel procedimento Area 51, sebbene vi siano elementi tecnici e la partecipazione di alcuni medesimi soggetti: le analogie (uso di dispositivi, autovetture con doppio fondo, coincidenza di alcuni sodali) non sono sufficienti ad identificare la medesima organizzazione. Il Tribunale ha individuato il centro decisionale in Calabria (vertice costituito da Cosimo Damiano Gallace dimorante a Guardavalle, rifornimenti periodici in Calabria, consumazione di numerosi reati in Calabria), ragione per cui la competenza territoriale spetta al Tribunale di Catanzaro. Inoltre la connessione fra i due procedimenti non può operare a fini di attribuzione della competenza perché solo alcuni soggetti sono comuni e il criterio richiede che il disegno criminoso faccia capo a tutti i soggetti coinvolti. Conseguentemente il ricorso è respinto e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali; confermato il provvedimento cautelare.

Norme richiamate

  • art. 8 cod. proc. pen.

    Richiamato tra le norme contestate dal ricorrente; il giudice valuta i criteri di competenza territoriale complessivamente alla luce delle norme richiamate.

  • art. 9, comma 1, cod. proc. pen.

    "luogo in cui è avvenuta una parte dell'azione o dell'omissione"

    Indicato come criterio sussidiario per individuare la competenza quando non è possibile stabilire il centro direttivo; nella sentenza è richiamato ma non è stato necessario applicarlo poiché il centro direttivo è stato individuato in Calabria.

  • art. 12, comma 1, lett. b) e lett. c) cod. proc. pen.

    Richiamato per valutare i criteri di connessione e continuazione: il giudice sottolinea che il criterio di cui alla lett. b) presuppone che il disegno criminoso faccia capo a tutti i soggetti coinvolti, condizione qui non verificata.

  • art. 16 cod. proc. pen.

    Richiamato tra le norme invocate; la pronuncia valuta la competenza territoriale secondo i criteri di legge senza ritenere violata la norma.

  • art. 51, comma 3-bis cod. proc. pen.

    Citato in relazione al principio che la competenza per reati associativi può attrarre anche i reati connessi; la Corte applica la giurisprudenza ma conclude che l'associazione contestata non coincide con quella milanese, quindi il principio non determina il trasferimento di competenza.

  • art. 94, comma 1-ter disp. att. cod. proc. pen.

    Norma procedurale richiamata per gli adempimenti di cancelleria conseguenti alla decisione di rigetto.

  • Giurisprudenza: Sez. 1, n. 16123 del 16/11/2018 (Rv. 276391)

    Richiamata per il principio secondo cui la competenza per reati associativi può attrarre reati connessi; comunque applicata nel contesto valutativo della Corte.

  • Giurisprudenza: Sez. 3, n. 38009 del 10/05/2019 (Rv. 278166)

    Citando la precedente giurisprudenza, la Corte ribadisce che rileva il luogo della sede della base da cui si programmano e dirigono le attività criminose, non solo il luogo di commissione dei singoli reati.

  • Giurisprudenza: Sez. 6, n. 4118 del 10/01/2018 (Rv. 2721852)

    Ulteriore pronuncia che conferma l'orientamento sull'individuazione del centro direttivo come criterio principale per la competenza.

  • Giurisprudenza: Sez. U., n. 53390 del 26/10/2017 (G., Rv. 271223)

    Richiamata in ordine al principio secondo cui il criterio di connessione richiede uniformità del disegno criminoso fra i soggetti; la Corte applica tale principio per escludere la connessione attributiva della competenza.

  • Giurisprudenza: Sez. 2, n. 57927 del 20/11/2018 (Bianco, Rv. 275519)

    Richiamata per consolidare il principio che la connessione non può essere applicata se non sussistono i presupposti soggettivi richiesti dalla norma.

Massime di principio

  • La competenza per i reati associativi si determina prioritariamente sul luogo in cui si svolgono programmazione, ideazione e direzione del sodalizio (centro decisionale), non solo sul luogo di consumazione dei singoli reati-fine.
  • La mera sovrapposizione di alcuni soggetti tra due indagini non è sufficiente per qualificare le due associazioni come identiche: è necessario dimostrare l'identità del disegno criminoso e del centro direttivo.
  • Il criterio della connessione/continuazione può attrarre la competenza solo se il vincolo criminoso riguarda tutti i soggetti coinvolti; se solo una parte è comune, il criterio non opera.
  • Se non è possibile individuare il centro direttivo, si può fare ricorso all'art. 9 c.p.p. (luogo in cui è avvenuta una parte dell'azione) come criterio sussidiario, ma la prova del centro decisionale prevale quando disponibile.
  • In sede di impugnazione di misure cautelari, chi eccepisce l'incompetenza territoriale deve fornire elementi probatori convincente che colleghino l'intera organizzazione al diverso foro; argomentazioni basate su analogie tecniche o su singole partecipazioni risultano spesso insufficienti.

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